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Da un cratere a quattro: la macchina del tempo INGV mappa 160 anni di Etna

Uno studio INGV-Bicocca integra 14 dataset dal 1865 al 2024: il Sud-Est cresce e migra a est, spia del fianco instabile del vulcano.

Un solo grande Cratere Centrale nel 1865, oggi quattro coni attivi. Un team dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) e dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca ha ricomposto 160 anni di trasformazioni della sommità dell'Etna integrando 14 dataset topografici, dalle carte dell'Ottocento ai rilievi con drone del 2024.

Come si costruisce una macchina del tempo per un vulcano

Lo studio, firmato da Cristina Proietti, Federico L. Bonali, Massimo Cantarero, Mimmo Palano, Marco Paratore ed Emanuela De Beni, è pubblicato in open access sull'International Journal of Applied Earth Observation and Geoinformation. Il gruppo del GeoVires Lab di Milano-Bicocca e dell'Osservatorio Etneo dell'INGV ha portato sullo stesso riferimento geodetico fonti profondamente diverse: la carta topografica del 1865 dell'Istituto geografico militare, fotografie aeree del Novecento, immagini satellitari, rilievi lidar e modelli da drone ad alta risoluzione.

La firma metodologica è la procedura di co-registrazione, validazione e propagazione statistica degli errori: per ogni dataset gli autori calcolano gli scarti planimetrici e verticali rispetto al riferimento 2024, così da separare le variazioni morfologiche reali dal rumore proprio di ciascuna fonte. Un esercizio di rigore sull'incertezza che ricorda l'ingegneria di precisione della metrologia atomica di ultima generazione. Il prodotto finale è una serie storica di modelli digitali 2.5D che copre dal 1865 al 2024, con la sommità dell'Etna che diventa un oggetto confrontabile quantitativamente da un decennio all'altro.

Il Sud-Est cresce e migra a est: la spia del fianco instabile

I quattro crateri sommitali (Voragine, Bocca Nuova, Nord-Est e Sud-Est) non evolvono in modo uniforme. La Voragine è in fase di crescita costruttiva recente, Bocca Nuova e Nord-Est alternano cicli di riempimento e subsidenza, mentre il Sud-Est, il più giovane della sommità, mostra una crescita marcata accompagnata da una progressiva espansione verso est.

Il dato non è isolato. Nel 2021, dopo una cinquantina di episodi parossistici, proprio il Cratere di Sud-Est ha portato la vetta ufficiale del vulcano a 3.357 metri sul livello del mare, il nuovo record altimetrico misurato dall'INGV su immagini Pléiades, scalzando il Nord-Est che deteneva il primato da circa quarant'anni. Gli autori dello studio ricollegano l'asimmetria evolutiva tra i coni alle zone di rift di Nord-Est e Sud e al più ampio scivolamento del fianco orientale dell'Etna verso il Mediterraneo, un fenomeno documentato da anni con reti GPS e sensori acustici sottomarini.

In altre parole, la crescita del cono più attivo dell'Etna non è un fatto locale: è il segnale di superficie di una deformazione strutturale che coinvolge l'intero versante orientale del vulcano. Avere una baseline topografica lunga 160 anni permette, per la prima volta, di leggere questa migrazione come un processo continuo e non come una somma di episodi eruttivi isolati.

Un metodo trasferibile e una mappa per il tatto

Il valore della ricostruzione va oltre l'Etna. Il flusso di lavoro proposto per far dialogare cartografia storica, fotogrammetria e telerilevamento moderno è pensato come approccio riproducibile per estendere l'osservazione quantitativa ad altri vulcani attivi, ben oltre l'epoca del monitoraggio strumentale continuo. La logica di lettura è affine a quella con cui la scienza planetaria ricompone, a distanza di anni, la storia di corpi remoti a partire da dati residui: capita già per oggetti come la luna Encelado di Saturno, e ora diventa applicabile anche alla sommità di un vulcano già ben monitorato.

Sul fronte della divulgazione, i modelli digitali dei crateri sono stati stampati in 3D per essere esplorati con il tatto, in modo che anche persone non vedenti possano leggere la morfologia dell'Etna e le sue trasformazioni nel tempo. Una scelta che riporta la scienza sul terreno della percezione, un canale su cui la ricerca continua a mostrare quanto conti l'esperienza diretta fin dai primi anni di vita.

Con 160 anni di dati riportati su un unico riferimento geodetico, l'evoluzione dei crateri smette di essere una sequenza di episodi eruttivi e diventa un profilo continuo, da confrontare cratere per cratere con la dinamica del vulcano che li ospita.

Pubblicato il: 30 settembre 2026 alle ore 13:14