Palermo ha commemorato il 19 luglio 2026 il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta uccisi 34 anni fa nella strage di via d'Amelio. Alle 16.58, ora dell'esplosione dell'autobomba caricata di tritolo, centinaia di persone si sono radunate nel luogo dell'attentato per un minuto di silenzio.
La manifestazione è stata organizzata dalle Agende rosse, il movimento nato attorno a Salvatore Borsellino, fratello del giudice, per chiedere verità sui depistaggi che hanno accompagnato le indagini sulla strage. L'attentato del 1992 si inserisce nella stagione più drammatica della lotta alla mafia in Italia: Cosa Nostra colpì il pool antimafia a distanza di appena due mesi tra Falcone e Borsellino, in una sequenza che è considerata uno dei momenti spartiacque della recente storia repubblicana.
La cerimonia in via d'Amelio alle 16.58
Al raccoglimento sono seguiti il Silenzio militare e l'inno di Mameli, prima di un lungo applauso che ha chiuso il momento solenne. Durante la giornata si sono svolti anche eventi con bambini e ragazzi delle scuole cittadine, prima del corteo pomeridiano nel luogo della strage.
Nell'attentato del 19 luglio 1992 furono uccisi il magistrato e cinque agenti della polizia di Stato: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Borsellino era membro del pool antimafia e venne assassinato 57 giorni dopo Giovanni Falcone, ucciso nella strage di Capaci il 23 maggio dello stesso anno. Il giudice si trovava sul posto per andare a trovare la madre quando esplose l'auto imbottita di esplosivo parcheggiata sotto casa.
Le presenze istituzionali e le Agende rosse
Alla cerimonia hanno partecipato il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè e il capo della Polizia Vittorio Pisani, che ha commemorato gli agenti di scorta. Alla manifestazione erano presenti anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, l'europarlamentare ed ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il senatore M5s Roberto Scarpinato, il deputato M5s Federico Cafiero De Raho e i magistrati Nino Di Matteo e Gaetano Paci. Con loro Salvatore Borsellino e Giovanni Impastato, fratello di Peppino e coordinatore delle attività di casa memoria a Cinisi.
Molti giovani hanno alzato l'agenda rossa durante il minuto di silenzio, simbolo storico della richiesta di verità e giustizia sulla strage. Nella folla comparivano cartelli polemici, tra cui uno con la scritta 'Stragi 93, la Commissione non vede non sente non parla', riferito ai lavori dell'attuale commissione parlamentare d'inchiesta sulle stragi del biennio 1992-1993.
A 34 anni dalla strage, con inchieste, processi e depistaggi ancora non pienamente ricostruiti, la richiesta di verità sui livelli di coinvolgimento nell'attentato resta il filo che tiene insieme la memoria di via d'Amelio. La giornata del 19 luglio è ormai un appuntamento fisso della memoria antimafia italiana, insieme a quella del 23 maggio dedicata a Giovanni Falcone e agli agenti della strage di Capaci.