Sette mila euro di risarcimento, più spese mediche e legali. Il Ministero dell'Istruzione paga per il bullismo subito da un bambino cardiopatico tra i 6 e i 9 anni in una primaria di Imola, dal 2016 al 2019. La sentenza della Corte d'Appello di Bologna porta la data del 25 giugno 2026 e sposta un punto centrale della giurisprudenza scolastica: quando l'alunno è fragile, la vigilanza ordinaria non basta.
La Corte d'Appello ribalta il primo grado
La seconda sezione civile della Corte d'Appello di Bologna, presieduta dalla magistrata Maria Cristina Salvadori, ha riconosciuto la responsabilità dell'istituto e, in solido, del Ministero. In primo grado gli episodi erano stati ridotti a "dispetti e litigi tra bambini vivaci": offese ripetute, spintoni e, in almeno un'occasione, un calcio sferrato all'inguine. La famiglia, assistita dall'avvocata Azzurra Sposato, aveva segnalato la situazione più volte alla dirigenza. Le aggressioni si sono interrotte solo con il lockdown e, l'anno successivo, con lo spostamento del compagno responsabile in un'altra classe. Per quasi tre anni le richieste dei genitori non avevano prodotto interventi efficaci. Il risarcimento copre i danni morali e fisici subiti dal bambino, le spese mediche affrontate dalla famiglia e i costi legali maturati nei due gradi di giudizio.
Il dovere di "protezione speciale" e cosa cambia per i docenti
Il bambino aveva subito interventi di cardiochirurgia e l'istituto era informato della patologia. Per i giudici di Bologna quella consapevolezza imponeva un dovere di vigilanza qualitativamente diverso da quello ordinario previsto dall'articolo 2048 del codice civile. Per gli alunni con fragilità documentate servono protocolli scritti, monitoraggio individualizzato e intervento immediato a ogni segnalazione. La responsabilità contrattuale dell'istituto, ricondotta al rapporto di iscrizione, si estende a ogni episodio che metta a rischio l'integrità psicofisica dell'alunno vulnerabile. Per i dirigenti scolastici significa rivedere i piani di gestione delle classi che includono alunni con bisogni educativi speciali, patologie croniche o disabilità motorie e cognitive. Una mancata risposta non è più archiviabile come ritardo organizzativo: diventa inadempimento contrattuale risarcibile, e la giurisprudenza userà ora il caso di Imola come precedente.
I numeri ISTAT dietro la sentenza
Il caso di Imola non è isolato. Secondo i dati ISTAT 2023 su bullismo e cyberbullismo tra i ragazzi, l'11% degli 11-19enni ha subito minacce o aggressioni fisiche almeno una volta negli ultimi dodici mesi. Il 21% riferisce vessazioni continue, con cadenza più che mensile. Tra gli 11-13enni la quota di vittime ripetute sale al 23,7%, il valore più alto dell'intera fascia adolescenziale. Le offese e gli insulti hanno toccato il 55,7% del campione, 39.214 ragazzi rappresentativi di 5,1 milioni di residenti in Italia. Sono numeri che misurano la superficie di rischio sotto cui le scuole operano ogni giorno. Per chi entra ora in cattedra, come i 17.209 idonei del concorso PNRR 2 per la scuola primaria, la sentenza chiarisce un punto operativo: ogni segnalazione che riguardi un alunno fragile va trattata come allerta, con risposta tracciata e proporzionata. Un compito che si aggiunge alle nuove sfide della professione, dalla gestione del conflitto in classe alle riflessioni di Giannelli sull'intelligenza artificiale a scuola.
Cosa succede ora nelle altre scuole
Per la famiglia, a nove anni dai primi episodi, il risarcimento è modesto ma porta un valore di principio. Per il Ministero, sette mila euro non pesano sui bilanci, ma la sentenza apre la porta a contenziosi analoghi in tutta Italia: dove c'è documentazione clinica dell'alunno, segnalazione formale della famiglia e inerzia dell'istituto, la responsabilità contrattuale scatta. Le primarie con un numero elevato di alunni con patologie certificate o disabilità sono le prime destinatarie del messaggio. Il prossimo dirigente che riceverà una lettera firmata dai genitori di un alunno fragile sa esattamente cosa rischia se la archivia senza azione.