Il Ministero dell'Università e della Ricerca ha firmato il 5 giugno 2026 l'Accordo per la coesione, che destina 381,18 milioni di euro al sistema nazionale della ricerca. Il documento porta la firma del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e della Ministra Anna Maria Bernini ed è stato siglato insieme agli ultimi cinque accordi che il Governo ha chiuso con altri ministeri. La quota MUR fa parte del pacchetto complessivo da circa 1,7 miliardi attivato negli ultimi sei accordi di coesione.
Come si dividono i 381 milioni
La dotazione si articola su due canali. 306,76 milioni arrivano dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, 74,41 milioni dal fondo rotativo. La parte non rotativa finanzierà direttamente infrastrutture e progetti di ricerca: sono risorse a fondo perduto che resteranno sui capitoli MUR fino all'esaurimento del piano. La quota a rotazione tornerà invece nella disponibilità del Ministero a fronte dei rimborsi previsti dai beneficiari, ed è quindi destinata a finanziamenti agevolati di soggetti pubblici e privati.
Il MUR ha indicato quattro priorità tematiche: tecnologie quantistiche, High Performance Computing, intelligenza artificiale e filiere nazionali dei materiali. Una quota dedicata da 50 milioni è riservata al capitale umano specializzato, cioè al reclutamento e alla formazione di personale altamente qualificato per università, enti pubblici di ricerca e imprese. Per il potenziamento delle infrastrutture di ricerca pubbliche la priorità geografica è il Mezzogiorno, coerente con la regola che riserva l'80% delle risorse del FSC alle aree del Sud.
La chiusura del ciclo degli accordi di coesione
L'intesa firmata al MUR rientra negli ultimi sei accordi che il Governo ha sottoscritto con i ministeri per attivare circa 1,7 miliardi del Fondo per lo sviluppo e la coesione. Con questo passaggio la legislatura chiude un percorso avviato nel 2023 sul versante delle politiche di coesione, completando la copertura dei dipartimenti ministeriali coinvolti nelle aree del FSC. Restano fuori dal conteggio gli accordi già siglati con regioni e province autonome, contabilizzati a parte.
Il quadro complessivo conta 34 accordi tra regioni, province autonome e dipartimenti, per un valore superiore ai 50 miliardi. Il piano MUR si pone come linea di continuità con il PNRR: punta a consolidare i risultati delle prime tranche di investimento e a sostenere la spesa per ricerca anche oltre la scadenza del Piano nazionale, prevista per giugno 2026. Per i testi ufficiali si rimanda al Comunicato MUR del 5 giugno 2026 e alla Programmazione del Fondo sviluppo e coesione 2021-2027.
Le prossime tappe riguardano la messa a terra delle risorse: per il fondo rotativo serviranno bandi specifici del MUR, mentre la quota FSC seguirà la programmazione 2021-2027 sotto il monitoraggio del CIPESS. Sulle priorità quantum, HPC e intelligenza artificiale il Ministero non ha ancora indicato un calendario di pubblicazione dei bandi né una ripartizione di dettaglio per singola linea tematica.