Centinaia di sindacalisti si sono radunati davanti al Consiglio europeo giovedì 24 settembre 2026 per contestare EU Inc, il regolamento che permetterà di costituire una società in 48 ore a meno di 100 euro. La protesta, organizzata dalla Confederazione europea dei sindacati con tre sigle belghe, ha coinciso con la riunione dei ministri competenti sul dossier.
La proposta della Commissione UE
La Commissione europea ha depositato il testo il 18 marzo 2026. Il regolamento introduce una forma giuridica unica che affianca, in via opzionale, le oltre 60 già esistenti nei 27 stati membri: costituzione interamente digitale, zero capitale minimo, tariffa sotto i 100 euro, registrazione entro due giorni lavorativi. Bruxelles stima un impatto di 0,9 punti di PIL UE entro il 2035, con una proiezione fino a 2,6 punti nello scenario più ambizioso, e un aumento potenziale di capitale di rischio pari a 445 miliardi di euro.
Il pacchetto è parte della risposta al divario di competitività fra Europa e Stati Uniti che la Commissione ha collocato al centro della propria agenda industriale. Cinquanta amministratori delegati europei hanno firmato una lettera pubblica di sostegno nelle settimane precedenti la protesta e chiedono che il negoziato non annacqui il testo. Il documento originale della proposta EU Inc della Commissione europea è disponibile sul portale ufficiale.
Il rischio regime shopping
Il punto più contestato è la libera scelta della sede legale. Il testo permette di iscrivere la società in uno stato membro senza radicarvi le operazioni. Per la Confederazione europea dei sindacati, guidata dalla segretaria generale Esther Lynch, l'asimmetria apre a un fenomeno di regime shopping: chi cerca standard sociali più leggeri sceglie la giurisdizione più permissiva e la porta con sé attraverso il mercato unico.
In Germania la codeterminazione è il caso più esposto. La One-Third Participation Act obbliga alla rappresentanza dei lavoratori in consiglio di amministrazione sopra i 500 dipendenti; la Mitbestimmungsgesetz raddoppia la presenza sindacale sopra i 2.000 e copre circa 700 grandi imprese, con milioni di dipendenti tutelati. Una EU Inc con sede statutaria in un paese con soglie più alte ma operativa in Germania aggirerebbe entrambe le fasce, perché la bozza fa dipendere il diritto applicabile dal luogo di registrazione statutaria senza richiedere un nesso economico con il territorio in cui l'azienda produce e assume. Il compromesso in discussione al Consiglio prevede l'obbligo di aprire una filiale locale sopra i 500 dipendenti in un altro stato membro, ma il testo del regolamento resta aperto e la soglia potrebbe essere alzata durante il trilogo.
Cosa cambia per i lavoratori europei
Per i dipendenti il perimetro dell'impresa diventa mobile. La governance interamente digitale allontana i centri decisionali dai luoghi di produzione: la proposta consente di amministrare l'azienda da remoto, senza obbligo di localizzazione fisica dell'organo di gestione. Anche i diritti di informazione e consultazione, previsti dalla direttiva quadro europea sul dialogo sociale, restano formalmente in vigore ma la loro effettiva applicabilità dipende dalla capacità di identificare il datore di lavoro reale.
Lo stesso vale per la contrattazione collettiva e per i comitati aziendali europei. La Commissione risponde che nessuna norma nazionale sul lavoro è toccata dal regolamento e che le tutele dello stato di registrazione continuano ad applicarsi in via integrale. La scheda del Parlamento europeo sul 28° regime elenca però il rischio di elusione della codeterminazione fra i nodi ancora aperti nel trilogo, insieme alla protezione dei diritti sindacali e alla localizzazione degli asset.
Il Consiglio dell'UE punta a chiudere il negoziato entro dicembre 2026. Il testo finale dovrà stabilire se la sede statutaria basta a determinare il diritto del lavoro applicabile, o se prevarrà il criterio del luogo di attività effettiva. La differenza vale, per la sola codeterminazione tedesca, la governance di centinaia di grandi gruppi europei.