Campi Flegrei: le attuali condizioni escludono un'eruzione imminente secondo gli ultimi studi INGV-Università di Ginevra
Indice dei paragrafi
* Introduzione * Attualità e percezione del rischio nei Campi Flegrei nel 2026 * Il bradisismo e il ruolo delle intrusioni magmatiche * Analisi dettagliata dello studio INGV-Università di Ginevra * Il confronto con l’eruzione del 1538 * Serbatoio magmatico: caratteristiche e implicazioni * Possibili scenari futuri secondo le ricerche scientifiche * Ruolo della comunicazione nel contesto dei Campi Flegrei * Il monitoraggio costante e gli strumenti di prevenzione * Impatto sul territorio e sulla popolazione locale * Conclusioni: una riflessione sulle reali prospettive eruttive
Introduzione
I *Campi Flegrei*, situati nell’area occidentale di Napoli, rappresentano uno dei distretti vulcanici più studiati d’Europa. Da secoli, questo complesso vulcanico suscita l’attenzione di scienziati, autorità e popolazione per la sua storia geologica e le potenzialità eruttive. Negli ultimi anni, la ripresa di fenomeni come il *bradisismo* ha riacceso il dibattito pubblico sul rischio di una nuova eruzione, ma quali sono le reali condizioni del vulcano oggi? Un recente studio congiunto, condotto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e l’Università di Ginevra, chiarisce lo stato attuale dei Campi Flegrei.
Attualità e percezione del rischio nei Campi Flegrei nel 2026
Nel corso del 2026, il tema del rischio eruzione Campi Flegrei è stato tra i più discussi nell’ambito della scienza e della protezione civile. La presenza di fenomeni significativi come il bradisismo, ovvero il lento sollevamento e abbassamento del suolo, ha accresciuto la preoccupazione tra chi vive nell’area flegrea e nella città di Napoli. Articoli e notizie sui possibili scenari di una eruzione vulcanica si susseguono quasi quotidianamente, associando spesso lo stato attuale dei Campi Flegrei a situazioni di allarme.
Ma quanto è reale questo rischio? Gli esperti, a più riprese, hanno richiesto attenzione a non confondere fatti scientifici con percezioni eccessivamente allarmistiche. Lo studio INGV-Università di Ginevra, pubblicato nel gennaio 2026, fa chiarezza proprio su questi aspetti, offrendo dati accurati e aggiornati sullo stato attuale del vulcano.
Il bradisismo e il ruolo delle intrusioni magmatiche
Uno dei temi centrali delle ricerche più recenti riguarda proprio il fenomeno del bradisismo. Questo termine indica il lento movimento verticale della crosta, causato principalmente dalla pressione esercitata dal magma in risalita nei condotti vulcanici.
Secondo lo studio, _il bradisismo attuale nei Campi Flegrei è alimentato da continue intrusioni di magma a circa 4 chilometri di profondità sotto il suolo_. Questa dinamica rappresenta un segnale importante da monitorare, ma non è di per sé indicativa dell’imminenza di una eruzione. È necessario infatti che il magma formato raggiunga un *volume critico* e determinate condizioni fisico-chimiche affinché si verifichi un evento esplosivo. Attualmente, il ridotto volume del serbatoio magmatico rappresenta un ostacolo concreto verso questa possibilità.
Analisi dettagliata dello studio INGV-Università di Ginevra
Lo studio congiunto INGV-Università di Ginevra, punto di riferimento nella vulcanologia internazionale, si è basato su una combinazione di rilievi geochimici, dati sismici, osservazioni geodetiche e simulazioni numeriche. L’obiettivo principale era valutare la reale capacità attuale del sistema vulcanico dei Campi Flegrei di generare un’eruzione, anche minima.
Principali risultati della ricerca
* Le condizioni attuali non sarebbero in grado di generare un'eruzione. Secondo i ricercatori, il volume e le caratteristiche del serbatoio magmatico sono attualmente insufficienti per sostenere un’eruzione vulcanica, sia essa di piccola o grande entità.
