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Precari INAF, l'appello disperato al governo: «560 ricercatori senza futuro, i fondi promessi non ci sono»

Ricercatori e tecnologi dell'Istituto Nazionale di Astrofisica scrivono a Meloni: il finanziamento da 6,5 milioni per la stabilizzazione è svanito dalla Legge di Bilancio. Il precariato supera il 40% dell'organico

* L'appello a Palazzo Chigi * I numeri di un precariato fuori controllo * La promessa tradita: 6,5 milioni evaporati * Un emendamento svuotato di senso * Il contesto della ricerca pubblica italiana

L'appello a Palazzo Chigi {#lappello-a-palazzo-chigi}

Una lettera indirizzata direttamente a Giorgia Meloni. Non un comunicato sindacale, non una nota burocratica, ma un appello in piena regola, firmato dai ricercatori e tecnologi precari dell'INAF, l'Istituto Nazionale di Astrofisica. Persone che studiano le galassie più remote dell'universo e che, paradossalmente, non riescono a vedere il proprio futuro professionale oltre i prossimi mesi.

La richiesta è semplice nella sua drammaticità: che il governo mantenga gli impegni assunti. Perché quei 6,5 milioni di euro che il Ministero dell'Università e della Ricerca aveva promesso per avviare un piano di stabilizzazione non si sono mai materializzati nella Legge di Bilancio. O meglio, sono comparsi in una forma talmente rimaneggiata da risultare, di fatto, inutilizzabili.

I numeri di un precariato fuori controllo {#i-numeri-di-un-precariato-fuori-controllo}

I dati parlano con una chiarezza che non ammette interpretazioni. All'interno dell'INAF, il precariato supera il 40% dell'organico complessivo. Sono circa 560 tra ricercatori e tecnologi a lavorare con contratti a termine, assegni di ricerca, borse, collaborazioni a progetto. Figure professionali altamente specializzate, spesso con anni di esperienza alle spalle, che mandano avanti osservatori, laboratori, progetti internazionali.

Non si tratta di giovani alle prime armi che stanno completando un percorso formativo. Molti di loro hanno superato i quarant'anni, hanno pubblicazioni su riviste di primo livello, partecipano a missioni spaziali coordinate dall'ESA e dalla NASA. Eppure restano inchiodati a una condizione di instabilità che, oltre a penalizzare le singole vite, mina la capacità stessa dell'ente di programmare la propria attività scientifica sul medio e lungo periodo.

Stando a quanto emerge dalle testimonianze raccolte, diversi ricercatori precari INAF hanno già ricevuto offerte da istituzioni straniere. La fuga di competenze non è più un rischio teorico: è una realtà quotidiana.

La promessa tradita: 6,5 milioni evaporati {#la-promessa-tradita-65-milioni-evaporati}

La vicenda ha contorni che oscillano tra il kafkiano e il grottesco. Nel corso delle trattative per la Legge di Bilancio, il Ministero dell'Università e della Ricerca aveva individuato un percorso preciso: stanziare 6,5 milioni di euro destinati specificamente alla stabilizzazione del personale precario dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. Un importo che, va detto, non avrebbe certo risolto il problema nella sua interezza, ma avrebbe rappresentato un primo passo concreto, un segnale politico inequivocabile.

L'impegno era stato comunicato ai vertici dell'ente e, attraverso di loro, ai lavoratori. Per settimane, la comunità scientifica dell'INAF ha creduto che qualcosa si stesse finalmente muovendo. Poi il meccanismo parlamentare ha fatto il suo corso, e con esso sono arrivate le delusioni.

Il tema della stabilizzazione del personale di ricerca non è peraltro una questione isolata. Proprio di recente, il governo ha stanziato risorse significative per Un Nuovo Inizio per la Ricerca Universitaria: 37,5 Milioni di Euro per il Contratto di Ricerca 2025, segno che la consapevolezza del problema esiste. Ma per gli enti pubblici di ricerca come l'INAF, le risposte tardano ad arrivare.

Un emendamento svuotato di senso {#un-emendamento-svuotato-di-senso}

Ecco cosa è successo. L'emendamento alla Legge di Bilancio che avrebbe dovuto veicolare lo stanziamento è stato modificato durante l'iter parlamentare fino a perdere la propria efficacia. Le fonti interpellate descrivono un testo finale che, pur mantenendo un generico riferimento alla questione del personale degli enti di ricerca, non contiene più i vincoli di destinazione né le cifre necessarie a tradursi in assunzioni reali.

In sostanza, la norma c'è ma non funziona. Una situazione che i precari INAF definiscono senza mezzi termini "una beffa". Come sottolineato dai firmatari dell'appello, non si chiede un privilegio, ma il rispetto di un impegno preso pubblicamente. E si chiede soprattutto che il governo intervenga con un provvedimento correttivo, prima che la finestra temporale per le stabilizzazioni si chiuda definitivamente.

Va ricordato che le procedure di stabilizzazione negli enti pubblici sono regolate da norme precise, in particolare dal decreto legislativo 75/2017 (la cosiddetta _riforma Madia_), che prevede requisiti specifici di anzianità di servizio e modalità selettive. Molti dei 560 precari dell'INAF possiedono già questi requisiti. Quello che manca sono esclusivamente le risorse finanziarie.

Il contesto della ricerca pubblica italiana {#il-contesto-della-ricerca-pubblica-italiana}

La vicenda dell'Istituto Nazionale di Astrofisica non è un caso isolato, ma il sintomo più acuto di una patologia cronica che attraversa l'intero sistema della ricerca pubblica italiana. Il precariato negli enti vigilati dal MUR, dal CNR all'INGV, dall'INFN all'ISPRA, presenta percentuali allarmanti, anche se l'INAF detiene un primato poco invidiabile con quel 40% abbondante.

L'Italia investe in ricerca e sviluppo circa l'1,3% del PIL, ben al di sotto della media europea (circa il 2,2%) e lontanissima dall'obiettivo del 3% fissato dalla strategia di Lisbona ormai più di vent'anni fa. In questo quadro, la scelta di non stabilizzare personale già formato e operativo appare non solo ingiusta sul piano individuale, ma miope sul piano strategico.

Peraltro, l'INAF è protagonista di risultati scientifici di assoluto rilievo internazionale. Basti pensare al contributo italiano alla missione OSIRIS-REx della NASA e al Rinvenimento di Elementi Fondamentali per la Vita su Bennu: Un Passo Avanzato per la Ricerca Scientifica, ricerca alla quale hanno partecipato anche scienziati dell'ente. Risultati ottenuti, in buona parte, grazie al lavoro di quei precari che ora chiedono un minimo di stabilità.

La questione resta aperta. Il governo non ha ancora risposto formalmente all'appello, e nei corridoi del Ministero si parla di possibili interventi in un prossimo decreto. Ma i ricercatori dell'INAF, dopo anni di promesse e rinvii, hanno ragione di diffidare delle rassicurazioni generiche. Serve un atto concreto, e serve in fretta. Prima che altri 560 curriculum finiscano sulla scrivania di qualche istituto a Berlino, Parigi o Amsterdam.

Pubblicato il: 22 aprile 2026 alle ore 13:39