Il 1° ottobre 2026 a La Spezia entra in funzione il terzo osservatorio ionosferico italiano dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Un traliccio di 22 metri sulle colline di Pegazzano, in via Filzi 38, chiude una rete nazionale che finora contava solo Roma e Gibilmanna, in Sicilia.
Ionosfera e meteo spaziale: cosa monitora la nuova antenna
L'infrastruttura sarà interamente dedicata all'osservazione della ionosfera, la fascia atmosferica compresa tra 60 e 1.000 chilometri di quota che risente in modo diretto delle radiazioni solari. Quando il Sole rilascia flare o espulsioni di massa coronale, la ionosfera si perturba e con lei tutti i segnali radio e satellitari che la attraversano.
L'immobile è stato messo a disposizione dall'Associazione Astrofili Spezzini, che collabora con l'INGV al progetto scientifico e ospiterà nella propria sede in via Beghi 21 il seminario tecnico successivo all'inaugurazione. Il presidente dell'INGV Fabio Florindo parla di potenziamento della rete osservativa in una società sempre più dipendente dalle comunicazioni satellitari.
Settantasette anni per coprire il Nord Italia
La stazione di Roma opera dal 1949 ed è una delle più longeve al mondo per le osservazioni ionosferiche. Gibilmanna, vicino Cefalù in provincia di Palermo, misura dal 1976 ed è la più meridionale d'Europa. Fino al 30 settembre 2026, l'Italia peninsulare aveva quindi copertura ionosferica solo sotto il 42° parallelo, con un vuoto di 77 anni fra la prima antenna capitolina e la prima stazione settentrionale. Ora La Spezia porta l'osservazione a 44° di latitudine e rende la rete confrontabile con quelle francese e tedesca.
La tempistica non è casuale. Il ciclo solare 25 è nella fase di massimo previsto fra 2024 e 2026 e nel maggio 2024 la tempesta geomagnetica G5 ha reso i segnali GPS inutilizzabili per ore in diverse regioni del pianeta, secondo i bollettini NOAA. A novembre 2025 una tempesta di classe G4 ha portato aurore visibili fino in Italia e disservizi nelle telecomunicazioni. Avere un terzo punto di misura a triangolo permette di ricostruire in tempo reale la struttura ionosferica sopra il bacino occidentale del Mediterraneo, cosa impossibile con solo due antenne allineate lungo lo stivale.
Il salto è coerente con altri primati recenti della fisica italiana, dal segnale a 2,6 sigma dell'esperimento LZ per la materia oscura alla partecipazione ai consorzi europei di ricerca fondamentale. Su dettagli tecnici come la geometria della rete e la periodicità dei sondaggi verticali si può consultare la scheda ufficiale della rete di osservatori ionosferici INGV.
Chi paga il conto quando la ionosfera si perturba
La ricaduta pratica è concreta. L'INGV fa parte del consorzio PECASUS che, su mandato ICAO, fornisce all'aviazione civile mondiale i bollettini di allerta su blackout radio HF, degrado GNSS e livelli di radiazione in quota. Ogni ora di GPS instabile costringe i voli commerciali a procedure di navigazione alternative e le navi a rientrare su sistemi inerziali. Il sistema europeo Galileo, che ha un centro di controllo al Fucino, dipende dalle mappe ionosferiche per correggere gli errori di posizionamento fino a decine di metri durante gli eventi solari intensi.
Anche il conto economico è pesante. Uno studio PricewaterhouseCoopers ripreso dall'ESA stima fino a 15 miliardi di euro annui di costi potenziali per l'economia europea in caso di eventi estremi di space weather e relativi rischi, dai satelliti alle reti elettriche. Un dato che pesa di più per una società con un profilo demografico anziano e fortemente digitalizzato come quella italiana, dove la resilienza tecnica si sposta sempre più su servizi ospedalieri, bancari e logistici ad alta dipendenza da GNSS.
Il potenziamento infrastrutturale però non basta se non è accompagnato da regole e protocolli operativi: qui l'Italia sconta lo stesso ritardo che si osserva sul fronte della governance dell'intelligenza artificiale, dove ricerca eccellente e policy pubblica viaggiano a velocità diverse.
Il prossimo passo attende dopo l'inaugurazione: il flusso di dati di Pegazzano dovrà confluire sul portale eSWua dell'INGV e diventare operativo prima del prossimo picco di attività solare atteso all'inizio del 2027.