La Relazione annuale INAIL 2025, presentata martedì alla Camera dei Deputati, fotografa un paese in cui i morti sul lavoro calano ma le malattie professionali esplodono. I decessi denunciati nel 2025 sono scesi a 1.198, il 3,3% in meno rispetto ai 1.239 del 2024. Nello stesso anno le patologie legate al lavoro sono balzate dell'11,3%, con 98.312 diagnosi certificate: il salto più marcato degli ultimi anni.
I numeri della relazione INAIL 2025
Le denunce totali di infortunio nel 2025 raggiungono quota 600mila, con un aumento dell'1,2% sul 2024. La crescita si divide tra 519mila casi tra i lavoratori (+0,8%) e 81mila casi tra gli studenti (+3,4%). Sul fronte dei decessi il segno è opposto: 1.198 casi totali, di cui 1.189 lavoratori e 9 studenti, quattro in meno rispetto ai 13 dell'anno precedente.
Il tasso di incidenza scende a 3,69 decessi ogni 100mila lavoratori, con una riduzione del 5,4%. Il settore più pericoloso resta quello delle costruzioni con 175 vittime, seguito dall'aggregato industria e servizi che assorbe da solo l'85,2% degli infortuni totali. Il presidente Fabrizio D'Ascenzo ha presentato i dati alla Camera insieme al ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone, annunciando l'obiettivo di estendere le tutele INAIL a nuove categorie di lavoratori.
L'altra faccia della medaglia: le malattie professionali
Il campanello d'allarme del report riguarda le patologie legate al lavoro. Le denunce salgono a 98.312, con un aumento dell'11,3% in un solo anno, e i lavoratori con almeno una diagnosi certificata arrivano a 63.136 (alcuni denunciano più patologie contemporaneamente). Il grosso è concentrato sulle malattie muscolo-scheletriche, che restano da anni la voce più diagnosticata.
La logica del doppio movimento è chiara: la prevenzione degli incidenti acuti (cadute dall'alto, schiacciamenti, urti da macchinari) funziona di più, anche grazie alle norme del Testo Unico 81/2008 e all'aumento dei controlli in cantiere. Le patologie da esposizione cronica, invece, emergono a distanza di anni e riflettono organizzazioni del lavoro che continuano a scaricare stress fisico sui lavoratori senza margini di riadattamento. Molte diagnosi arrivano oggi da fasi di carriera avviate dieci o quindici anni fa, e questo scollamento temporale rende difficile agganciare le denunce alle politiche di prevenzione più recenti. La stessa dinamica riguarda i più giovani: nel 2026 sono già 13 gli studenti morti in occasione di lavoro secondo Edunews24, mentre le denunce PCTO calano del 50%.
Il 2026 conferma il doppio movimento
Il trend fotografato nel 2025 non si è fermato. I dati mensili INAIL sui primi sette mesi del 2026 mostrano 256.471 denunce di infortunio in occasione di lavoro (+4,9%) e 58.870 casi in itinere (+7,1%). Sul lato opposto i decessi in occasione di lavoro scendono a 422 (-2,3%) e quelli in itinere a 160 (-4,8%): l'incidenza mortale scende a 1,73 vittime ogni 100mila occupati, il 3,9% in meno di un anno prima.
Le malattie professionali continuano a correre più veloci di tutto il resto: 69.796 casi denunciati fra gennaio e luglio 2026, quasi 10mila in più rispetto allo stesso periodo del 2025 (+16,6%). Le patologie muscolo-scheletriche, del sistema nervoso e respiratorie restano ai primi posti nelle diagnosi. Il comunicato INAIL sui dati di luglio 2026 certifica anche l'aumento delle denunce in itinere, dove si concentra circa un quarto dei decessi totali.
Cosa cambia nella prevenzione
Il quadro chiede uno spostamento dell'asse della prevenzione: dagli infortuni acuti alla salute di lungo periodo, con più attenzione alla postura, ai movimenti ripetuti, all'esposizione a rumore e sostanze chimiche. Sul rapporto fra sicurezza e valore del lavoro si tornerà anche al Festival del Lavoro 2027 in programma a Roma, dove il capitale umano sarà uno dei temi centrali. Nel frattempo, le tre linee di frattura del report annuale ricostruite da Edunews24 restano il punto di partenza per capire dove il calo dei decessi è più fragile.