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Batterie di carta che si sciolgono nello stomaco: firma italiana al MIT

Un anodo di magnesio e un catodo di molibdeno erogano 1,84 V per tre giorni nello stomaco dei maiali. Il trial umano SAFARI parte tra due anni al MIT.

Le nuove batterie ingeribili grandi come dischetti da 7,5 millimetri erogano 1,84 volt per tre giorni all'interno dello stomaco, poi si dissolvono senza lasciare metalli pesanti. Lo studio è pubblicato il 22 settembre 2026 su Nature Chemical Engineering e in fondo al paper c'è la firma di Giovanni Traverso, ricercatore italiano al MIT.

Anodo di magnesio, catodo di molibdeno, tutto tenuto insieme dalla carta

La struttura è biocompatibile per progetto. L'anodo è una lega di magnesio, il catodo è triossido di molibdeno tenuto insieme da nanofibre di cellulosa. Magnesio e molibdeno sono micronutrienti che il corpo utilizza in tracce, non ioni tossici come nelle pile a bottone al litio. L'elettrolita è un liquido ionico biodegradabile e uno strato di cera naturale protegge l'insieme, controllando quando la batteria smette di lavorare. Le prestazioni di picco sono 1,84 volt per circa tre giorni, poi il degrado prosegue per settimane.

I prototipi hanno due forme: un disco da 7,5 millimetri di diametro e una barretta lunga 24 millimetri. In ambiente acido, come quello gastrico, il dispositivo si dissolve completamente entro 90 giorni. Tutti i dettagli sui materiali e sulla dinamica di degradazione sono nel Comunicato ufficiale MIT sul prototipo bioriassorbibile.

Grelina più 50% in 20 minuti, cosa dicono i test sui maiali

Sui suini il team ha dimostrato due applicazioni concrete e non speculative. Nella prima un tag RFID è incapsulato nella batteria e trasmette dati sull'assunzione di farmaci in tempo reale: la comunicazione con il ricevitore esterno resta stabile fino a 1,5 metri di distanza, con il dispositivo nel tratto gastrointestinale dell'animale.

La seconda applicazione è più clinica. Una capsula collegata alla batteria eroga una stimolazione elettrica sulla parete gastrica: dopo 20 minuti di corrente i livelli di grelina, l'ormone che regola la fame, sono saliti del 50%. È la stessa via biologica che i farmaci contro la cachessia oncologica e l'anoressia da malattia cronica cercano di attivare, senza raggiungerla in modo così mirato. Oggi la stimolazione della grelina richiede infusioni continuative o farmaci sistemici; una capsula elettroceutica potrebbe sostituire entrambi con venti minuti di corrente controllata.

Le batterie ingeribili prodotte finora, agli ossidi metallici o al litio a bottone, non sono biodegradabili e richiedono un intervento endoscopico per il recupero al termine della terapia. Il primo autore del paper, Mehmet Girayhan Say, ex postdoc nel laboratorio tra MIT e Brigham and Women's Hospital, cita i migliaia di incidenti annui da ingestione accidentale nei bambini come motivo principale del progetto.

Il trial umano SAFARI parte tra due anni, con i soldi di Novo Nordisk

Prima di arrivare in ospedale la tecnologia deve superare studi di tossicità estesi e una fase di miniaturizzazione dei componenti attivi. Il primo trial clinico ha già un nome, SAFARI, ed è previsto in circa due anni. Sarà anche il primo test in cui l'aderenza a un farmaco viene registrata all'origine, dentro l'esofago, invece che stimata a valle con questionari, conteggio delle pillole o dosaggi ematici. Il dato più atteso non è la tensione ma la stabilità elettrica in stomaci umani a pH variabile.

Sul fronte finanziamenti vale la pena guardare i nomi. Oltre al Department of Mechanical Engineering del MIT e al Brigham and Women's Hospital, i soldi arrivano da ARPA-H, l'agenzia biomedica statunitense per la ricerca ad alto rischio, e da Novo Nordisk. Il colosso danese oggi noto per Ozempic e Wegovy sta finanziando un dispositivo che modula lo stesso ormone della fame che i suoi farmaci antidiabetici sopprimono in modo sistemico. Un tema che tocca anche la questione dei dati sanitari personali e dell'alfabetizzazione digitale in Italia quando questi sensori entreranno nelle terapie di routine.

Il salto dalla capsula per suini alla pillola disponibile in farmacia resterà lungo, con anni di trial umani davanti. Ma la corsa verso strumenti sempre più piccoli e misure sempre più dirette, dai salti quantici del suono osservati a Stanford alla prima lettura diretta del campo magnetico di un esopianeta, trova qui un tassello concreto: una fonte di energia che si spegne da sola quando la terapia è finita.

Pubblicato il: 23 settembre 2026 alle ore 13:33