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Il ritmo innato dei neonati: svelata una sorprendente capacità precoce

Una ricerca dell'Istituto Italiano di Tecnologia dimostra che il senso del ritmo è presente già nei primi giorni di vita

Il ritmo innato dei neonati: svelata una sorprendente capacità precoce

Indice degli Argomenti

* Introduzione: La musica nel neonato * La ricerca dell’Istituto Italiano di Tecnologia * Elettroencefalografia: come si misura il senso del ritmo nei neonati * Risultati rivoluzionari: neonati e previsione del ritmo * Differenza tra percezione di ritmo e melodia * Il contesto neuroscientifico e le implicazioni pedagogiche * Domande aperte e sviluppi futuri della ricerca * Sintesi finale e riflessioni

Introduzione: La musica nel neonato

La musica e il ritmo sono parte integrante dell’esperienza umana, sin dall’antichità. Se spesso si ritiene che la percezione musicale sia il risultato di anni di apprendimento ed esposizione, uno studio innovativo dell’Istituto Italiano di Tecnologia propone un cambio di paradigma e svela che il senso del ritmo non solo è innato, ma si sviluppa sin dai primissimi giorni di vita. Questa scoperta, coordinata dai ricercatori Giacomo Novembre e Roberta Bianco, modifica profondamente la nostra comprensione delle capacità ritmiche nei neonati e apre scenari nuovi nel campo della ricerca neuroscientifica sui neonati e sullo sviluppo musicale nella prima infanzia.

Il concetto di ritmo è uno degli elementi base della musica e regola l’alternanza di suoni e silenzi, creando pattern che il nostro cervello impara precocemente a seguire e prevedere. Lo studio oggetto di questa analisi, pubblicato il 6 febbraio 2026 a Roma, dimostra che persino i neonati addormentati sono in grado di riconoscere strutture ritmiche e di mostrare sorpresa in caso di variazioni impreviste.

La ricerca dell’Istituto Italiano di Tecnologia

L’indagine svolta presso l’Istituto Italiano di Tecnologia rappresenta un’importante tappa nello studio della percezione musicale nei primi giorni di vita. Ben 49 neonati sono stati coinvolti nello studio presso il centro di Roma, in un esperimento che ha richiesto sofisticazione sia dal punto di vista tecnico sia metodologico.

I ricercatori, guidati da Novembre e Bianco, hanno voluto indagare se il cosiddetto "senso del ritmo nei neonati" fosse effettivamente innato oppure acquisito nei primi giorni di vita, escludendo per quanto possibile l'influenza ambientale. A tale scopo hanno presentato ai piccoli soggetti semplici sequenze di suoni, composte da note e pause, mentre questi dormivano.

Ciò che rende particolarmente interessante questo studio è l’ampio utilizzo dell’elettroencefalografia, una tecnica non invasiva che permette di registrare l’attività elettrica cerebrale. In questo modo, gli studiosi sono riusciti a cogliere le sottili reazioni del cervello dei neonati agli stimoli musicali inviati.

Elettroencefalografia: come si misura il senso del ritmo nei neonati

Misurare la risposta cerebrale dei neonati agli stimoli uditivi non è semplice, specie data la loro età e la necessità di non interferire col loro naturale stato di riposo. Per farlo, i ricercatori hanno utilizzato l’elettroencefalografia (EEG), uno strumento ormai diffuso nelle neuroscienze che consente di osservare in tempo reale le variazioni dei segnali elettrici cerebrali.

Durante l’esperimento, ai neonati sono stati fatti ascoltare schemi ritmici regolari durante il sonno. I ricercatori monitoravano particolari pattern nei tracciati EEG correlati a segnali di sorpresa o attenzione ogni volta che il ritmo veniva improvvisamente modificato.

Questi segnali "di sorpresa" sono noti in letteratura neuroscientifica, e sono interpretati come la dimostrazione che il cervello, anche a questa età precoce, possiede una rudimentale capacità di previsione degli eventi temporali, che rientra nel cosiddetto senso del ritmo innato. L'utilizzo della parola chiave "elettroencefalografia studio neonati" è strategico per comprendere la metodologia specifica che differenzia lo studio da altri precedenti su campioni pediatrici o adulti.

Risultati rivoluzionari: neonati e previsione del ritmo

I dati raccolti sono inequivocabili: anche in stato di sonno, i neonati sono in grado di prevedere la durata delle note e delle pause all’interno di una sequenza musicale. Quando la sequenza subisce una variazione inattesa – ad esempio, una pausa più lunga o più breve del normale, oppure una nota improvvisa – i piccoli mostrano nel tracciato EEG risposte identificabili come "sorpresa".

Questa risposta dimostra la presenza di una percezione ritmica già attiva alla nascita, e suggerisce che la struttura ritmica della musica non ha bisogno d’essere appresa tramite l’esperienza, ma è almeno in parte "scritta" geneticamente nel nostro cervello.

