Il 21,4% degli studenti italiani quindicenni non raggiunge il livello minimo di competenza in lettura. Prima di chiedersi come insegnare a interpretare un romanzo, i dati OCSE PISA 2022 obbligano a chiedersi se la trama la stiano capendo davvero tutti.
Una proposta ambiziosa per la scuola secondaria
Sulla testata Orizzonte Scuola il professor Enzo Coppola propone un'educazione letteraria che vada oltre la trama. Il romanzo diventa laboratorio di memoria, identità, pensiero critico e cittadinanza. Il caso di studio è il suo stesso libro, Lillo di Tunisia, letto come occasione interdisciplinare per affrontare emigrazione, guerra, prigionia e ritorno. L'idea è ambiziosa: superare la lettura ridotta a riassunto, personaggi e sequenze, e trasformare il romanzo in un'esperienza di conoscenza. Una posizione che molti docenti di italiano condividono sul piano teorico, e che tocca anche il nodo della formazione alla cittadinanza di studenti sempre più lontani dalla politica ma attivi sul territorio.
Dove parte davvero la scuola italiana secondo PISA
I dati OCSE PISA 2022 pubblicati da INVALSI raccontano un punto di partenza molto meno uniforme. In Italia il 21,4% dei quindicenni si colloca sotto il Livello 2 in lettura, soglia che l'OCSE considera il minimo per comprendere un testo scritto semplice. La media OCSE è del 26,3%, quindi il dato nazionale è migliore di quello internazionale, ma il quadro interno è spaccato.
La disaggregazione per tipo di scuola mostra 514 punti nei licei, 461 negli istituti tecnici, 408 negli istituti professionali e nella formazione professionale. Fra licei e professionali ci sono 106 punti di distanza, oltre un livello intero di competenza. Nei licei il 90% degli studenti raggiunge almeno il Livello 2 in lettura; negli istituti professionali solo il 52%. Il divario geografico è altrettanto netto: 505 punti nel Nord Est, 503 nel Nord Ovest, 485 al Centro, 449 al Sud, 456 nelle Isole. Al Mezzogiorno circa 3 studenti su 10 non arrivano alla soglia minima.
Il divario cresce guardando le eccellenze. Solo il 5% degli studenti italiani raggiunge il Livello 5 o superiore in lettura, contro il 7,2% della media OCSE, e nei licei del Nord i top performer sono molti di più che nei professionali del Sud. Il voto nazionale medio di 482 punti, sopra la media OCSE di 476, nasconde una distribuzione in cui un pezzo rilevante della popolazione scolastica siede sotto la riga di galleggiamento.
La lettura come pratica a due velocità
Il discorso sulla lettura come esperienza interpretativa presuppone studenti che abbiano già varcato il Livello 2. Nel liceo il presupposto regge; nel resto del secondo ciclo molto meno. Per oltre metà degli studenti degli istituti professionali, insegnare a leggere oltre la trama vuol dire prima insegnare a ricostruire la trama con sicurezza. L'educazione letteraria interpretativa, come la descrive l'articolo di Orizzonte Scuola, finisce così per essere una pratica a due velocità: funziona dove la base esiste, resta programmatica dove la base manca.
Non è un argomento contro l'approccio. È un argomento per non confonderlo con un metodo universale. La proposta del romanzo come laboratorio di memoria e cittadinanza serve a formare docenti nei contesti in cui gli studenti possono permettersi la domanda interpretativa. Nei contesti più fragili serve un'altra priorità, meno affascinante ma più urgente, che riguarda il recupero di competenze di base. E riguarda anche le condizioni materiali in cui quei docenti lavorano, come mostra ad esempio la cronaca di Alcamo, dove due bidelli dell'ITET Caruso sono stati picchiati da due ragazzi o dove il taglio al personale ATA nelle superiori ha riaperto il tema delle risorse.
La domanda che chiude l'editoriale di Coppola, cosa accade quando la storia di una persona diventa significativa per chi non l'ha conosciuta, è una domanda per lettori che leggono. In Italia 1 quindicenne su 5 ancora non lo è, e nei professionali il rapporto è vicino a 1 su 2. Qualsiasi politica scolastica che voglia davvero cambiare l'educazione letteraria deve prima lavorare su questo pavimento, soprattutto nei territori e nelle filiere dove il pavimento manca.