Negli Stati Uniti l'intelligenza artificiale ha smesso di essere solo una corsa finanziaria: e' diventata un tema da campagna elettorale. A novembre si vota per il rinnovo del Congresso e dietro al boom dei data center stanno saltando bollette, terreni, posti di lavoro promessi. L'elettorato che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca ha gia' iniziato a fare resistenza.
La nuova inflazione si chiama data center
L'Energy Information Administration prevede per il 2026 e il 2027 la crescita piu' forte della domanda elettrica USA dal 2000: +1% quest'anno, +3% l'anno prossimo, con quattro anni consecutivi di aumento, una sequenza che non si vedeva dal 2007 (previsioni EIA su domanda elettrica e data center). La leva, scrive l'agenzia federale, sono i "large computing facilities, including data centers". Goldman Sachs stima che la potenza assorbita dai data center USA passera' da 31 GW del 2025 a 41 GW nel 2026 fino a 66 GW nel 2027: in due anni raddoppia. La spesa in conto capitale delle cinque big tech che reggono l'infrastruttura AI (Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle) ha gia' toccato i 741 miliardi di dollari nel 2026, +75% sull'anno precedente, mentre Anthropic e OpenAI si preparano allo sbarco in borsa di settembre. Una corsa che da Wall Street e' diventata bolletta domestica.
Bollette su e proteste nei feudi di Trump
Il malcontento e' arrivato nei sondaggi. Il 38% degli americani considera i data center "mostly bad" per i costi dell'energia di casa, contro un 6% che li giudica positivi: il dato sale al 67% tra chi conosce davvero il fenomeno (sondaggio Pew sui data center). In una rilevazione piu' recente, il 43% indica nei consumi dei data center una ragione importante del rincaro delle bollette. La curva politica e' significativa: bocciano questi impianti il 44% degli elettori democratici e il 33% dei repubblicani. La spaccatura, pero', e' geografica piu' che ideologica. Le manifestazioni contro i progetti non partono dalla California ma da Ohio, Michigan, Wisconsin e dagli stati del Sud: territori che nel 2024 hanno consegnato la Casa Bianca a Trump. Nei primi tre mesi del 2026 sono stati annullati una ventina di progetti, per circa 100 miliardi di dollari complessivi rimessi in discussione tra cancellazioni e contestazioni. Sul piatto ci sono terreno espropriato, falde idriche prosciugate (i data center USA hanno consumato 17,4 miliardi di galloni d'acqua nel 2023 e si stimano fino a 73 miliardi entro il 2028), posti di lavoro promessi che non si materializzano. Argomenti che parlano direttamente all'elettorato del presidente.
Cosa cambia per scuola, ricerca, lavoro
Il rigetto sociale ha un costo che ricade su tre fronti. Il primo e' la formazione: ogni universita' che oggi vuole integrare l'AI nei curricula deve fare i conti con un'opinione pubblica che la associa al rincaro delle bollette, non al progresso, una percezione che rendera' piu' difficile reclutare studenti e attrarre fondi pubblici. Il secondo e' il mercato del lavoro: piu' della meta' dei lavoratori americani teme l'impatto AI sulla propria occupazione. E' una preoccupazione che in Italia emerge anche dal dibattito su cittadinanza e lavoro e che la politica europea non potra' ignorare a lungo. Il terzo e' la mobilita' accademica: l'amministrazione Trump ha gia' stretto sui visti accademici, e la linea sulle revoche di visto agli studenti internazionali rischia di pesare proprio sui programmi di intelligenza artificiale, che dipendono in larga parte da ricercatori esteri.
A novembre si capira' se la rivolta locale resta confinata ai comuni che ospitano un data center o se si trasforma in un voto nazionale contro la deriva tecnologica. E' la prima volta che la Silicon Valley dovra' mettere in conto un costo politico misurabile.