Gli studiosi hanno sottolineato che la risposta dei neonati al ritmo era costante, mentre la capacità di riconoscere e prevedere la melodia – cioè la successione specifica delle altezze delle note – non è stata riscontrata. Questo dato suggerisce che ritmo e melodia potrebbero avere percorsi di sviluppo neurologico differenti.

Differenza tra percezione di ritmo e melodia

Lo studio ha riscontrato che i neonati rispondono al ritmo, ma non alla melodia. Questa scoperta apre quesiti su come le diverse componenti della musica vengano elaborate dal cervello in fasi diverse dello sviluppo.

Il ritmo sembra dunque avere un’importanza primaria, rappresentando una chiave d’accesso all’organizzazione temporale degli stimoli sonori e forse anche del linguaggio. Studi precedenti avevano suggerito la curiosità dei neonati per alcune qualità del suono materno, come il timbro o l’intonazione, ma mai era stato dimostrato in modo così rigoroso che la percezione del ritmo fosse realmente presente sin dai primi giorni.

La melodia, elemento profondamente culturalmente determinato e spesso più variabile tra le diverse tradizioni musicali, sembra richiedere invece una maturazione post-natale o quantomeno l’esposizione nel tempo a esperienze musicali diversificate.

Il contesto neuroscientifico e le implicazioni pedagogiche

Queste conclusioni, che riguardano la "capacità ritmo neonati" e la "percezione musicale dei neonati", collocano lo studio ritmo neonati in una posizione di rilievo tra le ricerche di neuroscienze più recenti.

In molti s’interrogano ora sulle possibili applicazioni di tali risultati nella prima infanzia.

Implicazioni per la pratica educativa

* Rafforzare l’importanza dell’esposizione ritmica anche nei primi mesi di vita * Ideare percorsi musicali per la culla, che privilegino pattern ritmici regolari * Sperimentare interventi precoci nei casi di sospette difficoltà linguistiche, in quanto ritmo e linguaggio condividono alcuni meccanismi cerebrali * Rivalutare il ruolo degli strumenti musicali e delle attività corporee legate al ritmo, come il battito delle mani e il dondolio

Impatti sulle teorie neurocognitive

La scoperta che la "struttura ritmica" sia tra i primi segnali musicali elaborati dal cervello suggerisce che la musica possa essere usata già in età neonatale come stimolo di crescita per la funzione cognitiva generale. Potrebbe anche spiegare la ragione per cui molti genitori e operatori usano ninnananne, filastrocche e suoni ritmati per calmare e coinvolgere i bambini molto piccoli.

Domande aperte e sviluppi futuri della ricerca

Come spesso accade nelle grandi scoperte, anche questa apre scenari nuovi più che conclusioni definitive. Si impone anzitutto la necessità di indagare meglio quali siano le basi genetiche di questa capacità e se essa vari tra singoli neonati o da cultura a cultura.

Un'altra frontiera sarà quella di verificare se bambini che mostrano una particolare sensibilità al ritmo in età neonatale abbiano uno sviluppo linguistico o musicale superiore rispetto ai coetanei, oppure quali correlazioni si possano individuare con altre funzioni cognitive.

Gli autori auspicano che l’uso diffuso dell’elettroencefalografia anche in infanti più grandi e bambini in età prescolare possa aiutare a tracciare alla perfezione lo sviluppo della "capacità ritmo neonati", contribuendo anche a sviluppare metodologie di diagnosi precoce per eventuali disturbi cognitivi o del linguaggio.

Sintesi finale e riflessioni

In conclusione, la ricerca coordinata da Giacomo Novembre e Roberta Bianco presso l’Istituto Italiano di Tecnologia di Roma rappresenta una pietra miliare negli studi di "ritmo musicale in neonati". Scoprire che il senso del ritmo sia presente sin dalla nascita getta una nuova luce sul modo in cui interpretiamo lo sviluppo musicale umano e offre spunti preziosi per la pratica educativa e la ricerca neuroscientifica.

I neonati, anche addormentati, possiedono una capacità sorprendente di anticipare e riconoscere pattern ritmici. Questo suggerisce che la percezione musicale di base può rappresentare una piattaforma evolutiva importante per lo sviluppo di abilità complesse, come il linguaggio e la socialità.

La prossima sfida sarà comprendere in che modo questa capacità possa essere potenziata da interventi didattici e terapeutici mirati, e se essa si traduca effettivamente in uno sviluppo cognitivo superiore.

La scienza pone ora le basi per una nuova generazione di studi: il senso del ritmo innato nei neonati è una realtà documentata e promette di avere, come ogni grande scoperta, un impatto che va ben oltre le aule di laboratorio, toccando famiglie, scuole e società.

Lo studio dell’Istituto Italiano di Tecnologia resterà dunque un punto di riferimento negli anni a venire, e il senso del ritmo nei neonati continuerà a essere un tema centrale del dibattito scientifico e educativo.

Pubblicato il: 6 febbraio 2026 alle ore 09:02