In Nepal 1.500 studenti stranieri si iscrivono ogni anno nelle università locali. L'obiettivo dichiarato da sei atenei nepalesi è portare quel numero a 10.000 entro tre anni, una crescita di quasi sette volte che trasformerebbe il paese in una destinazione riconoscibile per l'istruzione superiore nel Sud Asia.
Sei università per un obiettivo condiviso
La conferenza "Nepal's Readiness for Internationalising Higher Education", organizzata da StudyInNepal in collaborazione con Tribhuvan University, ha riunito per la prima volta sei atenei nepalesi attorno a un piano di internazionalizzazione. Hanno partecipato Kathmandu University, Pokhara University, Purbanchal University, Lumbini Buddhist University e Rajarshi Janak University, insieme a ex ministri dell'istruzione e rappresentanti governativi.
Bikalp Raj Pokhrel, cofondatore di StudyInNepal.com e vicepresidente della Educational Consultancy Association of Nepal, ha indicato un percorso a due velocità: «Con un maggior coinvolgimento universitario, i numeri potrebbero realisticamente crescere a 3.000 nel breve termine. Con riforme politiche favorevoli, il potenziale è di 10.000 studenti entro i prossimi tre anni.»
Il contesto normativo è già cambiato. La riforma di governance avviata dal governo nepalese introduce visti multi-ingresso fino a cinque anni per studenti e ricercatori stranieri, uno degli ostacoli più segnalati da chi valutava il Nepal come destinazione accademica.
Il paradosso: 75 nepalesi all'estero per ogni studente straniero
I numeri rendono l'ambizione tanto concreta quanto difficile. Secondo i dati di ICEF Monitor, nell'ultimo anno fiscale il Nepal ha rilasciato circa 112.595 nulla osta (NOC) per studi all'estero. Con 1.200-1.500 studenti internazionali in entrata nello stesso periodo, il rapporto è di circa 75 a 1: per ogni straniero che arriva, 75 nepalesi partono.
Il tasso di mobilità studentesca in uscita del Nepal è tra i più alti al mondo: circa il 19% degli iscritti all'istruzione superiore studia fuori dai confini nazionali, contro l'1,3% dell'India e l'1,9% della Cina. Il Giappone da solo ospita oltre 34.000 studenti nepalesi, mentre Canada, Australia, Regno Unito e Stati Uniti ne assorbono decine di migliaia complessivamente.
Portare l'inbound a 10.000 studenti ridurrebbe il divario senza eliminarlo: il Nepal resterebbe un esportatore netto di capitale umano accademico. L'obiettivo strategico reale è costruire un'identità accademica internazionale basata su nicchie specifiche che non competono con le università di Singapore o dei Paesi Bassi, ma con un'offerta che nessun altro paese può replicare con la stessa autenticità geografica e culturale.
Buddhismo, glaciologia e medicina: i cinque filoni strategici
La strategia individua cinque aree accademiche ad alto potenziale differenziante per il Nepal:
* Studi buddisti e yoga: Lumbini Buddhist University attira già studenti dalla Cina, con una domanda strutturale dai paesi a maggioranza buddista
* Medicina accessibile: Tribhuvan University iscrive studenti dagli stati indiani di Uttar Pradesh e Bihar grazie al confine aperto; Kathmandu University riceve studenti anche da Maldive e Sri Lanka
* Glaciologia himalayana: Tribhuvan University ha avviato un focus specifico sugli studi glaciali, tema con crescente risonanza internazionale per il cambiamento climatico
* Sostenibilità e apprendimento esperienziale: il Nepal attrae già volontari europei attraverso programmi di scambio culturale attivi da anni
* Scienze di montagna e life skills: università emergenti come Narmaya Yog University sono considerate ad alto potenziale per la formazione legata all'ambiente himalayano
I segnali di mercato esistono già. Kathmandu University registra circa il 12% di laureati internazionali, percentuale significativa in un contesto dove la media del paese è quasi zero. I mercati target identificati comprendono India settentrionale, paesi a maggioranza buddista, Africa, Europa e la diaspora nepalese nel mondo.
Con i visti multi-ingresso in vigore e sei atenei che coordinano l'offerta per la prima volta, le condizioni strutturali sono più solide rispetto al passato. La variabile aperta è il tempo: costruire una reputazione accademica internazionale richiede decenni, non tre anni. Il piano avviato a maggio 2026 è però il primo tentativo coordinato di farlo - e il rapporto 75:1 tra outbound e inbound lascia margini di miglioramento difficilmente replicabili altrove.