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55mila scuole senza condizionatori: il caso del bambino svenuto in Veneto

Bambino svenuto in Veneto durante la recita: i dati MIM contano 4.457 scuole climatizzate su 60mila. La mappa regionale dell'edilizia scolastica.

Un bambino di nove anni è svenuto durante le prove della recita scolastica in una palestra a oltre 35 gradi, nella prima settimana di giugno, in una scuola della terraferma veneziana. La diagnosi del pronto soccorso parla di collasso da caldo. Il caso, riportato dal Corriere del Veneto, non è un'eccezione statistica: gli ultimi dati dell'anagrafe ministeriale fotografano un patrimonio edilizio impreparato all'estate climatica che si è ormai consolidata.

Una scuola su quattordici ha l'aria condizionata

Gli Open Data dell'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica del MIM, aggiornati all'anno scolastico 2024-2025, contano 4.457 edifici scolastici climatizzati su circa 60mila. In percentuale fa 7,42%: poco più di una scuola su quattordici. Le restanti 55.500 affrontano i mesi più caldi con ventilatori, tende e finestre aperte. Nessuna norma fissa una temperatura massima nelle aule didattiche, a differenza di quanto previsto dal Testo Unico sulla sicurezza per i luoghi di lavoro.

La distribuzione regionale racconta un'Italia spaccata. Le Marche guidano con il 26,4% di istituti attrezzati, seguite dalla Sardegna al 15,7%. Il Veneto, dove si è verificato il caso del bambino svenuto, si attesta poco sopra la media nazionale ma resta sotto il 10%: oltre nove scuole su dieci, nella regione, sono senza climatizzazione attiva. La Lombardia, che concentra il maggior numero di studenti del Nord, si ferma al 6,4%. Calabria e Liguria condividono il 6,6%.

Le palestre sono spesso le strutture più critiche del patrimonio edilizio. Lucernari sul tetto, vetrate ampie, nessuna ombreggiatura: nelle ore centrali della giornata il termometro supera facilmente i 35 gradi, esattamente la condizione descritta dai docenti che assistevano il bambino veneto.

Il piano da 3,7 miliardi che ancora non c'è

Il Coordinamento nazionale docenti dei Diritti Umani ha quantificato il costo dell'adeguamento: 3,7 miliardi di euro spalmati su cinque anni, ovvero 740 milioni all'anno. La stima è di 100mila euro per edificio sulle circa 37mila scuole statali ancora sprovviste. Il pacchetto comprende pompe di calore, adeguamento delle reti elettriche, schermature solari e impianti fotovoltaici per non scaricare i nuovi consumi sulle bollette degli istituti.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha investito molto sull'edilizia scolastica, ma con una bussola diversa: messa in sicurezza antisismica, prevenzione antincendio, asili nido, nuove costruzioni. La climatizzazione degli edifici esistenti non figura tra le voci del PNRR scuola e nessuna riga del bilancio statale ha finora colmato il gap. Mentre il concorso PNRR per docenti dell'infanzia e primaria sta riempiendo le aule di nuovi insegnanti, le aule stesse restano forni nei mesi di transizione.

Calendario scolastico contro il clima reale

Il dibattito sull'estensione del calendario scolastico nei mesi estivi, rilanciato anche dal ministro Valditara, incontra qui un'obiezione strutturale concreta. Le ondate di calore del giugno 2026 hanno già causato malori tra studenti e maturandi in più regioni. I pediatri ricordano che i bambini in fase di crescita rapida figurano tra i soggetti più vulnerabili ai colpi di calore, e gli edifici che non reggono giugno non potranno reggere luglio e agosto.

Per le famiglie la conseguenza pratica è duplice. Non esiste uno strumento immediato per imporre la chiusura anticipata della scuola in caso di emergenza termica, salvo l'iniziativa autonoma del dirigente scolastico. Non esiste un obbligo ministeriale di temperatura massima nelle classi. Il caldo nelle scuole resta quindi una variabile che si scarica per intero sulle decisioni dei singoli istituti e sull'autoregolazione dei bambini.

Senza una voce dedicata nel prossimo bilancio dello Stato, l'estate 2027 troverà le stesse 55.500 scuole con ventilatori e termometri oltre i 35 gradi nelle palestre. La differenza, oggi, la fanno i singoli istituti che acquistano condizionatori con i fondi per il funzionamento, una toppa che il sistema non può reggere a regime.

Pubblicato il: 26 giugno 2026 alle ore 08:42