Settantaquattromila euro a un docente di religione di Reggio Emilia per vent'anni di supplenze ininterrotte: la somma, addebitata al ministero dell'Istruzione, arriva quaranta giorni dopo la sentenza con cui la Corte di giustizia europea ha bocciato il sistema italiano dei contratti a termine nella scuola. E non è un episodio isolato. Sempre a Reggio Emilia, la Cisl ha appena depositato un ricorso collettivo per 156 lavoratori ATA e ha sei contenziosi avanzati per altri docenti di religione.
Reggio Emilia, 74.000 e 42.700 euro a due docenti di religione
Il docente al centro del caso ha lavorato per due decenni con contratti annuali nelle scuole pubbliche, in attesa di concorsi mai banditi. A fianco della cifra principale corrono interessi e rivalutazione monetaria, calcolati sull'intero periodo. Un secondo collega, sempre insegnante di religione cattolica, ha ottenuto 42.700 euro per una situazione analoga. La Cisl Emilia Centrale, che ha assistito entrambi, parla di una delle condanne economiche più rilevanti ottenute negli ultimi anni in materia di abuso dei contratti a termine.
Accanto a questi due casi, lo stesso sindacato ha depositato un ricorso pilota a cui hanno aderito 156 collaboratori e assistenti ATA della provincia reggiana. Altri sei contenziosi su docenti di religione sono in fase avanzata. La giurisprudenza, dicono i legali, si sta estendendo a docenti di ogni disciplina che abbiano superato i 36 mesi di servizio nei ruoli precari.
La svolta arriva da Lussemburgo, non dai tribunali italiani
Il 13 maggio 2026 la Decima Sezione della Corte di giustizia dell'Unione europea ha condannato l'Italia nella causa C-155/25, su procedura di infrazione avviata dalla Commissione. L'oggetto: la normativa italiana sulle supplenze del personale ATA viola la clausola 5 dell'accordo quadro allegato alla Direttiva 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato. Lo Stato non ha fissato né una durata massima dei rapporti a termine né un limite al numero di rinnovi, e i concorsi sono stati banditi in modo puntuale e imprevedibile, non come misura strutturale di prevenzione.
La sentenza C-155/25 della Corte di giustizia UE (EU:C:2026:405) produce effetti diretti sui giudizi italiani pendenti: gli avvocati la usano come precedente vincolante per dimostrare l'abuso. È per questo che, da maggio in poi, le condanne del ministero si stanno moltiplicando. La Cassazione era già arrivata a 51 pronunce contro l'abuso dei contratti a termine per i soli insegnanti di religione, e l'orientamento ora si applica a tutto il personale scolastico precario oltre i 36 mesi.
Quanto vale un ricorso: la scala da 4 a 24 mensilità
La forbice dell'indennità riconosciuta dai giudici va da 4 a 24 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, secondo la giurisprudenza consolidata della Cassazione. I 74.000 euro del docente reggiano si collocano in cima alla scala, su una base di vent'anni di anzianità, più interessi legali e rivalutazione monetaria sull'intero periodo. I 42.700 euro del secondo collega riflettono un'anzianità inferiore o un coefficiente intermedio applicato dal giudice.
Per attivare la richiesta servono due condizioni: aver superato i 36 mesi di servizio cumulati su contratti a termine nella scuola pubblica e dimostrare che lo Stato non abbia attivato in tempo le procedure di stabilizzazione, dai concorsi alle immissioni in ruolo. I 156 ATA reggiani che hanno aderito al ricorso pilota della Cisl rientrano tutti in questa fascia, e altre province stanno preparando azioni analoghe. Per il quadro operativo aggiornato su scadenze e proroghe dei contratti, è utile la guida sulle supplenze dopo il 30 aprile.
Il governo è ora chiamato a intervenire sul reclutamento scolastico con una riforma strutturale, ma l'iter parlamentare richiederà mesi. Nel frattempo, chi ha più di tre anni di servizio precario può chiedere l'indennizzo davanti al giudice del lavoro: a Reggio Emilia hanno già dimostrato che il ministero, in mancanza di una norma nuova, continuerà a pagare caso per caso.