Il Mezzogiorno chiude il 2026 con un Pil in crescita dello 0,8%, superiore allo 0,7% stimato per il Centro-Nord. Lo indica l'aggiornamento delle previsioni Svimez per il triennio 2026-2028, presentato il 31 luglio a Roma. Il sorpasso è però temporaneo: nel 2027 il Sud rallenterà a +0,4%, sotto il +0,5% del Centro-Nord, e la traiettoria dipende quasi interamente dal ritmo di spesa dei fondi europei. Il Pil nazionale segue lo stesso profilo, con un rallentamento allo 0,5% nel 2027.
I 9,3 miliardi di Pnrr che spingono le costruzioni
Il differenziale positivo del 2026 nasce dal picco degli investimenti Pnrr, che al Sud raggiungeranno il massimo storico di 9,3 miliardi di euro, tre in più rispetto al 2025 e destinati per circa la metà a opere pubbliche. Nel Centro-Nord l'incremento sarà di circa due miliardi. La componente degli investimenti è la più vivace della domanda interna, mentre consumi ed esportazioni restano deboli. Il settore delle costruzioni cresce del 6,2% al Sud, il doppio rispetto al 2025, contro il 4,6% del Centro-Nord. Rispetto al periodo pre-Covid gli investimenti pubblici risultano circa il doppio dei valori di allora. L'inversione di tendenza è considerata dal rapporto decisiva per rilanciare le condizioni d'offerta nel Mezzogiorno, dove anni di disinvestimento hanno inciso negativamente sulla dotazione infrastrutturale e sulla produttività.
Consumi ed export frenati dall'inflazione
L'inflazione stimata al 2,7% in Italia e Centro-Nord e al 2,6% al Sud pesa sulla spesa delle famiglie, che nel Mezzogiorno cresce dello 0,8% e nel Centro-Nord dello 0,9%. Il differenziale di 0,1 punti a favore del Sud non basta a colmare il gap sui consumi. La componente in beni risente maggiormente dell'aumento dei prezzi, mentre la spesa in servizi resta più resiliente. Le esportazioni rallentano: +1,6% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud, condizionate dalle tensioni nel Golfo Persico e dalla dinamica dei prezzi energetici. Il quadro di finanza pubblica del triennio 2026-2028 resta prudente, con l'obiettivo di riportare il deficit entro il 3% dal 2026, mentre gli investimenti pubblici restano l'unica voce a mantenersi su livelli storicamente elevati. La combinazione di inflazione persistente, consumi tiepidi ed esportazioni fragili configura una ripresa condizionata soprattutto dallo scenario internazionale e dalle politiche pubbliche di sostegno.
Dal 2027 il graduale esaurirsi delle misure Pnrr fa perdere slancio all'accumulazione meridionale: il Pil del Sud si dimezza a +0,4%, mentre il Centro-Nord sale al +0,5%. Nel triennio la traiettoria del Mezzogiorno resta agganciata al ritmo di spesa dei fondi europei. Il 2026 si colloca quindi come snodo di un ciclo fondato sugli investimenti pubblici: senza una rotazione verso capitale privato e politiche industriali strutturali, il vantaggio registrato dal Sud resta contenuto nell'arco di dodici mesi. Il rapporto Svimez individua nel triennio il banco di prova della capacità di trasformare la spinta straordinaria dei fondi europei in dinamiche di crescita più durature.