L'India ha aperto le candidature per il Prime Minister Research Chair Scheme 2026, un piano di rientro cervelli per 120 ricercatori indiani all'estero. Le fellowship arrivano fino a 60 lakh di rupie l'anno (66.000 euro) e i grant di ricerca toccano i 5 crore (550.000 euro). Le candidature restano aperte fino al 15 luglio 2026 sul portale del Ministero dell'Istruzione indiano.
I numeri del piano PMRC 2026
Il bando coinvolge 120 ricercatori in cinque anni accademici, dal 2026/27 al 2030/31, divisi in tre categorie: Young Research Fellows per le carriere iniziali, Senior Research Fellows con esperienza consolidata e Research Chairs per ricercatori di fama internazionale. Le candidature sono aperte dal 1° giugno 2026.
I tredici settori prioritari includono advanced computing con intelligenza artificiale e quantum computing, semiconduttori, energia e clima, cybersecurity, sanità e medtech, biotecnologie, materiali avanzati e minerali critici, spazio e difesa, comunicazioni di nuova generazione, manifattura 4.0, agritech, blue economy ed energia atomica. Sette istituti capofila gestiranno il programma: i Politecnici di Delhi, Bombay, Madras, Kanpur, Hyderabad, IIT (ISM) Dhanbad e l'Indian Institute of Science di Bengaluru.
Possono candidarsi cittadini indiani residenti all'estero, titolari di Overseas Citizen of India card e persone di origine indiana con risultati di rilievo nella ricerca scientifica. La selezione è guidata da un comitato presieduto dal Principal Scientific Advisor del governo indiano.
Il confronto impietoso con i numeri italiani
Il bando indiano arriva mentre i dati italiani sulla fuga dei laureati peggiorano. Secondo il report ISTAT sulle migrazioni internazionali 2023-2024, nel 2023 oltre 21.000 laureati tra 25 e 34 anni hanno lasciato il Paese, con un aumento del 21,2% rispetto all'anno precedente. I rientri sono stati appena 6.000.
Il saldo netto del 2023 è negativo per 15.000 laureati. Nel quinquennio 2019-2023 la perdita complessiva sale a 58.000 laureati, e la quota di laureati sul totale degli espatri ha raggiunto il 44,2%. Regno Unito e Germania assorbono insieme circa un terzo dei flussi, seguiti da Francia e Svizzera.
L'Italia ha risposto con un fondo PNRR da 50 milioni di euro per il rientro cervelli, riservato però ai vincitori di ERC Starting o Consolidator Grant, con contributo massimo di un milione di euro per progetto su 36 mesi. India garantisce fino a 550.000 euro di grant per ricercatore, più una fellowship annuale fino a 66.000 euro, senza filtro preliminare sui finanziamenti europei già ottenuti.
La differenza non è solo di budget. Il PMRC è verticale e settoriale: cerca profili specifici per tredici aree strategiche, in sette istituti capofila scelti dal governo. Il bando italiano è orizzontale, aperto a qualsiasi disciplina, e seleziona sui CV con borse ERC. Un report NITI Aayog citato dal Ministero indiano ricorda che per ogni studente internazionale in India ce ne sono venticinque indiani che studiano all'estero.
Cosa cambia per la ricerca italiana
La competizione per attrarre ricercatori si sta riaccendendo a sud e a est. Le scoperte recenti di ricercatori cinesi nel campo dei materiali avanzati mostrano quanto il Sud globale stia investendo in scienza applicata. Per gli atenei italiani, gli avversari nella corsa ai cervelli non sono più solo Germania e Regno Unito.
L'Italia gioca per ora soprattutto con la leva fiscale. Il regime dei docenti e ricercatori 2026 detassa il 90% del reddito per chi rientra dall'estero, fino a 11 o 13 periodi d'imposta se l'interessato ha figli minori. Sul fronte stipendiale, il contratto della ricerca 2025-2027 da 375 milioni ha alzato le buste paga, ma resta un intervento sul personale già in servizio, non un piano di reclutamento internazionale targetizzato.
I settori chiave del piano indiano (AI, quantum, semiconduttori) sono gli stessi su cui l'Italia ha definito la propria strategia delle tecnologie quantistiche. Le candidature al PMRC restano aperte fino al 15 luglio 2026.