La Polizia di Kathmandu Valley ha perquisito 95 agenzie di consulenza per lo studio all'estero, portando in custodia 69 operatori per sospetta frode, falsificazione documentale e attività non autorizzate. Il blitz è la fase più visibile della stretta del Ministero dell'Istruzione (MoEST), che pochi giorni dopo ha pubblicato la lista ufficiale delle agenzie rinnovate per il 2082/83 - MoEST con 1.459 operatori autorizzati.
Lista MoEST 2025/26 e gap dei rinnovi
Dei 1.459 operatori inseriti nell'elenco, solo circa 760 hanno completato il rinnovo della licenza secondo i dati del MoEST riportati da The PIE News. In Nepal si stima operino circa 4.000 agenzie di consulenza per lo studio all'estero: meno di una su cinque ha quindi una licenza pienamente in regola.
Gli arresti, distribuiti tra Kathmandu (59), Bhaktapur (5) e Lalitpur (5), riguardano 32 agenzie già formalmente accusate di operare senza registrazione presso il Ministero e il Registro delle Imprese. Altre 37 restano sotto indagine attiva. Tra il materiale sequestrato anche timbri governativi falsificati. La Federation of Education Consultancy Entrepreneurs of Nepal ha appoggiato la campagna di pulizia ma ha chiesto al governo di non generare paura ingiustificata tra gli operatori in regola.
NOC +24% in due anni: dove vanno i 123 mila studenti
Il blitz arriva nel momento in cui il Nepal è diventato uno dei principali bacini di mobilità internazionale studentesca al mondo. I No Objection Certificate emessi dal MoEST per lo studio all'estero sono passati da 98.997 nel 2023 a 123.092 nel 2025: +24,3% in due anni. Sinorbis stima che il Paese salirà dal 23º al 7º posto globale per studenti in uscita entro la fine del 2025, con una proiezione di 113.395 partenze.
La concentrazione delle destinazioni resta però estrema. Secondo i dati ICEF Monitor riferiti all'anno fiscale 2023/24, l'80% degli studenti nepalesi va in cinque paesi: Giappone (34.370 NOC), Canada (15.980), Australia (14.370), Regno Unito (13.340) e Stati Uniti (11.260). L'Italia non rientra nella top five e nemmeno tra gli altri sei paesi con oltre 1.000 NOC, in cui figurano India, Emirati Arabi Uniti, Danimarca, Finlandia, Francia e Nuova Zelanda.
Per le università italiane è un segnale duplice. Il bacino cresce a ritmi che nessun altro mercato asiatico registra, ma il vantaggio competitivo dei sistemi anglofoni resta strutturale: nei paesi del Commonwealth le agenzie nepalesi hanno reti capillari, accordi diretti con gli atenei e pacchetti che includono visto, alloggio e prima assistenza. L'Italia, oggi, non compare nemmeno tra le destinazioni minori monitorate.
Il modello italiano non prevede agenzie autorizzate
A differenza del Nepal, l'Italia non ha un registro pubblico delle agenzie di consulenza per studio all'estero. Le pre-iscrizioni degli studenti extra-UE residenti all'estero passano dal portale Universitaly del MUR, che gestisce sia la richiesta di pre-iscrizione sia quella di visto. Le agenzie locali nei paesi di origine non sono accreditate da Roma e operano senza un sistema di licenze paragonabile a quello nepalese.
Per uno studente che sceglie l'Italia significa che la sua pratica non è coperta dalla stretta MoEST sui rinnovi, ma neppure da un canale italiano riconosciuto a Kathmandu. Le 1.459 agenzie della lista MoEST sono autorizzate a operare per qualsiasi destinazione: la verifica delle pratiche per l'Italia resta quindi un controllo nepalese, non italiano.
La proposta di riforma in discussione a Kathmandu prevede un deposito finanziario obbligatorio per il rinnovo delle licenze e un sistema di grading delle agenzie. Una griglia che, se applicata, ridurrebbe ulteriormente il numero di operatori attivi e renderebbe più trasparente il rapporto con gli atenei di destinazione.
Il legislatore nepalese conta di varare i provvedimenti su agent monitoring e priorità di settore per i NOC nelle prossime settimane. Per le università italiane che hanno aperto uffici di reclutamento in Asia è il momento di decidere se intercettare il flusso dal Nepal o cederlo definitivamente ai sistemi anglofoni.