* La nuova campagna di accertamento INPS * I numeri: 340.000 pensionati in 160 Paesi * Come funzionano i controlli e cosa devono fare i pensionati * Paesi esclusi dai controlli: la lista completa * La scadenza del 18 luglio 2026
La nuova campagna di accertamento INPS {#la-nuova-campagna-di-accertamento-inps}
L'INPS ha ufficialmente dato il via alla campagna di accertamento dell'esistenza in vita destinata ai pensionati italiani residenti all'estero. La data di partenza è fissata al 20 marzo 2026 e coinvolgerà una platea vastissima, distribuita su tutti i continenti. Non si tratta di una novità assoluta — l'istituto previdenziale conduce periodicamente queste verifiche — ma la portata dell'operazione e alcune esclusioni significative meritano attenzione.
L'obiettivo è semplice nella sua formulazione, meno nella sua esecuzione: verificare che chi percepisce un trattamento pensionistico italiano sia effettivamente in vita. Un passaggio burocratico che, stando a quanto emerge dai dati dell'istituto, riguarda un flusso economico tutt'altro che marginale.
I numeri: 340.000 pensionati in 160 Paesi {#i-numeri-340000-pensionati-in-160-paesi}
Le cifre parlano da sole. Sono circa 340.000 i pensionati italiani che risiedono stabilmente fuori dai confini nazionali, sparsi in 160 Paesi diversi. Il valore complessivo dei cedolini previdenziali erogati oltre frontiera raggiunge 1,75 miliardi di euro. Una somma considerevole, che giustifica ampiamente la necessità di controlli sistematici.
Dall'Argentina al Giappone, dal Canada al Sudafrica: la diaspora pensionistica italiana riflette decenni di emigrazione e, più recentemente, la scelta di molti di trasferirsi in Paesi dove il costo della vita è più contenuto o il clima più favorevole. Un fenomeno che il legislatore e l'INPS monitorano con crescente attenzione, anche per prevenire il rischio — documentato in passato — di erogazioni indebite a favore di soggetti già deceduti.
Come funzionano i controlli e cosa devono fare i pensionati {#come-funzionano-i-controlli-e-cosa-devono-fare-i-pensionati}
Il meccanismo è ormai rodato. L'INPS, tramite la propria rete di corrispondenti bancari internazionali, invia ai pensionati italiani all'estero un modulo di esistenza in vita che deve essere compilato, autenticato e restituito entro i termini previsti.
La procedura richiede in genere:
* La compilazione del modulo ricevuto per posta o reso disponibile in formato digitale * L'autenticazione della firma presso un'autorità competente (consolato, notaio locale o altro soggetto abilitato) * La restituzione del documento all'istituto bancario incaricato
Chi non dovesse adempiere nei tempi stabiliti rischia la sospensione del pagamento della pensione, una misura drastica ma prevista dalla normativa vigente. L'INPS ha comunque precisato, nelle comunicazioni precedenti, che prima della sospensione definitiva viene generalmente concesso un ulteriore periodo di grazia.
È bene ricordare che questa verifica non ha nulla a che vedere con i requisiti reddituali o fiscali della pensione italiana all'estero: si tratta esclusivamente di un accertamento anagrafico.
Paesi esclusi dai controlli: la lista completa {#paesi-esclusi-dai-controlli-la-lista-completa}
Non tutti i pensionati residenti fuori dall'Italia sono coinvolti. L'INPS ha escluso dalla campagna 2026 i pensionati che risiedono in alcuni Paesi con i quali esistono accordi bilaterali di scambio dati o convenzioni specifiche che rendono superflua la verifica diretta. Si tratta di:
* Svizzera * Germania * Francia * Belgio * Australia * Polonia * Paesi Bassi
Per questi Stati, l'accertamento dell'esistenza in vita avviene attraverso canali istituzionali diretti: le amministrazioni locali condividono con l'INPS le informazioni anagrafiche necessarie, eliminando la necessità di coinvolgere direttamente il pensionato. Una semplificazione non trascurabile, che riguarda peraltro alcuni dei Paesi con le comunità italiane più numerose.
Chi risiede in uno di questi sette Paesi, dunque, non riceverà alcun modulo e non dovrà compiere alcun adempimento. Per tutti gli altri — dalla Spagna al Brasile, dal Regno Unito agli Stati Uniti — la procedura resta obbligatoria.
La scadenza del 18 luglio 2026 {#la-scadenza-del-18-luglio-2026}
Il termine ultimo per la restituzione del modulo è il 18 luglio 2026. Quattro mesi esatti dalla data di avvio dei controlli: un arco temporale che l'INPS ritiene sufficiente per consentire anche ai pensionati residenti nelle aree più remote del pianeta di completare l'iter.
Tuttavia, l'esperienza delle campagne precedenti insegna che i ritardi non sono rari. Difficoltà postali, distanza dai consolati, problemi di salute: le variabili sono molte, soprattutto per una popolazione anagraficamente anziana. L'istituto invita i diretti interessati a non attendere le ultime settimane e a procedere quanto prima alla restituzione del documento.
Per chi avesse bisogno di assistenza, i patronati e le sedi consolari rappresentano i punti di riferimento principali. In un'epoca in cui la digitalizzazione avanza rapidamente in molti settori — come dimostrano, ad esempio, i ritardi per l'IA di Apple e il nuovo Siri previsto proprio nel 2026 — la verifica dell'esistenza in vita resta una procedura ancora largamente cartacea, segno che la transizione digitale nella pubblica amministrazione previdenziale ha ancora strada da percorrere.
La questione, del resto, non è solo burocratica. Dietro quei 1,75 miliardi di euro ci sono storie di emigrazione, di lavoro, di contributi versati per decenni. Garantire che le pensioni arrivino a chi ne ha diritto — e solo a chi ne ha diritto — è un dovere dell'istituto tanto quanto un diritto dei pensionati che hanno costruito la propria vita lontano dall'Italia.