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Osservatorio INPS: 372 miliardi di spesa, i divari di genere e territorio

L'Osservatorio INPS 2025 fotografa 372 miliardi di spesa pensionistica: 51% al Nord, 28% al Sud, e un divario di 6.478 euro fra uomini e donne.

L'Osservatorio statistico INPS pubblicato il 15 ottobre 2026 fotografa il sistema pensionistico italiano al 31 dicembre 2025: 23.181.898 prestazioni vigenti, 16,4 milioni di beneficiari e una spesa complessiva annua di 372,45 miliardi di euro, in crescita del 2,3% rispetto al 2024. Dentro questi numeri aggregati convivono due Italie: una geografia della spesa che pesa per il 51% al Nord e un divario reddituale fra uomini e donne che vale 6.478 euro all'anno.

Il quadro del 2025: 23 milioni di prestazioni, 1,4 pensioni a testa

I dati del Casellario centrale dei pensionati raccontano un sistema in espansione misurata. Le prestazioni crescono dello 0,7% sul 2024, i beneficiari dello 0,6%, mentre la spesa sale del 2,3%. Il rapporto fra prestazioni e beneficiari è di 1,4 pensioni a testa: il 68% percepisce una sola erogazione, il 32% ne cumula due o più, spesso previdenziali combinate con assistenziali o indennitarie.

L'importo medio per singola prestazione è di 16.066 euro annui, mentre il reddito pensionistico medio, che tiene conto del cumulo, raggiunge 22.703 euro. La componente previdenziale resta dominante: il 76,7% delle pensioni è di natura contributiva, il 20,7% rientra fra le prestazioni assistenziali, il 2,6% è di tipo indennitario. Fra i previdenziali spiccano gli 11,5 milioni di titolari di pensione di vecchiaia e i 4,1 milioni di pensioni ai superstiti.

La mappa della spesa: 51% al Nord, 28% al Mezzogiorno

Il dato territoriale è il primo elemento che spiega perché la fotografia nazionale resta parziale. Le regioni settentrionali concentrano il 47,2% delle pensioni e il 47,6% dei pensionati, ma pesano per il 51% della spesa pensionistica complessiva. Il Centro riceve il 21% della spesa, il Mezzogiorno il 28%. Al Nord, inoltre, l'importo medio delle prestazioni è superiore del 7,2% alla media nazionale: tradotto in euro, significa circa 17.223 euro contro i 16.066 del dato aggregato.

La geografia dei singoli trattamenti riflette la storia dei percorsi lavorativi: carriere più stabili e meglio retribuite al Nord generano assegni mediamente più alti, mentre nel Mezzogiorno è più alta la quota di prestazioni assistenziali (invalidità civile, assegni e pensioni sociali). La verifica mensile dei pagamenti INPS passa quindi su cedolini molto diversi fra una provincia e l'altra.

Divario di genere: 6.478 euro di differenza all'anno

Il secondo divario è di genere e non si è ridotto. Le donne rappresentano il 51% dei pensionati, ma gli uomini incassano il 56% dei redditi pensionistici totali. L'importo medio annuo percepito dagli uomini è di 26.031 euro, quello delle donne di 19.553 euro: una forbice del 33% che vale 6.478 euro all'anno, circa 498 euro al mese su tredici mensilità.

La fascia più bassa è quasi interamente femminile. Oltre 4,5 milioni di pensionati percepiscono meno di 1.000 euro al mese e di questi 2,8 milioni sono donne: parliamo del 46,2% dell'intera platea femminile. Il gap riflette carriere discontinue, part-time involontari e settori meno retribuiti, elementi che il sistema contributivo amplifica anziché compensare. Nel calcolo del netto in busta rientrano anche le voci marginali di reddito, come la tassazione delle prestazioni occasionali che molte pensionate integrano con piccoli lavori saltuari.

Cosa cambia nel 2026: rivalutazione all'1,4% e richieste di revisione

Sui numeri 2025 si innesta la discussione sulla rivalutazione delle pensioni. Nel 2026 l'indicizzazione garantita è dell'1,4%, un valore che molte associazioni di categoria giudicano inferiore alla dinamica reale dei prezzi vista nell'anno. Sulla pensione media nazionale di 16.066 euro annui, l'1,4% vale circa 225 euro in più su base annua: poco più di 17 euro al mese spalmati su tredici mensilità.

Il Coordinamento unitario dei pensionati del lavoro autonomo (CUPLA), sostenuto in Veneto dall'Anap Confartigianato, chiede di rivedere il meccanismo con un indice più aderente ai consumi effettivi degli anziani, in particolare sanità e assistenza. Nel frattempo gli importi fissi delle integrazioni restano invariati: il bonus di 154,94 euro erogato a dicembre è fermo da un quarto di secolo, senza alcun adeguamento al costo della vita.

Il quadro dell'Osservatorio chiude il 2025 con una spesa che tiene e un sistema che continua a crescere nei numeri aggregati. Restano aperti i due nodi che la fotografia aiuta a mettere a fuoco: il peso crescente delle prestazioni assistenziali nel Mezzogiorno e il divario di genere che non scende sotto i 6.000 euro annui. La legge di bilancio 2026 li affronta solo in parte.

Pubblicato il: 20 ottobre 2026 alle ore 13:17