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A Tiro tornano i sub: il livello più antico è quello meno vulnerabile

I subacquei tornano a Tiro. Ma il porto fenicio a pochi metri di profondità è più protetto delle rovine romane, in lista UNESCO in pericolo dal 2026.

A Tiro, nel sud del Libano, i sub sono tornati fra le mura fenicie e la strada lastricata sommerse a pochi metri dalla costa. Le rovine romane in superficie sono invece nella lista UNESCO del patrimonio in pericolo dal 22 luglio 2026, dopo i danni documentati durante la guerra tra Israele ed Hezbollah.

Cosa vedono i sub oggi al largo di Tiro

Le strutture accessibili al largo della costa comprendono lunghi tratti di mura, la base di una via lastricata e i resti del molo che chiudeva il porto settentrionale della città. Sono la porzione di Tiro che il mare ha inghiottito con l'innalzamento del livello marino e con la subsidenza costiera nei duemila anni successivi all'apogeo fenicio.

Il ritorno delle immersioni è lento. Nel 2024 gli ingressi turistici in Libano sono crollati del 32,1%, passando da 1,67 milioni ad appena 1,13 milioni di arrivi, e i primi gruppi stranieri sono ricomparsi solo dopo il cessate il fuoco del novembre 2024 tra Israele ed Hezbollah. Gli operatori parlano di un interesse crescente per i siti subacquei, ma le presenze restano molto sotto i livelli pre-bellici.

Il porto fenicio più antico del Mediterraneo è ancora intatto

Il molo sommerso identificato nel 2001 dal team di Ibrahim Noureddine sul lato nord dell'isola antica misura circa 80 metri di lunghezza e 12,7 di larghezza, formato da grandi blocchi disposti di taglio. Le indagini avviate da Honor Frost già nel 1966 e proseguite dalla Direzione generale delle antichità libanese lo interpretano come manufatto portuale fenicio dell'Età del Ferro: uno dei più antichi impianti portuali fenici mai individuati nell'intero bacino del Mediterraneo.

Sopra il pelo dell'acqua la situazione è opposta. La città iscritta nel patrimonio UNESCO dal 1984 ha subito colpi diretti: un raid del giugno scorso ha danneggiato un edificio storico, i generatori elettrici e gli uffici della Direzione generale delle antichità libanese, oltre a parte di uno degli scavi. Il 22 luglio 2026 il Comitato del Patrimonio Mondiale, riunito a Busan per la 48ª sessione, ha inserito Tiro nella lista del patrimonio in pericolo su richiesta del governo libanese.

Nel novembre 2024 la Convenzione dell'Aia del 1954 aveva già esteso la Protezione Rafforzata a 34 siti culturali libanesi, portati a 39 nell'aprile 2026, fra cui Byblos, Baalbek, il Museo Nazionale di Beirut e i complessi archeologici di Tiro. È il livello massimo di immunità giuridica contro attacchi militari previsto dal diritto internazionale.

Turismo, ricerca e la zona franca sotto il livello del mare

Il porto fenicio sommerso non compare in nessuna delle liste UNESCO in pericolo e non risulta mai colpito. La quota sotto zero è di fatto il livello più protetto della città oltre che il più antico della sua stratigrafia, con lo stesso principio con cui i suoni del grillo del Giurassico ricostruito nel 2026 è arrivato ai ricercatori solo grazie a fossili preservati per centinaia di milioni di anni sottoterra.

Per la ricerca il quadro è più delicato: le missioni bilaterali continuano, dalla missione archeologica italiana a Tiro coordinata dalla Farnesina ai lavori del team libanese sul molo settentrionale, ma la logistica dipende dalla tenuta del cessate il fuoco. Il turismo culturale prima della guerra valeva il 6,6% del PIL libanese: nel 2024 è sceso al 5,5%, con 1,35 miliardi di dollari di mancati incassi stimati fra ottobre 2023 e settembre 2024.

Nei prossimi mesi il rimbalzo dipenderà da tre fattori tangibili: la tenuta della tregua tra Israele ed Hezbollah, la capacità delle autorità libanesi di riaprire in sicurezza gli accessi ai siti a terra e la ripresa dei voli internazionali su Beirut. Fino ad allora, per l'archeologia di Tiro, il fondale a pochi metri sotto la superficie del mare resta la vera zona franca del sito UNESCO.

Pubblicato il: 21 settembre 2026 alle ore 13:45