{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Falcon 9 fermato a Vandenberg: secondo abort di SpaceX in quattro giorni

Falcon 9 con booster B1082 al 23 volo spento a Vandenberg dopo Starship Flight 13. SpaceX punta a 145 lanci nel 2026: i dettagli dell'abort.

Il Falcon 9 con booster B1082 si è spento sulla rampa di Vandenberg il 20 luglio 2026, un secondo prima del decollo con 24 satelliti Starlink V2 mini a bordo. È il secondo abort automatico di SpaceX in quattro giorni, dopo l'annullamento di Starship Flight 13 del 17 luglio.

Cosa è successo al lancio Starlink 17-39

I nove motori Merlin del primo stadio hanno acceso brevemente per poi spegnersi in automatico: il computer di bordo ha rilevato un'anomalia nella sequenza di startup e ha comandato lo shutdown. È una risposta di sicurezza pensata per intervenire nei pochi secondi tra ignition e liftoff, quando il vettore è ancora ancorato alla rampa. Il razzo e il carico utile sono rimasti integri sullo Space Launch Complex 4 East (SLC-4E) della Vandenberg Space Force Base, in California. Il decollo è stato riprogrammato per il 21 luglio 2026 alle 16:00 ora italiana, con lo stesso hardware. SpaceX ha confermato che il payload è al sicuro, ma non ha ancora comunicato la causa dell'anomalia. L'ultimo abort post-ignition di un vettore SpaceX durante una missione Starlink risaliva al giugno 2024, oltre due anni fa.

Due abort in quattro giorni contro una cadenza da 145 lanci

Sui numeri del 2026 la ricorrenza diventa anomala. Al 16 luglio SpaceX aveva già completato 84 lanci del Falcon 9 più uno del Falcon Heavy, con la presidente Gwynne Shotwell che ha indicato l'asticella dei 140-145 lanci come obiettivo dell'intero anno. Circa l'80% dei voli 2026 serve a costruire la costellazione Starlink, che conta ormai migliaia di satelliti operativi. In questo ritmo, due anomalie a distanza di 72 ore restano un episodio raro. Anche il singolo hardware coinvolto racconta la parabola industriale della flotta: il B1082 era al 23° volo, dopo aver portato in orbita NROL-145, USSF-62, OneWeb Launch 20 e 19 missioni Starlink. Il record corrente della flotta è di 36 voli su un singolo primo stadio, toccato il 9 luglio 2026: un livello di riutilizzo che nessun altro operatore mondiale ha avvicinato. Guardando alla concorrenza, il primo recupero di un booster cinese è arrivato dopo che SpaceX aveva già superato quota 600 atterraggi certificati con propri vettori.

Motori diversi, stessa risposta automatica

L'aspetto tecnico che rende insolita la coppia di abort è che coinvolge propulsori completamente diversi. Su Starship, tre giorni prima, avevano ceduto due motori Raptor 3 atmosferici del Super Heavy Booster 20: SpaceX li ha sostituiti e ha spostato Flight 13 al 24 luglio, alle 0:45 ora italiana, una missione che porterà per la prima volta 20 satelliti Starlink V3 in orbita. A Vandenberg invece si sono fermati i nove Merlin 1D del primo stadio del Falcon 9. Le due famiglie di motori condividono poco: il Raptor va a metano e ossigeno liquido e alimenta i vettori di prossima generazione, il Merlin usa cherosene RP-1 ed è il cavallo di battaglia della flotta commerciale dal 2010. A unire i due episodi è la logica di controllo che interrompe il lancio: la finestra tra ignition e liftoff è l'unica in cui il computer può abortire senza distruggere il vettore, ed è stata attivata due volte in una settimana. In nessuno dei due casi si è verificato un RUD (Rapid Unscheduled Disassembly), il termine che nel gergo di SpaceX indica la perdita del veicolo.

Il B1082 dovrebbe tornare sulla rampa il 21 luglio con lo stesso payload; Starship Flight 13 punta al 24 luglio. Se entrambe le missioni voleranno come previsto, la finestra dei rinvii si chiuderà in meno di dieci giorni e SpaceX potrà riprendere la traiettoria verso i 145 lanci annunciati.

Pubblicato il: 21 luglio 2026 alle ore 07:06