Il 31 luglio 2024, dopo quasi sei anni di lavori e 13,2 milioni di euro di investimento, i Serrai di Sottoguda hanno riaperto al pubblico. Il canyon scavato dal torrente Pettorina ai piedi della Marmolada, devastato dalla tempesta Vaia nell'ottobre 2018, e' tornato percorribile dopo essere stato per anni il simbolo piu' visibile della ferita inferta alle Dolomiti.
La cicatrice del 2018
Tra il 27 e il 30 ottobre 2018 la tempesta Vaia colpi' il Triveneto con venti che sul Passo Rolle toccarono i 217,3 km/h. Il bilancio finale: circa 41.000 ettari di foresta abbattuti, 14 milioni di alberi al suolo, danni complessivi stimati in oltre 2 miliardi di euro. Il Veneto fu la regione piu' colpita in valore economico, con 1,77 miliardi di euro di danni e 12.227 ettari di boschi distrutti. In Trentino caddero 18.389 ettari, in Alto Adige 4.140.
Rocca Pietore, in alto Bellunese, fu l'epicentro. I Serrai persero 14 ponti, le passerelle e gran parte del fondovalle. L'acqua del Pettorina raggiunse i sei metri di altezza nella gola, una piena senza precedenti recenti. Per anni il canyon, prima percorso da migliaia di visitatori l'anno, rimase chiuso e impercorribile.
Le due rinascite, una visibile e una silenziosa
La ricostruzione procede a due velocita'. La prima e' visibile e celebrata: il percorso ufficiale dei Serrai di Sottoguda riaperti dalla Regione del Veneto e' oggi un'opera di ingegneria naturalistica con passerelle sospese, illuminazione e nuove protezioni idrogeologiche, finanziata con 13,2 milioni di euro dalla Regione del Veneto, di cui circa 3 destinati alla sola messa in sicurezza preliminare delle pareti.
La seconda e' invisibile e silenziosa. Dopo gli alberi caduti e' arrivato il bostrico tipografo, un coleottero che attacca gli abeti rossi indeboliti dallo stress. I numeri della seconda ondata sono dello stesso ordine di grandezza di Vaia. Nel solo Trentino, tra il 2019 e il 2024 il monitoraggio del bostrico nelle foreste del Trentino della Provincia autonoma ha registrato 13.422 ettari colpiti e 2,7 milioni di metri cubi di legname danneggiato. In Veneto, i rilievi 2024 segnalano 8.176 ettari interessati.
Il paradosso e' che molti boschi apparentemente sopravvissuti alla tempesta sono morti dopo, in piedi, divorati dall'insetto che si era alimentato dei tronchi abbattuti. Per chi attraversa oggi l'Agordino, l'effetto visivo e' quello di chiazze rosso bruno di abeti secchi che si alternano alla vegetazione in ripresa.
Il picco dell'epidemia e' alle spalle
I dati 2024-2025 segnano una svolta nell'epidemia. In Trentino il legname danneggiato e' sceso a circa 250.000 metri cubi, contro gli 1,3 milioni di metri cubi del 2022-2023. Le catture medie di bostrico nelle trappole di monitoraggio sono crollate da una media di 21.000-27.000 individui all'anno tra il 2020 e il 2023 a 4.839 nel 2024. Solo il 18% delle trappole, nel 2024, ha superato la soglia critica delle 8.000 catture, contro il 75-85% degli anni precedenti.
Resta pero' l'eredita' ambientale di lungo periodo. Per ricostituire un bosco maturo serviranno tra 60 e 100 anni, secondo i tempi della selvicoltura alpina. Le imprese boschive locali hanno trasformato parte del legname caduto in arredi, strumenti musicali, oggetti d'artigianato: la filiera del legno Vaia ha generato un piccolo indotto economico, ma il valore ecosistemico delle foreste perdute resta una voce non monetizzabile.
Chi oggi cammina nei due chilometri dei Serrai trova un canyon rimesso in sicurezza, biglietto contingentato e passerelle nuove. Un percorso che racconta in modo concreto cosa si e' perso e cosa si e' ricostruito. Per capire come si formano e si dissipano altre tempeste, ben diverse ma altrettanto monitorate, vale la pena leggere anche cosa sapere sulle tempeste geomagnetiche in arrivo.
La prossima campagna di rilievo del bostrico e' prevista per l'estate 2026 e dira' se la fase di rallentamento osservata nel 2025 e' strutturale o solo una pausa nel ciclo.