Il percorso ancora in salita delle donne nella scienza: perché il divario di genere nelle STEM persiste
L’11 febbraio si celebra la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, un appuntamento istituito dalle Nazioni Unite per sensibilizzare il mondo su un fenomeno che, di anno in anno, continua a presentare numeri preoccupanti: il divario di genere nelle STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) è ancora profondo e difficile da colmare. Nonostante alcune timide conquiste, le donne restano una minoranza nelle professioni scientifiche e tecnologiche, con riflessi significativi sulla società, sull’innovazione e sul futuro dell’economia. In questo articolo analizziamo i dati, esploriamo le cause, raccontiamo testimonianze e proponiamo strategie per abbattere gli ostacoli.
Indice dei paragrafi
1. La fotografia del divario di genere nelle STEM 2. Perché la Giornata internazionale delle donne nella scienza è necessaria 3. Il peso degli stereotipi di genere nella scienza 4. Numeri e statistiche: un’analisi dei trend attuali 5. La situazione in Italia: tra luci e ombre 6. Borse di studio, finanziamenti e carriere: dove restano le disuguaglianze 7. Donne, ricerca e pandemia: un gap che si allarga 8. Testimonianze e modelli positivi 9. Strategie per promuovere le pari opportunità nelle STEM 10. Conclusioni e prospettive future
La fotografia del divario di genere nelle STEM
Il settore STEM—acronimo di Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica—costituisce uno dei motori fondamentali della crescita e dell’innovazione contemporanea. Tuttavia, i dati parlano chiaro: le donne rappresentano soltanto una frazione dei professionisti in questi ambiti. Meno del 30% degli studenti universitari nei corsi STEM sono di sesso femminile e, anche dopo la laurea, lo sbilanciamento persiste, sia dal punto di vista della presenza nelle carriere accademiche sia nell’accesso alle posizioni apicali.
Questa realtà si riflette su più livelli: dalla rappresentanza nelle aule universitarie ai posti nelle aziende tecnologiche, dal numero di pubblicazioni scientifiche alle partecipazioni in progetti di ricerca di rilievo. Il divario di genere nelle STEM non è solo una questione di equità, ma anche di inefficienza sistemica: escludere una parte significativa della popolazione dal progresso scientifico significa rinunciare a talenti, idee e innovazione.
Perché la Giornata internazionale delle donne nella scienza è necessaria
Istituita nel 2015 dall’ONU, la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza si propone di accendere i riflettori sullo squilibrio ancora esistente e promuovere una cultura inclusiva capace di attrarre e mantenere le donne nel mondo della ricerca e della tecnologia. Celebrarla non significa solo una cerimonia simbolica, ma serve a portare il tema nell’agenda pubblica, nei media, nelle scuole e nelle famiglie.
Il peso degli stereotipi di genere nella scienza
Il divario di genere STEM trova origine spesso in stereotipi radicati che vedono la scienza come una disciplina maschile. Sin dall’infanzia, ragazze e ragazzi ricevono segnali differenti: giocattoli, libri, messaggi familiari e scolastici tendono a indirizzare le bambine verso l’umanistico e i bambini verso il tecnico e il matematico.
_Questi pregiudizi incidono in modo profondo sulle scelte formative, alimentando il fenomeno del cosiddetto “soffitto di cristallo”_, ovvero quegli ostacoli invisibili che rallentano (o bloccano) le carriere femminili nei settori scientifici.
Il processo è sottile ma continuo:
* Le ragazze si sentono meno portate per la matematica e la logica. * Poche scelgono indirizzi STEM, soprattutto in ingegneria e informatica. * Nella ricerca e nell’accademia il numero di donne si assottiglia ulteriormente, soprattutto nei ruoli di responsabilità.
Numeri e statistiche: un’analisi dei trend attuali
Utilizzando i dati più recenti, si coglie come il divario di genere nelle STEM sia tutt’altro che superato.
* Solo il 28% dei laureati in ingegneria è donna. * Circostanza leggermente migliore in informatica e computer science, dove le donne rappresentano circa il 40% delle laureate, ma la percentuale scende drasticamente nella specializzazione post-laurea e nella ricerca applicata. * Tra i ricercatori in Italia (e in Europa occidentale), solo uno su tre è donna. Nonostante un trend in leggero aumento, il gap resta importante, soprattutto nelle posizioni senior. * Le ricercatrici ricevono meno borse di studio e meno fondi di ricerca rispetto ai colleghi uomini, ostacolando la loro possibilità di portare avanti progetti autonomi e innovativi.
Questi dati sono confermati anche dalle statistiche internazionali: secondo UNESCO, solo il 30% dei ricercatori scientifici mondiali è donna. La situazione peggiora ulteriormente nelle discipline più tecniche come fisica, matematica pura e ingegneria elettronica.
La situazione in Italia: tra luci e ombre
L’Italia presenta un quadro in chiaroscuro. Se da un lato le ragazze rappresentano ormai la maggioranza delle immatricolazioni universitarie, la loro presenza nelle facoltà STEM resta bassa: il 28% dei laureati in ingegneria è di sesso femminile, e in informatica si arriva al 40% solo rilevando tutte le lauree triennali aggregate. La percentuale donne ingegneria Italia rappresenta dunque una delle principali sfide.
A livello occupazionale, meno del 30% delle posizioni in aziende ICT è ricoperto da donne, e le possibilità di promozione sono ulteriormente ridotte per chi non dispone di una rete di supporto o mentoring.
