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Lincei, «profonda preoccupazione» per il milione di satelliti di Musk: «Rischi per clima e astronomia»

L'Accademia più antica del mondo lancia l'allarme sulla richiesta di SpaceX di popolare l'orbita bassa con una mega-costellazione destinata all'intelligenza artificiale. Chiesta una commissione indipendente di valutazione.

* La richiesta di SpaceX: un milione di satelliti in orbita bassa * Data center nello spazio: la nuova frontiera dell'intelligenza artificiale * L'allarme dell'Accademia dei Lincei * Osservazioni astronomiche a rischio * Le conseguenze climatiche dei lanci * La richiesta di una commissione indipendente

La richiesta di SpaceX: un milione di satelliti in orbita bassa {#la-richiesta-di-spacex-un-milione-di-satelliti-in-orbita-bassa}

Un milione di satelliti. Non centinaia, non migliaia: un milione. È questa la cifra — difficile persino da visualizzare — contenuta nella richiesta presentata da SpaceX alle autorità regolatorie per ampliare in modo massiccio la propria presenza in orbita terrestre bassa. Un progetto che va ben oltre l'attuale rete Starlink, già composta da oltre seimila unità operative, e che ha spinto l'Accademia Nazionale dei Lincei a prendere una posizione pubblica netta, esprimendo quella che definisce una «profonda preoccupazione».

Stando a quanto emerge dal documento diffuso dalla più antica accademia scientifica del mondo, con sede a Roma, la portata del progetto di Elon Musk rappresenterebbe un salto di scala senza precedenti nella storia dell'esplorazione e dell'utilizzo dello spazio. E le implicazioni — scientifiche, ambientali, geopolitiche — meritano un'attenzione che, finora, sembra essere mancata.

Data center nello spazio: la nuova frontiera dell'intelligenza artificiale {#data-center-nello-spazio-la-nuova-frontiera-dellintelligenza-artificiale}

La novità più significativa riguarda la destinazione d'uso di questa mega-costellazione. I satelliti non servirebbero soltanto a fornire connettività internet, come avviene con Starlink. L'obiettivo dichiarato è trasformarli in veri e propri centri di calcolo orbitanti per l'intelligenza artificiale: infrastrutture computazionali distribuite nello spazio, capaci di elaborare enormi quantità di dati lontano dai vincoli energetici e termici dei data center terrestri.

È uno scenario che fino a pochi anni fa sarebbe appartenuto alla fantascienza. Oggi, con la crescente domanda di potenza di calcolo alimentata dall'esplosione dei modelli di machine learning e _deep learning_, l'idea di spostare parte dell'infrastruttura AI in orbita ha assunto contorni concreti. Ma concretezza non significa necessariamente sostenibilità, come i Lincei non mancano di sottolineare.

L'allarme dell'Accademia dei Lincei {#lallarme-dellaccademia-dei-lincei}

L'Accademia dei Lincei, fondata nel 1603 e punto di riferimento storico per la comunità scientifica italiana e internazionale, non usa mezzi termini. La costellazione proposta da SpaceX — avverte — modificherebbe drasticamente l'ecosistema delle orbite basse, quello spazio compreso tra i 200 e i 2.000 chilometri di altitudine dove già oggi si concentra il traffico satellitare e dove opera la Stazione Spaziale Internazionale.

Saturare queste orbite con un numero così elevato di oggetti artificiali pone problemi a cascata: dal rischio di collisioni — la cosiddetta _sindrome di Kessler_, per cui la densità di detriti renderebbe inutilizzabili intere fasce orbitali — alla gestione del traffico spaziale, già oggi affidata a sistemi di monitoraggio che faticano a tenere il passo con l'aumento degli oggetti in orbita.

Mentre la comunità scientifica si interroga sull'impatto delle attività umane sugli ambienti più remoti del pianeta, come dimostra la recente Scoperte Microplastiche in Antartide: Una Nuova Minaccia per un Ecosistema Fragile, l'allarme dei Lincei estende la riflessione a un ecosistema diverso ma altrettanto vulnerabile: quello orbitale.

