{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Dopo la tragedia dell'asilo di Tropea, in Calabria 5,9% di posti nido

Bimbo di 18 mesi morto per sospetto batterio a Tropea. In Calabria 5,9% di posti nido pubblici contro il 40,5% del Friuli: i dati ISTAT.

Alessio Pio aveva 18 mesi. È morto la sera del 22 luglio all'ospedale di Catanzaro, trasferito in gravi condizioni dal Jazzolino di Vibo Valentia dove era arrivato il 17 luglio. Frequentava un asilo privato di Tropea insieme ad almeno una dozzina di bambini colpiti da sintomi gastrointestinali. Quattro sono stati ricoverati, uno è ancora in ospedale.

Sospetto Clostridium difficile e fasciatoi contaminati

La Procura di Vibo Valentia ha aperto un'inchiesta, sequestrato la salma e la cartella clinica e disposto l'autopsia. Gli inquirenti indagano su una possibile contaminazione batterica veicolata dai fasciatoi usati nell'istituto per cambiare e lavare i piccoli. Il nome che ricorre nei documenti è quello del Clostridium difficile, batterio che nei quadri più gravi provoca colite pseudomembranosa e può risultare letale nei soggetti fragili. Le spore del batterio resistono alla comune disinfezione con alcol e richiedono protocolli specifici a base di cloro sulle superfici a rischio. L'asilo è stato chiuso in via precauzionale dalla direzione, in attesa che le autorità sanitarie ricostruiscano la dinamica dei contagi.

In Calabria 6 posti nido ogni 100 bambini, la copertura più bassa d'Italia

Il caso arriva nella regione con la copertura di asili nido più bassa del Paese. Secondo il Report ISTAT sull'offerta di nidi e servizi integrativi per la prima infanzia 2023/2024, in Calabria solo il 5,9% dei bambini residenti da 0 a 2 anni frequenta un servizio educativo comunale, pubblico o privato convenzionato. Il valore più basso d'Italia, a fronte del 40,5% del Friuli Venezia Giulia e di una media nazionale del 18,5%. La spesa pubblica pro capite per ogni bambino sotto i tre anni è ferma a 520 euro, il minimo assoluto tra le regioni italiane, mentre in Valle d'Aosta arriva a 3.917 euro e la media nazionale è di 1.773 euro. Nel Sud e nelle Isole, esclusa la Sardegna, il rapporto tra posti disponibili e bambini è del 19%, la metà del Nord-Ovest (36,6%) e del Nord-Est (39,1%). Il target del 33% di copertura da raggiungere in ogni Comune entro il 2027, previsto dalla Legge di Bilancio 234/2021 come Livello Essenziale delle Prestazioni, resta lontano soprattutto nei Comuni non capoluogo del Mezzogiorno, fermi al 17,9%.

Il privato copre il vuoto, ma i controlli sono una tantum

Quando manca il nido pubblico, per le famiglie l'unica alternativa è la struttura privata. A livello nazionale il 78,4% dei nuovi posti autorizzati nel 2023/2024 nasce come servizio privato: solo uno su cinque è comunale. In Calabria, dove la rete pubblica è la più fragile del Paese, la quota reale del privato è ancora più alta. Il problema non è la proprietà, ma la vigilanza successiva all'apertura. La normativa italiana prevede che l'ASL rilasci il nulla osta sanitario in fase autorizzativa, dopo un sopralluogo che verifica requisiti strutturali, igienici e di personale. La vigilanza continuativa è affidata al Servizio materno-infantile territoriale, ma frequenza e modalità delle ispezioni non sono standardizzate a livello nazionale: ogni regione applica il proprio regolamento. Nel Mezzogiorno, dove la spesa comunale pro capite è di 531 euro contro i 1.542 del Centro-Nord, i controlli sono storicamente meno capillari.

Cosa possono fare le famiglie

In presenza di sintomi gastrointestinali multipli tra bambini della stessa struttura, pediatri e ASL sono tenuti a segnalare al Dipartimento di prevenzione focolai epidemici o sospetti casi di infezione. Le famiglie possono chiedere direttamente all'ASL territoriale un'ispezione straordinaria e verificare che l'autorizzazione della struttura sia in corso di validità. Nel caso di Tropea la denuncia dei genitori ha attivato subito l'inchiesta e il sequestro dei materiali, ma la ricostruzione della catena di contagio richiederà settimane.

L'autopsia dirà se il Clostridium ha causato la morte di Alessio Pio. Il divario Nord-Sud sui nidi, invece, è un dato che nessun sequestro può cambiare in tempi brevi.

Pubblicato il: 24 luglio 2026 alle ore 08:06