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New Glenn di Blue Origin, terzo volo riuscito solo a metà: satellite in orbita sbagliata

Il primo stadio del razzo di Jeff Bezos atterra con successo, ma il carico utile BlueBird7 di AST SpaceMobile non raggiunge l'altitudine prevista. I propulsori di bordo non bastano a correggere la traiettoria.

* Il terzo volo di New Glenn: cosa è successo * Primo stadio recuperato, ma il satellite è fuori rotta * BlueBird7 e AST SpaceMobile: un problema senza soluzione immediata * Razzi riutilizzabili: progressi evidenti, ma la strada è ancora lunga

Il terzo volo di New Glenn: cosa è successo {#il-terzo-volo-di-new-glenn-cosa-e-successo}

Un successo e un fallimento nello stesso lancio. È il paradosso che accompagna il terzo volo del razzo New Glenn, il vettore pesante di Blue Origin, decollato nella giornata del 19 aprile 2026 dalla storica rampa di Cape Canaveral, in Florida. Il razzo di Jeff Bezos ha centrato uno degli obiettivi più ambiti nel settore dei lanciatori spaziali, l'atterraggio controllato del primo stadio, ma ha mancato quello che, alla fine dei conti, rappresenta la ragione stessa di ogni lancio: consegnare il carico utile nell'orbita corretta.

Stando a quanto emerge dalle prime ricostruzioni, il satellite BlueBird7, appartenente alla costellazione di AST SpaceMobile, è stato sganciato in un'orbita diversa da quella prevista. Un'anomalia che trasforma quello che sulla carta doveva essere un volo di consolidamento in un risultato agrodolce, capace di alimentare tanto l'entusiasmo quanto i dubbi sulla maturità del programma.

Primo stadio recuperato, ma il satellite è fuori rotta {#primo-stadio-recuperato-ma-il-satellite-e-fuori-rotta}

Partiamo dalla buona notizia. Il primo stadio di New Glenn ha completato la sua discesa controllata ed è atterrato con successo, confermando i progressi compiuti da Blue Origin nella tecnologia dei razzi spaziali riutilizzabili. Si tratta di un traguardo tutt'altro che scontato, che avvicina il vettore di Bezos al livello di affidabilità dimostrato negli anni da SpaceX con il Falcon 9.

La fase di rientro e recupero del booster è cruciale non solo dal punto di vista ingegneristico, ma anche economico: poter riutilizzare il primo stadio abbatte drasticamente i costi di ogni singola missione. Per Blue Origin, che ha investito miliardi nello sviluppo di New Glenn, ogni atterraggio riuscito è un passo avanti verso la sostenibilità commerciale del programma.

Ma il lancio non si giudica solo dal booster. La fase superiore del razzo avrebbe dovuto portare il satellite BlueBird7 a un'altitudine ben precisa. Qualcosa, però, non è andato secondo i piani. Il satellite è stato rilasciato in un'orbita errata, compromettendo potenzialmente l'intera missione.

BlueBird7 e AST SpaceMobile: un problema senza soluzione immediata {#bluebird7-e-ast-spacemobile-un-problema-senza-soluzione-immediata}

Il satellite BlueBird7 fa parte del progetto di AST SpaceMobile, azienda che punta a costruire una rete di connettività cellulare direttamente dallo spazio, senza bisogno di infrastrutture terrestri aggiuntive. Ogni satellite della costellazione deve operare a un'altitudine specifica per garantire la copertura prevista.

Il problema, come sottolineato dai primi dati disponibili, è che i propulsori a bordo del satellite non dispongono di sufficiente carburante per correggere autonomamente l'orbita e raggiungere la posizione operativa designata. In altre parole, BlueBird7 rischia di trovarsi in una sorta di limbo orbitale: funzionante, ma inutilizzabile per lo scopo per cui è stato progettato.

Per AST SpaceMobile si tratta di un contrattempo significativo, che potrebbe rallentare il dispiegamento della costellazione e generare ripercussioni economiche non trascurabili. La questione resta aperta: nelle prossime settimane si capirà se esistono margini per un recupero parziale della missione o se il satellite andrà considerato perduto ai fini operativi.

Il settore spaziale, del resto, vive di successi e battute d'arresto ravvicinate. Solo di recente Il Lander Blue Ghost Conclude la Sua Missione sulla Luna con Successo, dimostrando come le missioni commerciali stiano raggiungendo traguardi un tempo riservati alle sole agenzie governative. Ma ogni lancio porta con sé un margine di incertezza che nessuna simulazione riesce ad azzerare del tutto.

Razzi riutilizzabili: progressi evidenti, ma la strada è ancora lunga {#razzi-riutilizzabili-progressi-evidenti-ma-la-strada-e-ancora-lunga}

Il bilancio del terzo volo di New Glenn si presta a una doppia lettura. Da un lato, l'atterraggio del primo stadio conferma che Blue Origin sta colmando il divario con i concorrenti diretti nella corsa ai lanciatori riutilizzabili. Dall'altro, l'errore nell'inserimento orbitale del carico utile pone interrogativi sulla piena affidabilità del sistema, un requisito indispensabile per attrarre clienti commerciali e istituzionali di primo piano.

Per Jeff Bezos e il suo team, la sfida è ora duplice: capire cosa abbia causato l'anomalia nella fase superiore e garantire che non si ripeta. Nel mercato dei lanci spaziali, dove la concorrenza è feroce e la fiducia dei clienti si costruisce volo dopo volo, un mezzo successo può pesare quanto un fallimento pieno.

L'esplorazione spaziale nel 2026 continua a procedere a ritmo serrato, tra investimenti colossali e una competizione tecnologica che non conosce soste. Il lancio da Cape Canaveral di oggi lo conferma, nel bene e nel male: ogni volo è un esperimento, e ogni esperimento porta con sé lezioni che nessun manuale può insegnare in anticipo.

Pubblicato il: 20 aprile 2026 alle ore 14:39