Il terremoto di ML 4.7 del 14 marzo 2025, il più forte registrato in Italia durante tutto il 2025, è partito dall'Adriatico al largo di Lesina senza che la faglia responsabile figurasse su nessuna mappa geologica dettagliata. La nave da ricerca Gaia Blu del CNR è operativa dal 28 aprile per colmare quella lacuna, attraverso la campagna SAFE-26 attiva fino all'8 maggio 2026.
Un cluster offshore senza struttura identificata
Tra il 2024 e il 2025, la zona di Lesina Marina, nel settore settentrionale dell'Avampaese Apulo (Puglia), ha accumulato una sequenza anomala di eventi sismici. La scossa del 14 marzo 2025, ML 4.7 con epicentro a 13 chilometri dalla costa garganica, è stata seguita da 7 scosse di assestamento con magnitudini tra ML 2.0 e ML 3.8. Le stime SHAKEMAP calcolate dalla rete INGV hanno indicato un'intensità fino al grado IV-V della scala MCS nelle aree costiere prossime all'epicentro.
Il nodo scientifico supera la magnitudine della scossa principale. L'Avampaese Apulo viene tradizionalmente classificato come un blocco tettonicamente stabile, distinto dalle zone appenniniche di subduzione. Quella classificazione riflette però una lacuna strumentale: le faglie sepolte sotto i sedimenti del fondale adriatico sono difficili da rilevare senza strumenti geofisici specifici. La struttura responsabile del cluster di Lesina rimane non identificata nei modelli nazionali di pericolosità sismica, il che significa che le stime di rischio per quelle comunità costiere si basano su dati incompleti.
Mw 6.7 nel 1627: quella faglia ha già colpito
Il 30 luglio 1627 un terremoto di Mw 6.7 devastò i centri della Capitanata e provocò uno tsunami che prosciugò temporaneamente il lago di Lesina: secondo il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) dell'INGV, è il terremoto più distruttivo mai registrato in Puglia. Il 31 maggio 1646 lo stesso settore fu colpito da un evento di Mw 6.6, con epicentro leggermente più a est. Entrambi gli eventi sono documentati nel catalogo storico INGV come prodotti di strutture nell'area adriatica garganica.
Questi dati non sono esercizi di memoria storica: indicano che una o più faglie nell'area hanno già rilasciato energia sufficiente a causare danni su scala regionale, inclusa la generazione di tsunami costieri. Il punto critico è che la connessione tra gli epicentri storici e la sismicità offshore recente non è ancora stabilita con certezza, perché la geometria delle strutture sepolte non è mai stata acquisita con precisione strumentale.
SAFE-26 nasce per rispondere a una domanda precisa: gli ipocentri del cluster di Lesina stanno illuminando una faglia già nota, una struttura cieca o una zona di trasferimento tra sistemi tettonici diversi? I dati raccolti entreranno direttamente nei modelli di valutazione della pericolosità sismica nazionale, con ricadute concrete sulla classificazione del rischio per i comuni costieri dell'Adriatico pugliese. Sul fronte della ricerca scientifica italiana, anche altri progetti stanno producendo scoperte significative: lo documenta l'articolo sul rinvenimento di elementi fondamentali per la vita sull'asteroide Bennu.
Tecnologia PNRR e formazione sul campo
La Gaia Blu porta in mare una sorgente sismica elettroacustica di nuova generazione, acquisita nell'ambito del programma PNRR GeoSciences IR, infrastruttura di ricerca di cui l'Università degli Studi di Bari Aldo Moro è partner. Rispetto ai sistemi pneumatici tradizionali, questa tecnologia consente immagini del sottosuolo ad alta risoluzione investigate fino a oltre 1 km di profondità, con un impatto ambientale significativamente ridotto e nel pieno rispetto delle normative sulla tutela della fauna marina.
Il progetto è coordinato dal prof. Vincenzo Festa (Università di Bari Aldo Moro) come Principal Investigator e dal dr. Luca Gasperini (CNR-ISMAR Bologna) come Chief Scientist. A bordo lavorano anche dottorandi e giovani ricercatori, con iniziative parallele di divulgazione scientifica. I dati verranno integrati con tecniche di imaging pseudo-3D e con informazioni stratigrafiche pregresse per ricostruire l'evoluzione strutturale dell'Adriatico centro-meridionale. I dettagli della missione sono nella nota stampa ufficiale CNR sul progetto SAFE-26. Chi segue i finanziamenti alla ricerca accademica troverà utile anche la lettura dell'articolo sui 37,5 milioni per il contratto di ricerca universitaria 2025.
Se la campagna identificherà con precisione la faglia offshore di Lesina, i modelli di pericolosità sismica per le comunità costiere dell'Adriatico pugliese potranno essere aggiornati con geometrie reali, riducendo le incertezze che oggi rendono difficile stimare quanto quel fondale si muova davvero. La scienza avanza su più fronti: dalla geologia dei fondali marini all'astronomia, come mostra la scoperta di nuove galassie ultra-diffuse: una rivoluzione nell'astronomia.