* La scadenza del 1° maggio: cosa fare e perché * Quota 97,6: chi può accedere e con quali requisiti * Lavoratori usuranti: il quadro normativo di riferimento * Come presentare l'istanza all'INPS * Il contesto della riforma pensioni 2026
La scadenza del 1° maggio: cosa fare e perché {#la-scadenza-del-1-maggio-cosa-fare-e-perche}
Manca poco più di una settimana e il conto alla rovescia è già iniziato. Entro il 1° maggio 2026 i lavoratori che intendono accedere alla pensione anticipata attraverso la cosiddetta Quota 97,6 devono presentare all'INPS l'istanza di accertamento del diritto. Non si tratta della domanda di pensione vera e propria, ma di un passaggio preliminare obbligatorio: un atto formale con cui l'Istituto verifica che il richiedente possieda effettivamente i requisiti per accedere alla finestra di uscita riservata ai lavoratori usuranti.
Chi dovesse lasciarsi sfuggire questa data rischierebbe, concretamente, di vedersi slittare la decorrenza del trattamento pensionistico. Un ritardo che, stando alla normativa vigente, può tradursi in mesi di attesa aggiuntiva.
Quota 97,6: chi può accedere e con quali requisiti {#quota-976-chi-puo-accedere-e-con-quali-requisiti}
Il meccanismo di Quota 97,6 consente di andare in pensione a 61 anni e 7 mesi di età anagrafica con almeno 35 anni di contributi versati. La somma dei due valori, appunto, restituisce il numero 97,6, che dà il nome alla misura.
I beneficiari sono esclusivamente i lavoratori impiegati in attività usuranti, una platea ben definita dalla legge. Non si tratta dunque di un canale aperto a tutti, ma di uno strumento pensato per chi ha svolto mansioni particolarmente gravose per un periodo significativo della propria carriera.
I requisiti, in sintesi:
* Età minima: 61 anni e 7 mesi * Anzianità contributiva minima: 35 anni * Tipologia di lavoro: attività riconosciute come usuranti ai sensi della normativa vigente * Presentazione dell'istanza di accertamento: entro il 1° maggio dell'anno precedente la decorrenza della pensione
Va ricordato che il mancato rispetto della scadenza non preclude in assoluto l'accesso al beneficio, ma comporta uno slittamento della finestra di pensionamento, il che nei fatti equivale a lavorare più a lungo del necessario.
Lavoratori usuranti: il quadro normativo di riferimento {#lavoratori-usuranti-il-quadro-normativo-di-riferimento}
La disciplina delle pensioni per lavori usuranti affonda le radici nel decreto legislativo n. 67 del 2011, che ha introdotto un regime di accesso anticipato per specifiche categorie. Rientrano nel perimetro della norma, tra gli altri, i lavoratori notturni, gli addetti alla cosiddetta "linea catena" e chi è impegnato in attività individuate dal decreto ministeriale del 19 maggio 1999.
Per poter accedere al beneficio non basta aver svolto lavoro usurante in un momento qualsiasi della carriera. La normativa richiede che l'attività sia stata esercitata per un numero minimo di anni, generalmente almeno sette degli ultimi dieci precedenti la maturazione del diritto, oppure per metà della vita lavorativa complessiva.
Un aspetto che spesso genera confusione riguarda proprio la distinzione tra lavori usuranti e lavori gravosi: si tratta di due categorie diverse, con tutele differenti. Solo i primi danno diritto all'accesso tramite Quota 97,6.
Come presentare l'istanza all'INPS {#come-presentare-listanza-allinps}
L'istanza di accertamento del diritto va trasmessa all'INPS per via telematica. È possibile procedere autonomamente attraverso il portale dell'Istituto, muniti di SPID, CIE o CNS, oppure rivolgersi a un patronato.
Il modulo richiede l'indicazione dei periodi di lavoro usurante e la documentazione a supporto. L'INPS, una volta ricevuta la domanda, avvia le verifiche e comunica l'esito al richiedente. Solo dopo l'accertamento positivo sarà possibile presentare la vera e propria domanda di pensione.
È fondamentale non confondere i due passaggi. L'istanza di accertamento è propedeutica, serve a "bloccare" la finestra. La domanda di pensione arriva dopo, nei tempi previsti dalla procedura ordinaria.
Il contesto della riforma pensioni 2026 {#il-contesto-della-riforma-pensioni-2026}
La scadenza del 1° maggio si inserisce in un quadro previdenziale che resta, come ormai da anni, in costante evoluzione. La riforma pensioni 2026 non ha portato stravolgimenti sul fronte dei lavori usuranti, confermando nella sostanza l'impianto esistente. Il dibattito politico, tuttavia, continua a ruotare attorno a ipotesi ben più ampie di revisione del sistema.
Già nel recente passato, come emerso dal Def che ha respinto l'ipotesi di Quota 41, il governo ha mostrato cautela nel concedere nuovi canali di uscita anticipata, privilegiando la sostenibilità finanziaria. Le incertezze sul blocco dei requisiti che hanno caratterizzato la scorsa legge di bilancio hanno contribuito ad alimentare un clima di incertezza tra i lavoratori prossimi alla pensione.
Parallelamente, si muove il cantiere della revisione della previdenza complementare proposta dal ministro Giorgetti, che punta a rafforzare il secondo pilastro come strumento per integrare i trattamenti pubblici. Un segnale chiaro della direzione in cui si muove l'esecutivo: contenere la spesa previdenziale diretta, incentivando soluzioni integrative.
Per chi oggi si trova nella condizione di poter sfruttare Quota 97,6, la priorità resta una sola: rispettare la scadenza. Il resto del dibattito può attendere, la data del 1° maggio 2026 no.