La primavera artica 2026 alle Svalbard ha portato temperature fino a 12 gradi sopra la media stagionale, pioggia intermittente per 18 giorni e una fusione della neve che di norma si vede solo in piena estate. I dati arrivano dal progetto europeo Liquidice, coordinato dall'Istituto di scienze polari del Cnr, e collocano l'arcipelago al centro della zona di riscaldamento più rapido del pianeta.
Aprile sopra zero per due settimane consecutive
Nel periodo aprile-maggio le temperature alle Svalbard oscillano normalmente fra i -10 e i -15°C. Quest'anno sono rimaste sopra lo zero per quasi due settimane, con piogge che hanno saturato i primi 15-20 centimetri dello strato basale del manto nevoso. Il risultato sono spessi strati di ghiaccio al suolo che bloccano l'accesso al cibo per le renne, riferisce Federico Scoto, ricercatore del Cnr-Isp e membro del progetto.
Anche il mare mostra anomalie marcate. Francesco Paladini del Cnr-Isp segnala un afflusso significativo di acqua atlantica nei fiordi, con temperature superficiali oltre i 3°C contro una media stagionale di circa 0, -0,5°C. Nel sud dell'arcipelago, venti persistenti hanno compattato il ghiaccio marino lungo la costa, rendendo via mare inaccessibili siti di studio e basi di ricerca. Sulla terraferma, torrenti e canali superficiali di acqua di fusione si sono attivati con anticipo: fenomeni che si osservano di solito a stagione estiva inoltrata e che modificano la dinamica idrologica dei ghiacciai già in primavera.
Svalbard, la frontiera del riscaldamento globale
Le Svalbard si scaldano fra le cinque e le sette volte più della media globale, e il Mare di Barents, immediatamente a sud, detiene il record documentato di riscaldamento più rapido del pianeta: fino a 2,7°C per decennio su base annua. L'intero Artico, dal 1979, si è scaldato quasi quattro volte più rapidamente del resto del globo, un rapporto che la letteratura più recente attribuisce alla perdita di albedo da scioglimento del ghiaccio marino e all'apporto di calore atlantico verso nord. Il meccanismo è a feedback positivo: quando il ghiaccio marino scompare la superficie dell'oceano diventa scura e assorbe la radiazione solare invece di rifletterla, alimentando un ulteriore riscaldamento che a sua volta accelera la fusione.
I dati di Copernicus confermano la traiettoria: ad aprile 2026 l'estensione del ghiaccio marino artico è risultata la seconda più bassa di sempre nel record satellitare di 48 anni, dietro solo al 2019. Il Bollettino climatico Copernicus aggiorna mensilmente la serie storica. L'estate 2024 era stata già l'anno più caldo mai registrato per Svalbard, con anomalie ad agosto fuori dalla variabilità climatica osservata fino a quel momento, e la primavera 2026 segue lo stesso copione.
Italia e ricerca polare: un milione di euro l'anno
La rete italiana che osserva il riscaldamento delle Svalbard si regge su finanziamenti modesti. Il Programma di Ricerche in Artico del MUR orchestra l'attività della comunità scientifica italiana sulla criosfera con uno stanziamento annuo di circa un milione di euro, distribuito tra bandi competitivi, basi logistiche e campagne di misura. Il progetto Liquidice e un'iniziativa europea che si appoggia alla stazione di Ny-Alesund e all'Istituto di scienze polari del Cnr; le università pubbliche italiane partecipano alle campagne con personale strutturato e dottorandi, in una collaborazione multidisciplinare che mette insieme glaciologi, oceanografi e meteorologi.
L'attività polare italiana si intreccia con il dibattito europeo sui finanziamenti per l'agenzia di qualità dell'istruzione superiore e con le strategie regionali per potenziare l'istruzione superiore in altre aree del mondo, perchè la formazione di nuovi ricercatori polari dipende dalla qualità e dai mezzi dei sistemi accademici di partenza. Iniziative come Manifest Global di Cialfo, Explore e Kaaiser indicano canali nuovi per la mobilità studentesca verso programmi di ricerca avanzati, comprese le scienze della criosfera.
Le misure di Liquidice sulla primavera 2026 saranno integrate negli archivi del Programma di Ricerche in Artico nei prossimi mesi. La stazione automatica del Cnr-Isp a Ny-Alesund registra neve, pioggia e temperatura ogni ora, in vista della prossima campagna sul campo prevista in estate, quando i ricercatori potranno valutare se la fusione anticipata della neve si tradurrà in un bilancio di massa ulteriormente negativo per i ghiacciai dell'arcipelago.