Vanno segnalate alcune buone pratiche nate recentemente, come le borse di studio specifiche per studentesse STEM, l’attivazione di network professionali al femminile (Women in Tech, Donne 4.0), e l’incremento delle iniziative scolastiche orientate all’educazione scientifica delle bambine. Tuttavia, questi interventi sono ancora insufficienti a cambiare la struttura del sistema.
Borse di studio, finanziamenti e carriere: dove restano le disuguaglianze
Uno dei fattori chiave che continuano a penalizzare le donne nella scienza riguarda l’accesso a borse di studio STEM e finanziamenti di ricerca. Studi internazionali dimostrano che le proposte di ricerca presentate da donne sono ammesse meno frequentemente a finanziamento, e i budget assegnati sono minori rispetto a quelli conquistati dai colleghi uomini.
Questa disparità si riflette lungo tutta la carriera scientifica:
* Minor possibilità di ottenere grant competitivi. * Meno inviti a collaborazioni internazionali. * Minore rappresentanza nei comitati di valutazione e negli organi direttivi delle istituzioni di ricerca.
Il risultato è che molte ricercatrici, specialmente dopo la maternità o in assenza di incentivi strutturali, abbandonano il settore per passare ad altre professioni meno soggette a precarietà e discriminazioni.
Donne, ricerca e pandemia: un gap che si allarga
La pandemia di COVID-19 ha comportato un incremento delle disuguaglianze di genere in tutti i settori, e la ricerca scientifica non fa eccezione. Le donne scienziate hanno subito maggiormente il peso delle difficoltà legate alla conciliazione vita-lavoro, dato che la cura della famiglia e della didattica a distanza sono ricadute, nella maggior parte dei casi, sulle loro spalle.
Questo ha comportato:
* Una significativa diminuzione della produzione scientifica femminile, con minore partecipazione a pubblicazioni e progetti durante le fasi più dure della pandemia. * Un aggravamento delle differenze nell’accesso a fondi ordinari ed extra-ordinari per la ricerca contro l’emergenza sanitaria. * Una maggiore incidenza di abbandoni temporanei o permanenti della carriera accademica tra le donne rispetto agli uomini.
Il fenomeno è tale da essere stato segnalato anche dai principali organismi internazionali, tra cui la stessa Commissione Europea, che ha invitato università e enti di ricerca a monitorare e colmare i nuovi squilibri emersi negli ultimi anni.
Testimonianze e modelli positivi
Nonostante il quadro non idilliaco, esistono numerose storie di donne che hanno superato ostacoli e stereotipi, conquistando posizioni di leadership nella scienza e nella tecnologia. Da Rita Levi Montalcini a Fabiola Gianotti (direttrice generale del CERN), da Samantha Cristoforetti a Chiara Montanari (capo spedizione in Antartide), le testimonianze sono un'importante leva di motivazione per le nuove generazioni.
Le associazioni di donne nella scienza svolgono un ruolo prezioso nel creare network, occasioni di mentoring e progetti comuni. Iniziative come il "Premio L’Oréal UNESCO per le Donne e la Scienza" contribuiscono a rendere visibili i successi femminili, abbattendo il mito della scienza come dominio maschile.
Strategie per promuovere le pari opportunità nelle STEM
Affrontare il divario di genere STEM richiede un’azione coordinata su più livelli, nazionale e internazionale.
Ecco alcune strategie efficaci:
1. Intervento precoce sull’orientamento scolastico, con iniziative che incoraggino le bambine a esplorare l’interesse per le materie scientifiche già dalla scuola primaria. 2. Formazione dei docenti contro gli stereotipi di genere e valorizzazione di modelli positivi femminili nelle materie STEM. 3. Incremento di borse di studio e programmi di supporto dedicati alle studentesse iscritte a corsi di laurea scientifici, in particolare in ingegneria e informatica. 4. Network professionali e mentoring: creare occasioni di scambio, supporto e crescita professionale tra ricercatrici e manager donne. 5. Sensibilizzazione nelle aziende e negli enti di ricerca sui benefici della diversità – la presenza femminile nei team rafforza innovazione, produttività e qualità dei risultati. 6. Monitoraggio e reportistica pubblica su dati di gender gap, accesso ai fondi e carriere scientifiche suddivisi per genere. 7. Politiche di work-life balance, essenziali per permettere a tutte e tutti di conciliare impegni scientifici e vita privata, soprattutto dopo la pandemia.
Conclusioni e prospettive future
La Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, celebrata l’11 febbraio, è l’occasione per riflettere su un tema che interpella la società intera: la persistente esclusione delle donne dalla piena partecipazione alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica. I dati parlano di una realtà in cui stereotipi, mancanza di incentivi e disparità di trattamento privano il mondo dell’enorme potenziale femminile nelle STEM.
Ma ci sono segnali incoraggianti: la crescente attenzione dell’opinione pubblica, la nascita di progetti e reti di donne nella scienza, le politiche di equità messe in campo da molte istituzioni. Per accelerare il cambiamento, è necessario un impegno condiviso tra scuola, università, enti di ricerca, aziende e policy makers. Solo con la rimozione sistematica degli ostacoli e la valorizzazione dei talenti sarà possibile costruire un futuro in cui la scienza sia davvero di tutti e per tutti — uomini e donne.
Sintesi finale
Il divario di genere nelle materie STEM è ancora una realtà, sebbene affrontabile con strumenti educativi, culturali e istituzionali. Occorre investire in modelli positivi, in programmi di orientamento ed empowerment e in politiche pubbliche innovative, ricordando che una maggiore presenza di donne nelle STEM significa una società più ricca, innovativa e inclusiva per tutti.