L'Indian Institute of Technology di Bombay porterà i suoi corsi sul suolo statunitense entro il 2027, ospitato dallo State University of New York Old Westbury, a Long Island. Sarà il terzo sub-campus internazionale di un IIT nato in quattro anni, dopo IIT Madras a Zanzibar (novembre 2023) e IIT Delhi ad Abu Dhabi (settembre 2024).
L'accordo: certificate course nel 2027, niente JEE Advanced
L'intesa fra IIT Bombay - sito ufficiale e SUNY Old Westbury è ancora a livello di Letter of Intent. I primi corsi rilasceranno certificati su intelligenza artificiale, sostenibilità e clean technology; lauree, dottorati e laboratori di ricerca seguiranno in una fase successiva. Tuition, struttura dei titoli e procedure di credit transfer non sono ancora definite.
Il direttore Shireesh Kedare ha chiarito due punti operativi che cambiano la fisionomia dell'operazione rispetto alle sedi indiane: l'ammissione non passerà dal JEE Advanced e non sarà costruito un campus ex novo. La scelta di insediarsi dentro un ateneo pubblico americano già operativo evita l'acquisto di terreni e gli iter autorizzativi locali, accorciando il time-to-market di anni.
Tre IIT all'estero in quattro anni: la traiettoria indiana
La spinta arriva dalla National Education Policy 2020, che ha esplicitamente autorizzato gli atenei indiani d'eccellenza ad aprire sedi fuori dai confini. Da quel via libera la sequenza è stata costante: nel novembre 2023 IIT Madras inaugura il campus di Zanzibar, primo IIT all'estero in assoluto; nel settembre 2024 IIT Delhi avvia le lauree triennali in computer science ed energy engineering ad Abu Dhabi; ora Bombay punta gli Stati Uniti.
Nell'aggiornamento 2026 del Cross-Border Education Research Team i campus universitari internazionali operativi nel mondo sono 386, contro i 333 del 2023: una crescita netta di 53 sedi in tre anni. L'India compare ora come quinto Paese di origine, con oltre quaranta campus all'estero contati nel database, e contemporaneamente come host country grazie alle sedi appena aperte a GIFT City da Deakin e University of Wollongong. Doppio ruolo che pochi sistemi nazionali si possono permettere.
Italia: poche sedi fuori e una strategia che guarda dentro
Sul fronte italiano il quadro è opposto. I campus universitari italiani all'estero censiti dal database C-BERT sono circa una decina, con casi storici come la sede di Buenos Aires dell'Università di Bologna, attiva da fine anni Novanta con master, dottorati e programmi di alta formazione rivolti al pubblico latinoamericano. Nessuna grande operazione paragonabile a quella indiana è oggi in agenda: la Strategia di internazionalizzazione MUR 2024-2026 elenca quattro macro-obiettivi, ma il baricentro resta l'attrattività verso l'Italia, non l'apertura di sedi proprie all'estero.
Nella prefazione il ministro degli Esteri Antonio Tajani descrive l'obiettivo come portare "sempre più studenti di eccellenza in Italia" attraverso le borse di studio MAECI. La cooperazione bilaterale è il terzo macro-obiettivo, ma le voci dedicate a sedi proprie fuori confine non compaiono. La leva pubblica resta la mobilità in entrata, non l'esportazione del marchio accademico.
Cosa cambia per chi studia o insegna in Italia
Per uno studente italiano interessato a un titolo indiano di alto livello si apre, fra il 2027 e gli anni successivi, una porta geograficamente più vicina rispetto a Mumbai: certificate course su AI rilasciati su suolo statunitense, senza dover affrontare il JEE Advanced. Per i ricercatori italiani significa nuove sedi di ricerca congiunta a Long Island, dove le strutture indiane intendono installare i propri laboratori e attivare scambi di docenti.
Per il sistema universitario italiano la lettura è più scomoda: mentre l'India costruisce un'infrastruttura di soft power accademico replicabile in tre continenti, gli atenei italiani con presenze stabili oltre confine si contano sulle dita di una mano. Il triennio 2024-2026 si chiude senza un piano pubblico per la moltiplicazione dei campus, e la prossima edizione del C-BERT misurerà quanto questa distanza si allarghi.