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Belgio, 4.700 accademici contro Israele: Italia ferma a Palermo

Lettera aperta di 4.700 belgi chiede stop a Israele. In Italia solo Palermo ha sospeso e Horizon Europe perde i partner israeliani: 1,7% nel 2025.

In Belgio 4.700 accademici, tra cui 1.100 professori, 1.800 ricercatori, 1.500 studenti e 450 dipendenti amministrativi, hanno firmato la lettera aperta "No Honour in Complicity" che chiede ai rettori di interrompere le collaborazioni istituzionali con gli atenei israeliani. È una delle più ampie mobilitazioni accademiche mai viste nel Paese: i firmatari coprono oltre il 10% dell'intero corpo docente belga.

Una lettera con tre richieste precise

Pubblicata martedì da Belgian Universities for Palestine e indirizzata ai rettori, la lettera elenca richieste concrete: rescissione degli accordi istituzionali in essere, moratoria sui nuovi e supporto strutturale all'istruzione superiore palestinese tramite borse, supervisione di dottorati, moduli didattici condivisi e infrastrutture digitali. La motivazione richiamata è la guerra a Gaza e gli attacchi nella Cisgiordania occupata.

Accanto ai firmatari interni alle università belghe figurano la relatrice ONU per i territori palestinesi Francesca Albanese, la segretaria generale di Amnesty International Agnes Callamard, lo scrittore premio Nobel JM Coetzee e l'attore Stephen Fry. Il numero di adesioni rende difficile per i rettori derubricare l'iniziativa a posizione minoritaria, come è stato fatto in altri Paesi negli ultimi due anni.

Il dato che misura la pressione: Horizon Europe perde Israele

Il movimento belga non nasce isolato. La quota di bandi Horizon Europe firmati con almeno un partner israeliano è scesa dal 5,4% nel 2022 all'1,7% nel 2025, secondo i dati pubblicati dall'agenzia europea EISMEA. Il calo più netto riguarda le Marie Skłodowska-Curie Actions: dalle 23 borse vinte nel 2024 (1,4% del totale) si è passati a 3 nel 2025 (0,2%).

I dati ufficiali sono consultabili sul portale della Commissione: Data corner EISMEA sulla partecipazione israeliana a Horizon Europe. Lo stesso documento collega la flessione ai boicottaggi universitari nei Paesi europei e alle conseguenze della guerra a Gaza.

In Italia solo Palermo ha sospeso, Cagliari ha respinto

Il quadro italiano è molto più frammentato. L'Università di Palermo è stata la prima e finora unica a sospendere formalmente i rapporti istituzionali: il Senato accademico, il 28 maggio 2024, ha bloccato gli accordi futuri con gli atenei israeliani e congelato gli Erasmus con Afeka di Tel Aviv e con la Hebrew University di Gerusalemme. L'Università di Cagliari, sollecitata a fare lo stesso, ha respinto la mozione il 30 gennaio 2024.

La CRUI ha mantenuto la linea ufficiale: nessun boicottaggio degli atenei italiani verso quelli israeliani. Restano attivi i programmi paralleli come IUPALS, il fondo coordinato dalla CRUI per borse di studio a studenti palestinesi nell'anno 2025-2026. Una geometria simile a quella che osserviamo quando i governi UE entrano in rotta con la Commissione su singoli atenei: il caso ungherese sulle università contestate dalla Commissione europea.

Cosa cambia per ricercatori e studenti

Per chi lavora nei consorzi di ricerca europei, il crollo della partecipazione israeliana ha effetti pratici: meno partner israeliani significa meno opportunità per chi su quei legami stava costruendo un percorso, ma anche meno esposizione a contestazioni nei progetti misti. Gli atenei che mantengono accordi senza generare ricavi rischiano di doverli difendere politicamente in cambio di un ritorno scientifico sempre più ridotto.

Sul fronte studenti, la leva concreta sono Erasmus e doppi titoli. A Palermo gli scambi con Tel Aviv e Gerusalemme sono già fermi; in Belgio, se i rettori accogliessero anche solo parte delle richieste, gli accordi verrebbero riesaminati. Le mobilitazioni di solidarietà accademica seguono ormai schemi simili in più Paesi, dalla Norvegia alla Spagna ai Paesi Bassi, e si intrecciano con altre crisi: la solidarietà accademica turca verso gli studenti sudanesi in tempo di crisi.

I rettori belgi hanno ora una decisione politica da prendere, con il 10% del proprio corpo docente che ha già messo la firma. La risposta peserà sulla pressione che riceveranno gli altri sistemi accademici europei, Italia compresa, in un anno in cui la reputazione internazionale degli atenei conta più che mai: perché le università del Regno Unito restano la culla dei leader mondiali.

Pubblicato il: 8 giugno 2026 alle ore 07:40