Patchat Yimruang aveva 14 anni. Il pomeriggio prima della strage in Thailandia i compagni lo avevano chiuso a chiave in un bagno della Debsirin School di Nonthaburi. Venerdì 7 agosto ha ucciso i nonni con la loro pistola registrata, poi è salito al terzo piano dell'istituto e ha sparato su studenti e insegnanti prima di togliersi la vita. Il bilancio parla di otto morti e oltre trenta feriti.
I fatti di Nonthaburi
L'attacco è cominciato intorno alle 9:30 ora locale nell'appartamento dei nonni paterni a Bang Bua Thong. Il ragazzo ha sparato al nonno in cucina e poi alla nonna che dormiva, entrambi con un solo colpo alla testa. Ha preso la CZ-75 Compact 9mm regolarmente registrata al nonno e si è recato alla scuola secondaria maschile Debsirin di Bang Kruai, dove risultava iscritto. Al terzo piano ha aperto il fuoco su studenti e docenti. La polizia ha contato almeno 26 bossoli e nel corpo del ragazzo sono state trovate oltre 30 cartucce ancora inutilizzate.
Il primo ministro Anutin Charnvirakul ha definito l'attacco premeditato: sul computer del 14enne gli inquirenti hanno trovato video di sparatorie di massa scaricati nella settimana precedente. È la sparatoria scolastica più grave in Thailandia dopo il massacro di Nong Bua Lamphu del 2022, quando un ex poliziotto uccise 38 persone in un asilo, tra cui 24 bambini. Per la copertura in italiano dell'evento, si veda anche l'aggiornamento di Edunews24 sulla sparatoria di Bangkok.
L'angolo scomodo: bullismo scolastico e armi in casa
Un compagno di classe ha raccontato allo Straits Times che Patchat era uno studente silenzioso e da tempo bersaglio di prese in giro. Il 6 agosto pomeriggio era stato chiuso a chiave in un bagno dell'istituto, poche ore prima dell'attacco. Viveva con i nonni perché i genitori erano separati. Le autorità stanno ora interrogando gli insegnanti per capire se il caso di bullismo fosse noto alla scuola.
Sul piano delle armi, la Thailandia è un'anomalia in Asia. Secondo il database Small Arms Survey sulle armi civili nel mondo i civili thailandesi detenevano nel 2017 circa 10,3 milioni di pistole e fucili, pari a 15,1 armi ogni 100 abitanti. Nel Sud-est asiatico solo la Cambogia (4,5) si avvicina, mentre le Filippine sono a 3,6, la Malesia a 0,7, il Vietnam a 1,6 e Singapore a 0,3.
Circa il 40% di quelle armi è illegale, ma il paradosso è un altro: le stragi thailandesi degli ultimi sei anni sono state fatte con armi legali o di ordinanza. Nel 2020 un soldato con arma di servizio uccise 29 persone a Nakhon Ratchasima. Nel 2022 un ex agente firmò il massacro di Nong Bua Lamphu con la propria pistola. A febbraio 2026 un attacco al liceo di Hat Yai. Oggi la CZ-75 del nonno di Patchat. In tutti i casi l'accesso all'arma è passato per l'ambiente familiare o istituzionale, non per il mercato nero.
Il segnale per la scuola italiana
L'Italia non conosce stragi con armi da fuoco a scuola perché il possesso privato è marginale. Ma lo schema che emerge da Nonthaburi (studente isolato, bullismo prolungato ignorato dagli adulti, accesso improvviso a mezzi letali) è quello che la letteratura sulla prevenzione della violenza scolastica identifica da decenni come premessa dei fatti più gravi.
Il tema del bullismo ripetuto pesa anche sulle scuole italiane. Secondo la più recente Indagine ISTAT su bullismo e cyberbullismo tra i ragazzi 2023 il 68,5% degli 11-19enni ha subito atti offensivi, aggressivi o di esclusione nei dodici mesi precedenti l'intervista. Il 21% racconta episodi ripetuti più volte al mese. L'11% riferisce minacce o aggressioni fisiche.
La Legge 71/2017 obbliga ogni istituto italiano a nominare un referente per il contrasto al bullismo, ma l'efficacia della norma dipende dalla capacità concreta dei docenti di intercettare gli studenti a rischio prima che la spirale si chiuda. La seconda strage in Thailandia in sei mesi (dopo Hat Yai a febbraio) mostra cosa succede quando quel presidio fallisce e in casa c'è una pistola.
Le autorità thailandesi hanno annunciato una revisione delle licenze per le armi detenute in ambito familiare. La CZ-75 del nonno di Patchat, però, era già nella casa dove il ragazzo rientrava ogni sera dopo la scuola.