La proposta di Maurizio Landini di una mobilitazione europea per rafforzare welfare e spesa pensioni arriva mentre l'Italia è già prima nell'Unione europea per risorse destinate alla previdenza: 15,5% del PIL nel 2023 contro una media UE del 12,3%, davanti a Francia (14,6%), Austria (14,4%) e Grecia (14,0%).
Da Oslo la pressione sui governi europei
Al Comitato esecutivo della Ces riunito a Oslo, il Segretario generale della Cgil ha legato la crescita dei consensi dei partiti di destra al deterioramento delle condizioni sociali del continente. La richiesta è mobilitarsi perché i bilanci pubblici tornino a destinare risorse al welfare, in una fase in cui gli Stati stanno invece aumentando la spesa militare. Nelle stesse ore l'ex ministra del Lavoro Elsa Fornero, intervenendo a diMartedì, ha offerto una lezione di previdenza al Vicepremier Matteo Salvini, che ha rilanciato l'ipotesi di uscita a 64 anni e un tetto fino a 70 nell'autotrasporto. Dal Movimento 5 Stelle il Vicepresidente Mario Turco ha criticato la richiesta del governo alla Commissione europea di scomputare dalla spesa l'effetto dell'inflazione sulle pensioni e sull'assegno unico.
Il dato che il dibattito nazionale ignora
La fotografia europea del sistema previdenziale colloca l'Italia in cima alla classifica dei 27: il nostro paese spende per la previdenza il 15,5% del PIL, oltre 3 punti sopra la media dell'Unione. Nel complesso i 27 Stati hanno destinato alle pensioni 2.122 miliardi di euro nel 2023. Il margine per aumentare ulteriormente il capitolo previdenziale è stretto, soprattutto se letto accanto all'altro grande fronte di bilancio: la difesa.
Nel 2026 il rapporto annuale del Segretario generale della Nato Mark Rutte certifica l'Italia al 2,01% del PIL in spesa militare, pari a oltre 45 miliardi di euro calcolati 'in chiave Nato'. Come documenta l'osservatorio Mil€x, in quella cifra sono stati inclusi per la prima volta circa 14 miliardi di voci riclassificate come difesa, tra cui le pensioni dei militari in congedo e quote del comparto Carabinieri in funzione di polizia. Il bilancio proprio del Ministero della Difesa resta intorno a 31,3 miliardi: la differenza serve a raggiungere formalmente il target del 2% chiesto dall'Alleanza atlantica.
La conseguenza, nel dibattito aperto da Landini, è duplice. Il contrasto fra welfare e difesa è meno netto di quanto appaia, perché i due capitoli si sovrappongono già oggi nelle statistiche ufficiali. E un eventuale taglio della spesa militare 'targata Nato' libererebbe risorse molto inferiori a 45 miliardi, perché una parte di quel perimetro resta previdenza camuffata.
Cosa cambia per i dipendenti pubblici
Il peso di questo intreccio ricade in buona parte sui lavoratori della pubblica amministrazione. Per i corpi dello Stato il passaggio alla pensione comporta spesso un taglio significativo rispetto all'ultimo stipendio, come mostra il cedolino dei pensionati della Guardia di Finanza fino a 500 euro sotto l'ultima busta paga. Nel comparto scuola, intanto, il turnover è alimentato dall'uscita di decine di migliaia di docenti e personale ATA ogni anno, con la finestra della domanda di cessazione dal servizio 2026/27 ormai alle spalle. In parallelo chi lavora nel settore dovrà fare i conti con la rivalutazione provvisoria delle pensioni fissata all'1,4% per il 2026, inferiore all'inflazione attesa per lo stesso anno.
Due appuntamenti da seguire a ottobre
Il quadro delle risorse pubbliche destinate al lavoro resta frammentato. In questi giorni sono aperte due misure utili per leggere la direzione del bilancio: il contributo Valore Artigiano 2026 fino a 12.000 euro per impresa con scadenza il 28 ottobre e il concorso per 75 viceispettori 2026 con il 15% di organico ancora mancante. Entrambi aiutano a capire dove la mano pubblica sposta davvero le priorità, oltre il perimetro di pensioni e difesa.
La prossima legge di bilancio dovrà conciliare la perequazione delle pensioni ai prezzi reali, la richiesta Nato di spingere la quota per la difesa fino al 5% del PIL entro il 2035 e le pressioni di sindacati e opposizioni per rafforzare le voci sociali. I dati Eurostat sulla spesa pensionistica per paese restano il parametro di riferimento per leggere la manovra in arrivo e capire quali capitoli crescono davvero.