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DAAD perde 25 milioni, 60 atenei tedeschi tagliano i ponti col Sud Globale

Il DAAD perde 25 milioni di fondi BMZ entro il 2031: 60 atenei tedeschi a rischio mentre l'Italia col Piano Mattei accelera in Africa.

La Germania si ritira dalla cooperazione accademica con il Sud Globale. Il Comunicato DAAD del 20 maggio 2026 denuncia il piano del Ministero federale per la Cooperazione economica e lo Sviluppo (BMZ) di azzerare entro il 2031 quasi tutti i programmi di partenariato universitario, con la sola eccezione di un programma alumni. L'anno scorso il Servizio tedesco per gli scambi accademici aveva ricevuto dal BMZ circa 25 milioni di euro destinati a queste collaborazioni.

Cosa scompare: 60 paesi, 450 atenei partner, 120.000 persone

Negli ultimi cinque anni i programmi DAAD-BMZ hanno raggiunto quasi 120.000 persone in circa 60 Paesi tra Africa, Asia, America Latina e Medio Oriente, coinvolgendo 450 università e istituzioni partner. Sono progetti operativi su approvvigionamento energetico, gestione idrica, sanità, digitalizzazione e imprenditorialità: capacity building reale, non scambio simbolico. Entro il 2031 saranno circa 60 le università tedesche colpite dall'interruzione, alcune già impossibilitate a riproporre i progetti per il bando di quest'anno.

Il presidente del DAAD Joybrato Mukherjee è esplicito: chi ridimensiona queste partnership risparmia nel breve termine ma indebolisce la capacità tedesca di agire sul piano scientifico, economico e nel reclutamento di personale qualificato. E avverte che Cina e Russia sono pronte a occupare lo spazio lasciato libero, con conseguenze pesanti per l'influenza internazionale di Berlino.

Il movimento opposto dell'Italia: Piano Mattei e accordo con la BAD

Nello stesso periodo l'Italia sta facendo l'opposto. Il Piano Mattei per l'Africa, dossier Camera è passato in due anni da 9 a 18 Paesi pilota: ai primi Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Costa d'Avorio, Mozambico, Repubblica del Congo, Etiopia e Kenya si sono aggiunti nel 2025 Angola, Ghana, Mauritania, Tanzania e Senegal, e nel 2026 Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Zambia. I bandi PNRR TNE e AFAM hanno mobilitato oltre 43 milioni di euro per progetti di internazionalizzazione che vedono protagoniste università e istituzioni di alta formazione italiane con partner africani.

Il 17 aprile 2026 il MEF ha aggiunto un altro tassello: a Washington ha firmato con la Banca Africana di Sviluppo un Accordo MEF-BAD del 17 aprile 2026 che prevede fino a 140 milioni di euro di finanziamenti concessionali e doni per progetti in energia, agricoltura, risorse idriche, infrastrutture e capitale umano. Le voci coincidono quasi punto per punto con quelle che il BMZ sta tagliando.

Lo spazio che si apre per gli atenei italiani

Per le università italiane il contesto è inedito. Le 450 istituzioni partner del DAAD nel Sud Globale stanno per perdere il loro principale interlocutore tedesco su temi che sono anche le priorità del Piano Mattei: acqua, salute, digitalizzazione, energia. Akos Kiraly, vicedirettore di SRH Higher Education, ha riconosciuto a The PIE News che le partnership di lungo periodo con il Sud Globale sono diventate strategiche ben oltre la cooperazione allo sviluppo classica: incidono su internazionalizzazione, ricerca, formazione del talento e presenza accademica globale.

Per gli atenei italiani questo significa una finestra concreta di posizionamento. I joint degree, le co-tutele di dottorato e i progetti di capacity building che fino a oggi passavano in via prevalente per Berlino possono trovare in Roma un interlocutore con risorse pubbliche crescenti, una cornice politica già definita (il Piano Mattei) e un'agenda tematica sovrapponibile a quella che la Germania sta abbandonando. La partita si gioca sui prossimi bandi MUR del Piano triennale della ricerca 2026-2028, che ha già destinato 30 milioni a progetti congiunti internazionali con quota dedicata agli accordi bilaterali del Piano Mattei.

Resta un nodo politico: la cooperazione accademica con il Sud Globale richiede continuità di finanziamento, non operazioni-vetrina. Se il caso tedesco insegna qualcosa è che le partnership universitarie servono decenni per produrre risultati e si smontano in mesi. Mantenere stabilità di risorse sui prossimi cicli di programmazione sarà la condizione per trasformare il vuoto lasciato da Berlino in una posizione strutturale dell'accademia italiana.

Pubblicato il: 27 maggio 2026 alle ore 15:49