Osservazioni astronomiche a rischio {#osservazioni-astronomiche-a-rischio}

Tra le preoccupazioni più pressanti c'è l'impatto sulle osservazioni astronomiche condotte da terra. Il problema dell'inquinamento luminoso prodotto dai satelliti in orbita bassa è noto da tempo: le scie luminose lasciate dai satelliti Starlink nei campi visivi dei telescopi hanno già generato proteste da parte degli astronomi di tutto il mondo. Con un milione di unità, il fenomeno diventerebbe di proporzioni ingestibili.

I grandi telescopi ottici e a infrarosso, compresi quelli di prossima generazione come il _Vera C. Rubin Observatory_, rischierebbero di vedere compromesse intere campagne osservative. E non si tratta solo di un fastidio tecnico: la radioastronomia, che lavora su frequenze sensibilissime alle interferenze elettromagnetiche, potrebbe subire danni ancora più gravi.

Per l'Italia, che partecipa ai principali programmi di ricerca astronomica europei attraverso l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), la posta in gioco è particolarmente alta. L'investimento in infrastrutture di osservazione terrestre, da decenni al centro della politica scientifica nazionale, verrebbe messo in discussione da una decisione commerciale unilaterale.

Le conseguenze climatiche dei lanci {#le-conseguenze-climatiche-dei-lanci}

C'è poi un aspetto che ha ricevuto finora meno attenzione mediatica, ma che i Lincei mettono in primo piano: le conseguenze climatiche dell'operazione. Per portare in orbita un milione di satelliti sarebbe necessario lanciare circa un milione di tonnellate di materiale all'anno, una cifra che non ha eguali nella storia dei programmi spaziali.

Ogni lancio immette nella stratosfera particolato, ossidi di azoto, anidride carbonica e, nel caso dei propellenti a base di cherosene utilizzati dai razzi Falcon 9, particelle di carbonio nero (_black carbon_) particolarmente efficaci nel trattenere calore. Gli effetti cumulativi di una campagna di lanci così massiccia sull'ozono stratosferico e sul bilancio radiativo terrestre sono, ad oggi, largamente sconosciuti.

È un paradosso significativo: un'infrastruttura progettata per potenziare l'intelligenza artificiale — tecnologia già sotto scrutinio per il suo enorme consumo energetico e la sua impronta carbonica — finirebbe per aggiungere un ulteriore, inedito vettore di impatto climatico. Il tema si inserisce nel più ampio dibattito sull'autonomia strategica europea nel settore spaziale, reso ancora più attuale dal lancio inaugurale del vettore Ariane 6, che ha segnato il ritorno dell'Europa tra i protagonisti dei lanci orbitali.

La richiesta di una commissione indipendente {#la-richiesta-di-una-commissione-indipendente}

Di fronte a uno scenario di questa portata, l'Accademia dei Lincei non si limita a lanciare l'allarme. La proposta concreta è chiara: serve un'analisi completa e trasparente condotta da una commissione indipendente, composta da esperti di astrofisica, scienze dell'atmosfera, diritto spaziale e ingegneria orbitale.

L'obiettivo, come sottolineato nel documento, è valutare l'impatto complessivo del progetto *prima* che venga autorizzato, non dopo. Un principio di precauzione che, nella regolamentazione spaziale internazionale, fatica a trovare applicazione: le orbite terrestri restano sostanzialmente un bene comune privo di una governance vincolante, e le autorizzazioni vengono rilasciate su base nazionale — nel caso di SpaceX, dalla Federal Communications Commission (FCC) statunitense — senza un obbligo di consultazione multilaterale.

La questione resta aperta, e l'appello dei Lincei si rivolge implicitamente anche alle istituzioni europee e italiane perché facciano sentire la propria voce. L'Italia, che attraverso l'ASI e il comparto industriale aerospaziale occupa una posizione di rilievo nel panorama spaziale mondiale, ha tutti gli strumenti per chiedere che un progetto capace di ridisegnare l'ambiente orbitale del pianeta venga sottoposto a un vaglio rigoroso e indipendente.

Che un'accademia fondata ai tempi di Galileo — astronomo perseguitato per aver osservato il cielo — si trovi oggi a difendere il diritto della scienza di continuare a farlo, è una coincidenza che dice molto sulla direzione che il progresso tecnologico sta prendendo.

Pubblicato il: 19 marzo 2026 alle ore 14:52