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Decreto Commissari: fondi al 2034 e costo salito a 14,4 miliardi

Il decreto Commissari è legge con 160 sì, ma 2,8 miliardi slittano al 2034 e il costo è triplicato da 3,9 a 14,4 miliardi. L'ANAC chiede una nuova gara.

La Camera ha approvato il decreto Commissari con 160 sì, 110 no e 7 astenuti. Il Ponte sullo Stretto di Messina torna in cima all'agenda del governo, con una legge che sblocca la macchina amministrativa ferma dopo i rilievi della Corte dei Conti. Ma dentro il testo c'è un dato che i titoli celebrativi sorvolano: 2,787 miliardi di euro previsti per il 2026-2029 sono stati spostati al periodo 2030-2034.

Cosa prevede il decreto Commissari

Il provvedimento, convertito in legge il 6 maggio 2026 (decreto-legge n. 32 dell'11 marzo 2026), ridisegna il percorso amministrativo dopo lo stop della Corte dei Conti alle delibere del Cipess. Il ministero delle Infrastrutture deve completare una serie di adempimenti preliminari: solo al termine di questa istruttoria il Cipess potrà tornare a deliberare, e solo dopo la nuova delibera la documentazione tornerà alla Corte dei Conti per il visto di legittimità.

Sul fronte organizzativo, il decreto nomina commissari straordinari i vertici dei due principali enti infrastrutturali. Claudio Andrea Gemme, amministratore delegato di Anas, coordina le opere viarie connesse al Ponte; Aldo Isi, ad di RFI, coordina quelle ferroviarie. I commissari ricevono poteri acceleratori per superare i passaggi burocratici ordinari.

Il pacchetto include anche altre grandi opere: il Mose di Venezia, la nuova diga foranea di Genova e un insieme di infrastrutture ferroviarie e stradali distribuite sul territorio nazionale. Si tratta del più ampio schema commissariale mai adottato per le infrastrutture italiane in un unico provvedimento.

Il nodo dei 2,8 miliardi spostati

La Società Stretto di Messina punta ai cantieri nell'ultimo trimestre 2026. Il decreto però rimodula i fondi: 2,787 miliardi già previsti per il 2026-2029 vengono trasferiti al quinquennio 2030-2034. La motivazione dichiarata è tecnica: dato che la spesa effettiva fino al 2029 sarà comunque inferiore alle previsioni - i cantieri veri inizieranno dopo l'estate - quei fondi vengono usati nell'immediato per alleggerire il debito corrente di RFI.

Il cronoprogramma ufficiale prevede 7,4 anni di costruzione: avvio cantieri settembre 2026, fine lavori 2033, primo anno di esercizio 2034. La distribuzione temporale della spesa riflette questa sequenza, con i picchi di investimento concentrati nella seconda metà del decennio. Il problema è che i 2,787 miliardi non sono stati semplicemente posticipati, ma dirottati a coprire il fabbisogno di cassa corrente di RFI: quando serviranno davvero per il Ponte, andranno trovati in altra sede.

La dinamica dei fondi rimodulati in corso d'opera, con ripercussioni a catena su più settori dell'economia, si sovrappone alle preoccupazioni già emerse con il decreto bollette e le imprese energivore: le disponibilità di bilancio vengono redistribuite con effetti spesso imprevedibili per le imprese collegate alle grandi commesse pubbliche.

Costo triplicato dal 2006 e il rischio gara europea

Dal 2006 al 2026 il costo del progetto è esploso: la stima iniziale di 3,9 miliardi è diventata 6,7 miliardi nel 2011, fino a un totale di 14,4 miliardi di risorse stanziate oggi, con il solo costo costruttivo del Ponte stimato intorno ai 10,5 miliardi. L'incremento supera il 270% rispetto al valore contrattuale originale.

Questo aumento supera la soglia del 50% prevista dall'articolo 72 della Direttiva UE sugli appalti. Il presidente dell'ANAC Giuseppe Busia ha affermato che tale superamento obbligherebbe a indire una nuova gara europea: senza adeguamento alla normativa comunitaria, il contratto rischierebbe un'impugnativa in sede UE. Sul tema della equità negli appalti pubblici per le grandi commesse, il caso del Ponte è il banco di prova più visibile degli ultimi anni.

Il governo non intende cedere. Pietro Ciucci, AD della Società Stretto di Messina, ha confermato l'obiettivo di avviare i lavori entro la fine del 2026 con il contratto esistente. Se l'iter post-Corte dei Conti si concluderà entro l'estate come previsto, il Cipess potrebbe approvare la nuova delibera entro l'autunno.

Coordinare un'opera di questa complessità richiede oggi anche competenze digitali avanzate per la gestione e il controllo dei cronoprogrammi. Sulla tenuta dei tempi pesano due variabili aperte: la posizione dell'ANAC sulla necessità di una nuova gara e la copertura finanziaria dei 2,8 miliardi dirottati su RFI. Se entrambe trovassero soluzione entro l'autunno, i cantieri potrebbero effettivamente aprire nel 2026 come promesso.

Pubblicato il: 10 maggio 2026 alle ore 13:14