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Norvegia ferma l'AI sotto i 13 anni, in Italia decide la singola scuola

La Norvegia blocca l'AI generativa nelle elementari dal 2026/2027. L'Italia con la Legge 132/2025 si ferma al consenso genitori sotto i 14 anni.

La Norvegia vieterà l'intelligenza artificiale generativa agli studenti dei primi sette anni di scuola, in pratica fino ai 13 anni, dall'anno scolastico 2026/2027. Il primo ministro Jonas Gahr Støre ha annunciato la misura il 19 giugno 2026, mentre un quindicenne norvegese su quattro legge sotto la soglia minima OCSE.

La decisione del governo norvegese

Il provvedimento arriva con un'istruzione formale al direttorato dell'istruzione, l'Utdanningsdirektoratet, che dovrà pubblicare le raccomandazioni nazionali prima dell'inizio dell'anno scolastico. La scuola norvegese viene divisa in tre fasce d'età, con regole diverse per ognuna.

La ministra dell'Istruzione Kari Nessa Nordtun ha motivato la scelta con un confronto diretto con il passato recente: il governo, ha detto, non vuole ripetere l'errore di quando gli strumenti digitali sono stati introdotti senza criterio fra i più piccoli. I numeri PISA 2022 spiegano l'urgenza. I quindicenni norvegesi hanno totalizzato 468 punti in matematica contro la media OCSE di 472, con un crollo di 33 punti rispetto al 2018, il secondo peggior calo fra i paesi nordici dopo l'Islanda. Il comunicato ufficiale del governo norvegese sulla nuova regola conferma anche che la decorrenza coincide con l'avvio dell'anno scolastico.

La Norvegia recepisce UNESCO, l'Italia si è fermata prima

La soglia dei 13 anni non è arbitraria. La Guidance UNESCO sull'intelligenza artificiale generativa in istruzione, pubblicata nel 2023, indica proprio 13 anni come età minima per l'uso autonomo di sistemi di AI generativa, lasciando agli stati il compito di tradurre la raccomandazione in regola. La Norvegia è il primo paese europeo a inserirla in un atto formale a livello scolastico.

L'Italia ha legiferato sull'IA pochi mesi prima ma con un perimetro diverso. La Legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, ha fissato a 14 anni l'età minima per esprimere il consenso autonomo al trattamento dei dati personali in sistemi di AI; sotto questa soglia serve il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. La legge non vieta però l'uso dell'AI nelle aule. Quel compito è stato affidato alle Linee guida MIM sull'AI nelle istituzioni scolastiche, allegate al DM n. 166 del 9 agosto 2025 con parere favorevole del Garante della Privacy.

Il testo italiano non prevede alcun divieto per fascia d'età. Chiede invece a ogni istituto tre azioni entro l'anno scolastico 2025/2026: approvare in Consiglio di Istituto una propria policy d'uso accettabile dell'AI, nominare un referente interno e includere moduli specifici nel Piano di Formazione del Personale. La scelta sui minori, in pratica, finisce sul tavolo del singolo dirigente. Il confronto PISA 2022 mette il quadro in prospettiva: l'Italia ha ottenuto 471 punti in matematica (-15 dal 2018) e 482 in lettura, sopra la media OCSE. Norvegia e Italia partono da numeri diversi, ma la divergenza sul "chi decide" resta netta.

Cosa cambia per le scuole italiane

Per dirigenti e docenti italiani la differenza è operativa, non solo politica. Il calendario MIM impone tre adempimenti entro l'anno scolastico in corso e ogni utilizzo individuale di chatbot generativi da parte dei minori sotto i 14 anni richiede consenso formalizzato dei genitori, anche all'interno di attività didattiche. Chi gestisce classi di primaria o secondaria di primo grado deve quindi conciliare la cornice della Legge 132/2025 con una policy interna che, in assenza di una soglia nazionale, può cambiare da scuola a scuola.

Il dibattito non è isolato. Anche nel Regno Unito si discute da mesi del peso eccessivo della tecnologia in aula, come mostra la posizione critica di Hugh Grant sull'uso della tecnologia nelle scuole britanniche, e il modello formativo cambia anche oltre l'Europa, dove ad esempio le scuole superiori private online negli Stati Uniti per studenti internazionali integrano l'AI in modo molto più ampio. L'Italia si muove invece su un altro fronte parallelo: la gestione del personale, con la proroga fino al 2027 delle graduatorie degli educatori nelle scuole paritarie, segno che il sistema fatica a tenere insieme nuove tecnologie e vecchi nodi organizzativi.

Il prossimo passaggio italiano è la registrazione definitiva del DM 166 da parte degli organi di controllo. La scelta strutturale fra una linea nazionale come quella norvegese e oltre 8.000 policy d'istituto dovrà arrivare anche qui, e probabilmente prima delle prossime rilevazioni PISA.

Pubblicato il: 23 giugno 2026 alle ore 08:10