Il 49% degli adulti americani usa ormai chatbot AI come ChatGPT o Gemini, contro il 33% del 2024. Il nuovo Sondaggio Pew Research Center 2026 su AI e chatbot fotografa un'adozione rapida ma una sfiducia che cresce in parallelo: il 71% degli intervistati teme che l'AI renderà le informazioni personali meno sicure. Il quadro italiano racconta una storia opposta, completamente divisa per generazione.
Negli USA si usa di più, ma ci si fida di meno
Il sondaggio è stato condotto su 5.119 adulti statunitensi tra il 17 e il 23 febbraio 2026. ChatGPT resta il leader assoluto con il 44% di utilizzo, seguito da Gemini (24%), Copilot (17%) e Meta AI (14%). Più staccati Grok (8%) e Claude (6%). Il 42% degli intervistati usa i chatbot per cercare informazioni, il 38% per gestire attività lavorative, mentre il 60% legge regolarmente i sommari AI generati nei risultati di ricerca, ormai una componente fissa di Google e Bing.
Il punto debole è la fiducia. Il 40% degli adulti americani prevede che l'AI sarà più dannosa che benefica per la società nei prossimi vent'anni, solo il 16% si aspetta un impatto positivo. Sul fronte istituzionale, due terzi degli americani (67%) non si fidano della capacità del governo di Washington di regolare la tecnologia, e quasi sei adulti su dieci hanno poca o nessuna fiducia nelle aziende che la sviluppano. Anche sulla disinformazione la preoccupazione è alta, su entrambe le sponde dell'Atlantico: la Commissione Europea ha lanciato uno strumento didattico per riconoscere e contrastare la disinformazione nelle scuole.
L'Italia ribalta lo schema: gli scettici sono gli adulti
Il dato statunitense del 49% non è replicabile in Italia. Secondo il 38° Rapporto Italia 2026 di Eurispes, solo il 14,4% degli italiani usa l'AI in modo abituale, mentre il 62,7% ne riconosce l'utilità senza adottarla davvero. È il gap generazionale a fare la differenza: tra i giovani di 18-24 anni l'81% usa già strumenti di AI, e il 44,8% la considera un'opportunità concreta, contro il 16,4% che la vede come una possibile soluzione a problemi sociali.
Negli Stati Uniti la dinamica è opposta. Sono proprio gli under 30 i più critici sull'impatto sociale dell'AI: appena il 14% prevede un effetto complessivamente positivo, contro un 66% che la usa quotidianamente. L'Italia è speculare: ragazzi che sperimentano massicciamente, adulti che frenano, due narrazioni diverse della stessa tecnologia. La sfiducia americana arriva dopo l'esperienza diretta, quella italiana convive con un'adozione che esplode tra i più giovani senza che chi dovrebbe accompagnarli abbia ancora gli strumenti per farlo.
Il vero collo di bottiglia è la scuola
Nelle aule italiane il fenomeno è già pervasivo. L'86% dei maturandi 2026 ha usato l'AI per preparare l'Esame di Stato, ma solo il 34% dei docenti italiani si sente preparato a insegnarla, percentuale che scende al 24% nella scuola statale. Il decreto ministeriale n. 166 del 9 agosto 2025 ha pubblicato le prime Linee guida MIM per l'introduzione dell'AI nelle istituzioni scolastiche, con obblighi formativi collegati all'AI Act europeo, una valutazione d'impatto su privacy e dati degli studenti e una piattaforma operativa su UNICA. Il MIM ha stanziato 99.961.489 euro per 2.100 istituzioni scolastiche.
Resta scoperto il fronte sicurezza, che è la prima preoccupazione del 71% degli americani. Gli istituti italiani usano in larga parte chatbot generalisti, non sempre conformi al GDPR, su reti pubbliche esposte. L'attacco DDoS che ha colpito siti istituzionali italiani nel febbraio 2025 ha mostrato quanto le infrastrutture digitali della pubblica amministrazione e dell'istruzione siano vulnerabili. La differenza con il quadro fotografato da Pew è netta: gli americani non si fidano dopo aver provato gli strumenti, gli italiani li usano prima di avere i criteri per giudicarli.
Il piano nazionale di formazione docenti è atteso entro la fine del 2026, ma le scadenze del DM 166 e l'adozione di massa tra studenti rendono il ritardo della classe insegnante il vero collo di bottiglia. Senza una regia formativa, la sfiducia che cresce negli USA dopo l'uso rischia di arrivare in Italia prima ancora che gli adulti facciano esperienza diretta della tecnologia.