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PIL italiano avanti alla Francia: produttività e calo demografico

Crescita acquisita 0,8% contro 0,4% della Francia, produttivita media impresa oltre Germania. Il PIL pro capite +7,7% pesa anche il calo demografico.

Nei primi due trimestri del 2026 l'economia italiana ha guadagnato uno 0,2% congiunturale che porta la crescita acquisita per l'anno allo 0,8%. La Francia, considerata a inizio anno il Paese più dinamico d'Europa, resta ferma allo 0,4%.

Numeri Istat: crescita acquisita 0,8%

I dati Istat sui conti economici trimestrali del secondo trimestre 2026 confermano il quadro: PIL a +0,2% sul primo trimestre e +1,0% tendenziale sul secondo trimestre 2025, con contributo positivo di consumi delle famiglie e investimenti fissi lordi (rispettivamente +0,2 e +0,1 punti percentuali). A spingere l'occupazione, con circa mezzo milione di occupati in più rispetto a due anni fa, secondo la lettura di Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison, sono queste persone che alimentano i consumi nonostante l'Italia abbia perso circa 700-800 mila abitanti negli ultimi sette-otto anni. Nel 2025 la domanda interna e cresciuta dell'1,5%, un ritmo due o tre volte superiore agli altri grandi Paesi dell'area euro.

Produttività: media impresa italiana batte tedesca e spagnola

L'elemento che l'aggregato macroeconomico nasconde riguarda le medie imprese manifatturiere. Eurostat ha pubblicato le ultime rilevazioni sul valore aggiunto per occupato per classi dimensionali: nella fascia 50-249 addetti, la tipica media impresa italiana è più produttiva della tedesca e della spagnola. Il divario si conferma anche nella categoria nuova (250-749 addetti), dove l'Italia stacca nettamente entrambi i concorrenti europei. Non e un dato marginale: è la spina dorsale del manifatturiero, il tessuto che ha assorbito investimenti in Industria 4.0 e politiche di trattenimento dei talenti.

Dopo il ciclo del Superbonus edilizio, che aveva gonfiato artificialmente l'edilizia, il crollo è stato pesante: 50 miliardi in meno di investimenti in costruzioni in termini reali. La caduta è stata compensata dai 30 miliardi annuali di opere pubbliche del PNRR e da circa 20 miliardi di consumi aggiuntivi generati dai nuovi occupati. Un caveat però va posto sul PIL pro capite italiano, cresciuto del 7,7% dal 2019 mentre Regno Unito e Canada restano ai livelli pre-Covid: quella cifra è aiutata dal calo demografico, meno abitanti al denominatore alzano il valore medio. La Spagna, per confronto, ha aggiunto tre milioni di residenti nello stesso periodo e cresce a un ritmo quasi doppio del nostro.

Salari, spread e turismo: dove si gioca la partita

Il nodo aperto riguarda i salari nei servizi e in tutte le categorie senza contratti chiari, dove il recupero del potere d'acquisto rispetto all'inflazione cumulata resta parziale. Nel manifatturiero i rinnovi si chiudono in tempi accettabili, con retribuzioni allineate nell'agroalimentare e nel chimico-farmaceutico, ma la coda dei servizi trattiene la media nazionale. C'è poi il capitolo mercati: i BTP decennali oggi rendono meno degli OAT francesi, dopo che Fitch ha promosso l'Italia a BBB+ e ha declassato la Francia da AA- ad A+. Un differenziale che vale miliardi di interessi risparmiati sul debito pubblico e che si riflette sulla capacita di finanziare la prossima manovra.

Sul fronte turistico, il primo trimestre 2026 ha registrato pernottamenti dei turisti stranieri a +12,3% rispetto allo stesso periodo del 2025 secondo Istat, mentre le presenze italiane sono cresciute modestamente (+2,2%). L'Italia oggi e a circa 25 milioni di notti dalla Spagna, uno scarto che si spiega anche con la stagionalità: Sicilia e Sardegna chiudono a settembre, mentre Baleari e Canarie restano operative tutto l'anno. Il ritorno del maltempo dal 9 settembre chiude di fatto la coda della stagione balneare italiana e sposta la domanda residua sulle citta d'arte.

La sfida per la manovra autunnale si gioca su questo terreno: tenere i conti in ordine con una crescita che non è più marginale rispetto ai grandi partner europei, senza abbandonare investimenti pubblici e salari nei comparti dove il potere d'acquisto reale non e ancora tornato ai livelli del 2019.

Pubblicato il: 8 settembre 2026 alle ore 09:31