* Occorrerebbero decine di anni per un evento simile a quello del 1538. Gli studiosi sottolineano che, per raggiungere le condizioni necessarie a replicare un’eruzione come quella della *Monte Nuovo*, avvenuta nel 1538, dovrebbero trascorrere ancora molti decenni di accumulo magmatico e evoluzione dei processi sotterranei.
* Il ridotto volume del serbatoio magmatico ostacola l’eruzione. La quantità attuale di magma raccolta nella camera magmatica è decisamente bassa. Ciò si traduce in una pressione insufficiente per fratturare le rocce sovrastanti e permettere al magma di fuoriuscire in superficie.
Queste conclusioni rafforzano l’importanza di un costante monitoraggio scientifico, ma ridimensionano anche molte delle paure circolanti tra la popolazione circa l’imminenza di una eruzione nei Campi Flegrei.
Il confronto con l’eruzione del 1538
Uno dei punti chiave per comprendere il rischio vulcanico attuale è il confronto storico con l’unica eruzione registrata in età moderna nell’area: quella del 1538, che diede origine al *Monte Nuovo*.
Gli studiosi dello *Studio INGV Campi Flegrei* sottolineano come le condizioni che portarono a quell’evento, di grande portata e impatto sulla geografia locale, si siano verificate dopo decenni di costruzione magmatica continua e silente.
Nel dettaglio:
* Prima dell’eruzione, si verificarono lunghi periodi di bradisismo e accumulo magmatico a profondità variabili. * La pressione esercitata dal serbatoio magmatico raggiunse un livello critico. * Solo allora si aprì il cammino per la risalita del magma e la conseguente fuoriuscita in superficie.
L’attuale situazione, secondo quanto riportato nella ricerca, è ben lontana da tale scenario: il *rischio eruzione Campi Flegrei* resta quindi molto basso nel breve e medio periodo.
Serbatoio magmatico: caratteristiche e implicazioni
Un altro elemento fondamentale dello studio riguarda la natura del *serbatoio magmatico* dei Campi Flegrei. Sono proprio dimensioni, morfologia e volume a condizionare in modo decisivo la possibilità di un’eruzione.
Oggi il serbatoio magmatico si presenta:
* Con un volume ridotto rispetto alle grandi eruzioni storiche. * Localizzato ad una profondità di circa 4 km. * Caratterizzato dalla presenza di intrusioni magmatiche episodiche e parzialmente cristallizzate.
Senza una crescita significativa di questo serbatoio, che può avvenire solo nel corso di molti anni o decenni, è sostanzialmente esclusa la possibilità di una eruzione anche di piccola scala.
Possibili scenari futuri secondo le ricerche scientifiche
Se il pericolo di un’eruzione imminente appare minimo, è comunque fondamentale valutare continuamente i possibili sviluppi futuri del sistema vulcanico napoletano.
Gli esperti di *Vulcanologia Campi Flegrei* ipotizzano diversi scenari:
1. Bradisismo persistente senza eruzione. È lo scenario più probabile nell’attuale contesto: il suolo continuerà a sollevarsi e abbassarsi per effetto delle intrusioni magmatiche profonde.
1. Crescita progressiva del serbatoio magmatico. In alcuni casi, se le condizioni mutassero e il volume della camera magmatica aumentasse significativamente, nel corso di decenni potrebbe crearsi una condizione simile a quella del 1538, ma non prima di allora.
1. Eventi idrotermali. Oltre alle eruzioni propriamente dette, esiste la possibilità — già osservata in passato — di fenomeni idrotermali localizzati, come fuoriuscite di gas o piccoli sfiati a carattere esplosivo, decisamente meno pericolosi rispetto ad una vera eruzione.
In ogni caso, lo *Stato attuale Campi Flegrei* non lascia spazio a previsioni immediate di eventi vulcanici importanti.
