Dal settembre 2026, uno studente marocchino che sceglie una triennale in un’università pubblica francese pagherà €2.895 all’anno: 16 volte le €178 che avrebbe pagato nel 2025-26. Per una magistrale, la cifra sale a €3.941. L’aumento non riguarda gli iscritti già in corso, ma vale da subito per tutte le nuove immatricolazioni.
La fine dell’esenzione che quasi nessuno applicava
Fino al 2025-26, il 90% degli studenti non-UE iscritti nelle università francesi pagava lo stesso contributo dei colleghi europei: €178 per la triennale, €254 per la magistrale. Il sistema dei “droits différenciés” - tasse differenziate per i non-UE - era stato introdotto nel 2019, ma era rimasto lettera morta: quasi nessun ateneo lo aveva applicato autonomamente, preferendo attrarre studenti stranieri con tariffe competitive.
Con il piano "Choose France for Higher Education" del Ministero francese, annunciato il 21 aprile 2026 dal ministro Philippe Baptiste, le università perdono la discrezionalità sulle esenzioni. Dal settembre 2026 le tasse differenziate diventano obbligatorie per almeno il 70% degli iscritti non-UE. L’esenzione scende progressivamente: al massimo il 30% nel 2026-27, il 25% nel 2027-28, il 20% dal 2028-29. Le entrate aggiuntive attese per gli atenei ammontano a €250 milioni l’anno.
France Universités, l’associazione che riunisce gli atenei francesi, ha avvertito che la riduzione delle esenzioni “non limiterà l’effetto deterrenza” e che il sistema di borse di studio creerà “un’inflazione amministrativa massiccia”. I beneficiari delle esenzioni rimaste sono i titolari di borsa governativa francese e gli studenti in mobilità nell’ambito di accordi istituzionali già in essere.
Chi paga di più: Maghreb e Africa subsahariana sopra il 50%
Il peso della riforma ricade su una fascia geografica precisa. Nei 443.500 studenti stranieri iscritti nelle università francesi nel 2024-25 - un record con +3% sull’anno precedente - oltre il 50% proveniva dal Maghreb e dall’Africa subsahariana. I principali paesi di origine includono Marocco, Algeria, Senegal, Tunisia, Costa d’Avorio, Camerun e Libano: tutti non-UE, tutti soggetti alle nuove tariffe. Gli studenti italiani in Francia (21.037) sono cittadini UE e restano invece esenti dall’aumento.
Il Marocco è il primo paese di provenienza in assoluto. Ma già nel 2024-25, prima dell’annuncio ufficiale, gli iscritti marocchini in Francia avevano registrato un calo del 3% rispetto all’anno precedente. I flussi di mobilità avevano già iniziato ad adeguarsi mentre gli atenei erano ancora formalmente liberi di concedere esenzioni.
L’Unione degli Studenti Europei e la Fédération des Associations Générales Étudiantes francese hanno contestato la misura definendola “un sistema in cui l’accesso all’istruzione è determinato dalla nazionalità e dalla capacità economica”. La riforma colpisce soprattutto studenti provenienti da paesi francofoni, che sceglievano la Francia per la vicinanza linguistica oltre che per i costi ridotti.
La Germania non fa pagare nulla: dove vanno i non-UE?
Per misurare la portata del cambiamento vale il confronto europeo. Le università pubbliche tedesche non applicano tasse di iscrizione agli studenti stranieri non-UE: i costi si limitano a contributi amministrativi semestrali tra €150 e €350, spesso includenti l’abbonamento ai trasporti locali. Le università italiane applicano tasse tra €1.000 e €3.000 l’anno per i non-UE, calcolate su fasce di reddito. La Gran Bretagna post-Brexit chiede mediamente £9.500 all’anno agli internazionali.
Con le nuove tariffe francesi, una triennale completa costerà a uno studente non-UE oltre €8.600 di sole tasse, contro €0-1.000 in Germania. La preoccupazione degli atenei è che l’aumento scoraggi proprio gli studenti più qualificati dai paesi francofoni, che trovano ora nell’università tedesca - gratuita e con una presenza internazionale in crescita - un’alternativa concreta.
Il piano punta a una “attrattività qualitativa e mirata”, con l’obiettivo formale di raggiungere 500.000 studenti internazionali entro il 2027, traguardo già quasi raggiunto con 443.500. Il rischio segnalato dai critici è che la selezione avvenga sul reddito, non sul merito, con la conseguenza che la Francia perda terreno tra i paesi francofoni dell’Africa proprio mentre si afferma come alternativa all’accademia statunitense.