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Studenti in piazza in tutta Italia: scontri a Torino e a Roma davanti al Ministero dell'Istruzione

Cortei degli studenti in oltre venti città italiane il 16 ottobre: tensioni a Torino, richieste sulla manovra e saldatura con lo sciopero del 30.

Migliaia di studenti sono scesi in piazza il 16 ottobre 2026 in oltre venti città italiane per il "No Meloni Day", la giornata di mobilitazione nazionale convocata dai collettivi contro la politica scolastica del governo. A Torino il corteo si è concluso con il lancio di sassi e bottiglie contro gli agenti in piazza Castello, a Roma con petardi e fumogeni davanti alla sede del Ministero dell'Istruzione e del Merito in viale Trastevere. La protesta ha coinvolto tanto gli istituti superiori quanto gli atenei, con la convergenza di sindacati studenteschi e collettivi universitari.

Le piazze e i numeri della mobilitazione

I collettivi studenteschi, con OSA in prima fila, hanno rivendicato oltre 400mila partecipanti sul territorio nazionale: si tratta di una stima degli organizzatori, non confermata dalle questure. A Roma piazza del Popolo ha raccolto circa 5mila manifestanti, a Milano una partecipazione analoga secondo gli stessi promotori. A Torino i cortei hanno coinvolto circa 2.500 studenti, a Firenze poco più di 2mila. Più contenute le piazze di Bari (circa 700), Cagliari (circa 600) e Venezia (tra 200 e 400), affiancate da sfilate a Padova, Treviso, Genova, Bologna, Pisa, Verona e Belluno.

Il momento più acceso ha riguardato Torino: la polizia ha risposto al lancio di oggetti con idranti e lacrimogeni, mentre alcuni manifestanti hanno imbrattato le fotografie di esponenti del governo esposte lungo il percorso. A Roma gruppi di studenti hanno dato fuoco a bandiere statunitensi e israeliane sotto la sede del dicastero. Episodi minori di tensione sono stati segnalati anche a Milano e Genova, dove i cortei hanno attraversato il centro cittadino senza interruzioni rilevanti della viabilità ordinaria.

Le richieste e la saldatura con lo sciopero del 30 ottobre

Lo slogan ricorrente, "Soldi alla scuola non alla guerra", riassume le leve principali delle piazze: più fondi per l'edilizia scolastica, interventi contro il caro affitti e il caro studentati per gli universitari fuori sede, superamento delle regole che penalizzano gli studenti con background migratorio. Il bersaglio politico esplicito è il decreto firmato dal ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, considerato dai collettivi il simbolo di una stretta disciplinare sul mondo scolastico. Nei cartelli esposti in diverse città compariva il riferimento ai tagli denunciati sui capitoli dell'istruzione a fronte dell'aumento delle risorse per la difesa inserite nella legge di bilancio in discussione.

Il titolare del dicastero ha definito "teppismo politico" le azioni violente registrate in alcune piazze, distinguendole dal diritto di manifestare e invitando le forze dell'ordine a identificare i responsabili dei danneggiamenti. I collettivi hanno annunciato l'adesione allo sciopero generale indetto da CGIL e USB per il 30 ottobre: l'obiettivo dichiarato è saldare la mobilitazione studentesca a quella sindacale sulla manovra economica all'esame del Parlamento, nella quale verranno fissate le cifre destinate a scuola, università e spese per la difesa.

Nelle prossime due settimane la verifica sarà doppia. Da un lato il livello di adesione allo sciopero del 30 ottobre, che misurerà quanto la protesta studentesca riesca a coinvolgere il mondo del lavoro. Dall'altro i passaggi parlamentari sulla manovra, dove emergeranno i numeri reali in capo ai capitoli di spesa contestati nelle piazze di oggi.

Pubblicato il: 16 ottobre 2026 alle ore 13:34