La mattina del 15 maggio la polizia della Valle di Kathmandu ha fatto irruzione in 95 agenzie di consulenza educativa, arrestando 69 persone. Il blitz è il più grande del Nepal nel settore, ma tocca appena il 2,4% delle circa 4.000 agenzie operative nel paese: la maggioranza lavora senza licenza valida.
Un mercato esploso: 123.000 permessi studio in un anno
Nel 2025 il governo nepalese ha rilasciato 123.092 no-objection certificates (NOC), i permessi che autorizzano gli studenti a studiare all'estero. Erano 98.997 nel 2023: una crescita del +24,3% in due anni, con una media di oltre 300 permessi al giorno. In testa alle destinazioni c'è il Giappone, con 39.847 NOC, seguito dal Regno Unito (27.475), Australia (16.279), Corea del Sud (9.757) e Stati Uniti (8.870).
Questo flusso ha alimentato la proliferazione delle agenzie educative nel paese. Su circa 4.000 operative, solo una su quattro avrebbe rinnovato la propria licenza come previsto dalle direttive ministeriali. Le restanti continuano ad operare, spesso con campagne di marketing aggressivo rivolte alle famiglie rurali, che hanno meno strumenti per verificare l'attendibilità delle promesse ricevute.
Finte università negli Emirati e soldi mai restituiti
Lo schema fraudolento più diffuso funziona cosi: l'agenzia promette l'iscrizione a un college estero, incassa le commissioni, ma non trasferisce mai i fondi agli atenei. In un caso documentato dalla polizia, un'agenzia aveva raccolto circa 20.000 dollari da ciascuno dei cinque studenti coinvolti, senza mai trasmettere nulla all'università di destinazione.
Il caso più grave riguarda gli Emirati Arabi Uniti, dove decine di studenti nepalesi si sono ritrovati iscritti in istituti privi di accreditamento, commercializzati come università ma operativi in piccoli spazi affittati nelle zone franche di Ajman, Sharjah e Dubai. I siti web mostravano campus inesistenti; i titoli rilasciati non avevano valore legale. Chi ha scoperto l'inganno ed è tornato in Nepal aveva speso tra 4.870 e 9.740 dollari ciascuno, tra commissioni all'agenzia, visto, volo e vitto.
Parte delle agenzie usava certificati governativi duplicati e carta intestata falsificata per rendere le domande di visto più credibili. La polizia ha recuperato timbri governativi falsi durante i raid. Truffe simili hanno colpito studenti nepalesi anche in Corea del Sud, dove alcune agenzie promettevano corsi di intelligenza artificiale e iscrivevano invece gli studenti in percorsi di taekwondo, facendoli perdere il visto alla prima contestazione. Per chi valuta un percorso di studio all'estero, imparare a distinguere le istituzioni reali da quelle false è fondamentale: come riconoscere la disinformazione online, gli strumenti della Commissione europea
Scan the Scammers e i limiti della vigilanza pubblica
Il raid del 15 maggio non è nato da un'iniziativa spontanea del governo: è la risposta a mesi di pressione del gruppo studentesco "Scan the Scammers", attivo da novembre 2025, che ha denunciato decine di agenzie direttamente al ministero dell'Istruzione. Lo stesso giorno del blitz, una delegazione del movimento aveva incontrato il ministro chiedendo provvedimenti concreti.
Bishwajeet Kumar Yadav, portavoce del gruppo, ha dichiarato che gli studenti colpiti sperano nel rimborso delle somme perse, ma non sanno ancora se le agenzie contro cui avevano sporto denuncia siano tra le 95 perquisite: la polizia non ha reso pubblico l'elenco. L'associazione di categoria ha reagito accusando le forze dell'ordine di "danneggiare l'immagine dell'intero settore", chiedendo il rispetto delle procedure formali nelle indagini.
Il nodo strutturale resta irrisolto: la capacità di vigilanza pubblica non è cresciuta al ritmo della domanda. Con 123.000 permessi l'anno e 4.000 agenzie operative, il raid ha toccato meno di una su quaranta istituzioni. Solo la pressione civica organizzata ha trasformato singoli casi di frode in un'operazione di polizia su scala significativa.
Nelle prossime settimane si capirà se le indagini porteranno a procedimenti penali solidi o se i casi si chiuderanno con accordi extragiudiziali, come spesso accade per i reati economici in Nepal. Per gli studenti che attendono ancora una risposta, i soldi investiti restano per ora non restituiti.