Ruolo della comunicazione nel contesto dei Campi Flegrei
Un elemento cruciale nell’ambito della gestione del rischio è la comunicazione efficace e trasparente tra comunità scientifica, istituzioni e cittadini. È fondamentale diffondere informazioni aggiornate e affidabili che aiutino la popolazione a distinguere tra *reale rischio eruzione Campi Flegrei* e timori infondati.
Le autorità locali e la Protezione Civile collaborano con l’INGV al fine di:
* Garantire la diffusione di comunicati ufficiali tempestivi. * Offrire consulenze personalizzate ai residenti su comportamenti corretti in caso di cambiamenti degli scenari. * Sviluppare piani di evacuazione e simulazioni periodiche per una maggiore preparazione della popolazione.
Azioni queste che hanno contribuito a migliorare la percezione della sicurezza sul territorio e a ridurre il rischio di panico legato a informazioni errate o non verificate.
Il monitoraggio costante e gli strumenti di prevenzione
Nei Campi Flegrei, il monitoraggio scientifico continuo rappresenta il pilastro della prevenzione. Gli strumenti attualmente a disposizione degli scienziati permettono di rilevare in modo rapido ed efficace i principali cambiamenti nel sistema vulcanico.
Tra i principali sistemi di sorveglianza:
* Rete sismica: consente di registrare i microsismi e la loro profondità. * Stazioni GPS: monitorano costantemente i movimenti verticali e orizzontali del suolo. * Rilievi geochimici: analizzano le variazioni nella composizione dei gas emessi. * Analisi satellitari: integrano lo studio dei fenomeni di deformazione su vasta scala.
Tali strumenti, integrati tra loro, consentono di fornire previsioni sempre più accurate e di intervenire tempestivamente in caso di segnali anomali.
Impatto sul territorio e sulla popolazione locale
Il rischio vulcanico nei Campi Flegrei ha sempre avuto un impatto sociale ed economico rilevante. La presenza di una fitta rete urbana, la vicinanza alla città di Napoli e la densità di popolazione costituiscono elementi di straordinaria complessità nella gestione delle emergenze.
Le ricerche su Campi Flegrei e il 1538 e le politiche di comunicazione mirate hanno permesso negli anni di sviluppare una maggiore consapevolezza collettiva:
* Molte scuole dell’area dedicano ogni anno specifiche attività didattiche sulla sicurezza vulcanica. * I piani urbanistici regionali tengono conto delle zone a rischio, regolamentando nuove costruzioni in aree particolarmente vulnerabili. * Cresce il numero di residenti che partecipa attivamente alle esercitazioni organizzate dal Dipartimento della Protezione Civile.
Questo percorso di formazione e informazione rafforza la capacità di risposta della popolazione in caso di qualsiasi emergenza, vulcanica o meno.
Conclusioni: una riflessione sulle reali prospettive eruttive
Le evidenze scientifiche emerse dallo *Studio INGV Campi Flegrei* condotto in collaborazione con l’Università di Ginevra permettono — oggi più che mai — di escludere la possibilità di un’eruzione imminente nei Campi Flegrei. La combinazione di un serbatoio magmatico di ridotto volume, bradisismo alimentato da intrusioni poco significative in termini di energia potenziale e assenza di segnali pre-eruttivi, rassicura la popolazione e le autorità.
Tuttavia, l’area flegrea resta tra le più osservate d’Europa proprio per la sua storia e la sua complessità. La ricerca scientifica, il monitoraggio costante e il coinvolgimento della comunità locale sono e resteranno strumenti fondamentali per prevenire emergenze e minimizzare gli impatti sulla vita di oltre mezzo milione di persone direttamente interessate.
Ricordando che i grandi eventi naturali sono spesso il risultato di processi lunghissimi e graduali, è importante affidarsi sempre a fonti autorevoli, come l’INGV, per ogni informazione riguardante l’evoluzione del vulcano.
In sintesi, le condizioni attuali escludono qualsiasi rischio reale di eruzione nei prossimi anni. La chiave per la sicurezza resta la conoscenza condivisa e la vigilanza scientifica, a garanzia di un futuro più sereno per chi vive e lavora ai piedi dei Campi Flegrei.