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L'urbanizzazione riprogramma il corteggiamento degli uccelli giardinieri

Lo studio di Exeter conta 93 oggetti per pergolato urbano contro 19 in campagna. La plastica batte la natura nel test di scelta 10,2 a 1.

I maschi di Chlamydera nuchalis nelle aree urbane australiane accumulano in media 93,4 oggetti per pergolato di corteggiamento contro i 19,7 raccolti nelle aree rurali. Il rapporto è di 4,74 a 1, e quando i ricercatori hanno chiesto direttamente ai maschi di scegliere fra le due categorie di decorazioni, la plastica e il vetro raccolti in città hanno vinto 10,2 volte più spesso del materiale naturale.

Cosa hanno misurato a Townsville

Lo studio, firmato da Caitlin Evans e Laura Kelley del Centre for Ecology and Conservation dell'Università di Exeter, ha monitorato 61 pergolati attivi pubblicato su Royal Society Open Science fra settembre e dicembre 2023: 35 nella città di Townsville e 26 nella stazione rurale di Dreghorn, sul fiume Burdekin, entrambe nel Queensland settentrionale.

Per ogni pergolato i ricercatori hanno calcolato l'Impervious Surface Area, cioè la percentuale di superficie cementificata nel raggio di 100 metri: 32% in media intorno ai pergolati urbani contro lo 0,12% intorno a quelli rurali. È in questa fascia di cemento e asfalto che cambia il bottino. Nei pergolati di campagna dominano foglie verdi, semi e frutti rossi; in quelli urbani il vetro verde diventa l'oggetto più frequente in assoluto, con 1.026 frammenti totali raccolti contro i 199 dei pergolati rurali, seguito dal filo elettrico rosso e dalla plastica.

Il test che cambia la lettura: gli uccelli giardinieri scelgono la plastica anche se vivono in campagna

Il passaggio decisivo non è la conta degli oggetti, ma il secondo esperimento. Le ricercatrici hanno rimosso le decorazioni originali da 54 pergolati e le hanno sostituite con un mucchio misto di 20 oggetti, 10 prelevati da pergolati urbani e 10 da pergolati rurali, riposizionato a un metro di distanza dalla struttura.

Dopo tre giorni il risultato era netto: i maschi avevano spostato sul pergolato gli oggetti di origine urbana il 77,3% delle volte contro il 25% degli oggetti rurali. Anche i maschi che vivevano in campagna, e che fino a quel momento avevano decorato con materiali naturali, hanno preferito vetro, plastica e filo metallico. La preferenza per il materiale antropico è universale, non un adattamento locale: i pergolati di campagna restano poveri di plastica solo perché la plastica in campagna non c'è.

Restringendo l'analisi alle sole decorazioni provenienti da pergolati rurali, quindi a parità di origine geografica, i maschi hanno scelto i pochi oggetti antropici presenti nel lotto 10,4 volte più spesso dei materiali naturali equivalenti: il 35,8% di probabilità di essere usati per gli oggetti di fabbricazione umana, contro appena il 5,1% per foglie, semi e ramoscelli.

Un cambiamento che dura da 125 anni

Nei pergolati urbani le decorazioni non sono solo più numerose, sono anche più grandi (809 mm² in media contro 546 mm²) e cromaticamente più estreme: il rosso urbano è più saturo grazie al filo elettrico colorato, mentre il verde urbano è più opaco perché la plastica sostituisce foglie e gambi naturali, che in città scarseggiano per via del declino della flora autoctona.

Il punto storico che la cronaca italiana non ha rilanciato è che gli oggetti antropici nei pergolati di Chlamydera nuchalis sono descritti dalla letteratura ornitologica fin dal 1899, e il comportamento è ormai osservato in 9 specie su 17 della famiglia dei Ptilonorhynchidae. Non si tratta di una novità del 2026, ma di una traiettoria di adattamento che sta accelerando con l'espansione delle città australiane.

Cosa rimane da capire: se questo bottino più appariscente migliori davvero il successo riproduttivo dei maschi urbani, e con quale prezzo. Il filo elettrico e i frammenti di vetro non degradano e possono essere riutilizzati per anni, riducendo il costo energetico del corteggiamento, ma alcuni materiali, come i flaconi di farmaci raccolti vicino agli ospedali, comportano rischi di ingestione che lo studio non ha quantificato. La prossima fase della ricerca, già annunciata dal gruppo di Exeter, misurerà l'effetto delle decorazioni urbane sulla scelta delle femmine.

Pubblicato il: 9 giugno 2026 alle ore 12:26