Il decreto attuativo del buono scuola nazionale è alle ultime tappe: dopo il visto del MEF passerà alla Corte dei conti, con pubblicazione attesa entro la fine dell'anno scolastico in corso. Sul piatto ci sono 20 milioni di euro stanziati dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) in Gazzetta Ufficiale.
La cornice della misura
La manovra destina il fondo a un voucher fino a 1.500 euro per studente. I requisiti: ISEE familiare non superiore a 30.000 euro e iscrizione a una scuola paritaria della secondaria di primo grado o del primo biennio della secondaria di secondo grado. L'importo varia in scaglioni inversamente proporzionali al reddito, in modo da concentrarsi sulle famiglie più fragili.
Il meccanismo di erogazione segue il modello già rodato del bonus nido: rimborso diretto alla famiglia, presentando una certificazione di spesa rilasciata dalla scuola. Non è un taglio sulla retta a monte, ma un ristoro a posteriori.
L'aritmetica del fondo: 20 milioni divisi come?
Con 20 milioni e un tetto di 1.500 euro per richiesta, il fondo basta per coprire al massimo 13.333 studenti al pieno importo. Le stesse associazioni promotrici stimano che servano circa 25.000 domande per esaurire la dotazione: significa un assegno medio sui 800 euro, ben sotto la cifra che ha fatto da titolo nei mesi scorsi.
La platea potenziale è molto più ampia. I dati ufficiali del MIM contenuti nel Focus avvio anno scolastico 2023/2024 con appendice paritarie indicano per il 2022/2023 circa 70.000 studenti nelle medie paritarie e oltre 115.000 nella secondaria di secondo grado paritaria. I due anni del biennio interessati dal voucher valgono in proporzione poco meno della metà di quel totale, intorno ai 46.000. Sommando i segmenti coperti si arriva oltre 115.000 studenti potenzialmente idonei sul piano del grado scolastico, prima ancora di applicare il filtro ISEE.
Anche assumendo che meno della metà di questi nuclei rientri sotto i 30.000 euro di ISEE, la platea effettiva resta più ampia della copertura massima del fondo. La diretta conseguenza è che gli importi medi pro capite si comprimono ben sotto il tetto pubblicizzato, oppure che molte domande resteranno fuori per esaurimento risorse.
Quanto copre davvero della retta annuale
Il parametro ministeriale del costo medio studente per le paritarie 2024/2025 segna 7.649 euro per le medie e 7.500 euro per le superiori. Le rette effettive a carico delle famiglie sono mediamente più contenute (gli istituti coprono parte dei costi con contributi e attività proprie), ma si attestano comunque tra i 4.000 e i 6.000 euro annui per medie e biennio superiore.
Un assegno medio da 800 euro vale circa il 13-15 per cento della retta annua. Per dare ulteriore profondità al dato: nel solo a.s. 2024/2025 le rette delle medie paritarie sono salite in media di 448 euro, quelle del secondo grado di 370. In molti casi il bonus equivale a poco più della somma degli aumenti degli ultimi due anni, non a un sollievo strutturale sulla spesa familiare. Una dinamica che gli osservatori del comparto seguono con la stessa attenzione dedicata a temi come INVALSI e Indicazioni nazionali, oggi al centro dello sciopero nazionale della scuola del 7 maggio.
Cosa devono fare le famiglie e i tempi reali
Per accedere al voucher servirà la certificazione di spesa rilasciata dalla scuola. La finestra di richiesta cadrà presumibilmente a ridosso dell'estate, con segreterie operative ridotte: il primo ostacolo pratico riguarderà la tempistica della documentazione, non i requisiti reddituali. La modulazione degli scaglioni, ancora tutta da definire nel decreto, è l'altro nodo: chi ha un ISEE prossimo ai 30.000 euro rischia di ricevere importi molto contenuti, anche sotto i 500 euro.
Il decreto sta seguendo lo stesso percorso lento già visto su altre misure scolastiche varate per via amministrativa, come le proposte per l'elenco nazionale degli idonei e le assunzioni discusse in queste settimane. Le associazioni delle paritarie puntano su un numero alto di domande proprio per dimostrare al Parlamento che la platea esiste e che il fondo va consolidato negli anni successivi, mentre sul fronte sindacale i Cobas Scuola chiedono mobilitazione su altre priorità.
Senza un rifinanziamento strutturale già dalla prossima manovra, il bonus resterà più simbolico che incidente sui bilanci familiari: utile come precedente politico, marginale sui costi reali della scelta educativa.