Un microsensore wireless senza batteria, grande come una pillola, dentro il blister del cortisone. Lo hanno sviluppato l'Università di Tor Vergata e lo spinoff Radio6ense e lo hanno presentato all'Aquila alla XXVI Riunione Nazionale di Elettromagnetismo.
Un chip che si accende con un fascio di energia
Il dispositivo misura umidità, luce e temperatura all'interno della confezione. Non ha batteria: si attiva quando un lettore esterno lo illumina con un fascio di radiofrequenza, la stessa logica dei microchip antitaccheggio dei negozi di abbigliamento sportivo. La tecnologia è già in test presso alcuni grandi produttori internazionali di farmaci nella catena di produzione e nei trasporti.
Il problema che risolve è concreto. "Ogni farmaco ha delle sue necessità specifiche di conservazione, ed è per questo, ad esempio, che il cortisone ha dei blister con un doppio foglio di alluminio mentre altri sono in un contenitore in pvc, più facile da aprire", ha spiegato all'ANSA Cecilia Occhiuzzi, docente di Tor Vergata e CEO di Radio6ense. Umidità, luce e temperatura sopra soglia possono rendere inefficace il principio attivo, ma finora non c'era modo di sapere cosa era successo davvero al singolo blister.
Trentacinque miliardi che ogni anno finiscono nel lotto distrutto
Il numero che spiega perché una tecnologia del genere interessa i grandi produttori arriva dall'IQVIA Institute for Human Data Science: l'industria farmaceutica globale perde circa 35 miliardi di dollari all'anno per escursioni termiche in catena del freddo. Non è uno spreco unico, sono lotti distrutti, sperimentazioni cliniche compromesse, farmaci che arrivano ma sono già inefficaci. L'Organizzazione mondiale della sanità stima da anni che circa il 25% dei vaccini raggiunga la destinazione con efficacia degradata a causa di temperature fuori parametro durante il trasporto.
La logica di oggi è quella descritta da Occhiuzzi: se una cella frigo ha un malfunzionamento durante il tragitto, non si sa quali confezioni siano state effettivamente compromesse, quindi in via prudenziale si distrugge l'intero lotto. Un microsensore integrato nel blister sposta la decisione da statistica a puntuale: si eliminano solo le confezioni che hanno davvero visto una temperatura sbagliata, il resto continua la sua strada. Il vantaggio non è marginale in un mercato in cui una singola dose di farmaco specialistico può valere migliaia di euro.
Radio6ense arriva a questa tecnologia dopo dodici anni di lavoro sul wireless passivo. È uno spinoff dell'Università di Tor Vergata fondato nel 2013, con sede a Roma, che ha portato la stessa logica RFID dal fashion e dall'industria manifatturiera al pharma, con un kit di valutazione dedicato ai produttori di farmaci.
Dallo stabilimento al frigo di casa
L'evoluzione naturale, secondo chi ha sviluppato il sistema, è portare gli stessi sensori dentro le confezioni che gli utenti aprono a casa. "Possiamo immaginare di poter verificare con lo smartphone se ad esempio il collirio o il cortisone che abbiamo aperto e che devono essere conservati in frigo e al buio abbiano avuto una conservazione corretta e dunque siano ancora utilizzabili", ha detto Occhiuzzi. Molte terapie sensibili al freddo, dagli antibiotici pediatrici ricostituiti agli insulinici, dipendono da un frigo domestico che nessuno certifica.
La presentazione è avvenuta durante la XXVI Riunione Nazionale di Elettromagnetismo dell'Università dell'Aquila (6-9 settembre 2026), che ha portato in città oltre 150 ricercatori italiani del settore. È lo stesso perimetro industriale che sta contribuendo alle prime 68 stazioni dello Ska Observatory e che ingegnerizza fagi M13 per portare farmaci oltre la barriera del cervello.
Se i test presso i grandi produttori chiuderanno con dati economici positivi, il passo successivo sarà scrivere lo standard. Chi entra prima in questa nicchia, dai chip ai lettori, deciderà quanto pesa in bolletta un blister italiano: una scelta industriale, non solo di ricerca, che si intreccia con il vuoto italiano di regole sulla safety dell'IA e con la capacità del paese di trasformare i propri deep-tech in filiera.