Tra il 2020 e il 2025 gli occupati italiani tra i 15 e i 17 anni sono passati da 35.505 a 81.565: il quarto rapporto statistico UNICEF Italia segna un raddoppio in cinque anni del lavoro minorile regolare. La fotografia regionale che lo accompagna, però, ribalta lo schema che ci si aspetterebbe da un fenomeno tradizionalmente associato al Mezzogiorno.
Il paradosso territoriale: incidenza più alta al Nord, dispersione più alta al Sud
L'incidenza degli occupati 15-17 anni non è massima al Sud, ma in Trentino-Alto Adige (22,54%) e Valle d'Aosta (17,46%). Le regioni con i valori più contenuti sono Molise (6,08%), Puglia (6,35%) e Marche (7,12%). Sulla dispersione scolastica il ribaltamento si osserva con segno opposto: secondo i dati ISTAT sulla povertà educativa 2025 il tasso medio nazionale è all'8,2%, con Trentino-Alto Adige al 7,1% e Lombardia al 6,6%, mentre Sicilia e Sardegna restano sopra il 13%.
Il dato non racconta uno sfruttamento crescente al Nord. Dietro le percentuali si nasconde la diversa diffusione del sistema duale di apprendistato e dei percorsi di formazione tecnico-professionale in Italia: in Trentino questi modelli sono storicamente integrati al percorso scolastico, generando contratti INPS regolari che fanno salire l'incidenza statistica senza tradursi in abbandono. Al Sud, dove la formazione duale è meno strutturata, i contratti formali emergono meno, mentre resta la quota più ampia di abbandoni precoci.
È la stessa lettura proposta da Nicola Graziano, Presidente di UNICEF Italia, che chiede 'accertamenti specifici' per spiegare l'apparente incoerenza tra dati occupazionali e indicatori sociali. La conseguenza pratica è doppia: le percentuali alte del Nord non vanno lette come fallimento del sistema scolastico, e quelle basse del Sud non vanno lette come assenza del fenomeno. Il rapporto invita a incrociare i numeri INPS con la dispersione implicita e con la quota di NEET regionali prima di trarre conclusioni univoche sui territori a rischio.
Divario di genere: 68 euro in meno alla settimana per le coetanee
Il rapporto isola un secondo nodo che i numeri aggregati nascondono. Nel 2024 il reddito medio settimanale degli under 19 maschi è di 335 euro, quello delle femmine di 267 euro: una distanza di 68 euro a parità di età, oltre il 20% in meno. La componente femminile cresce a un ritmo più rapido (+12,2% nel quinquennio contro +11,7% maschile), ma il divario strutturale resta intatto: i 68 euro di scarto sono praticamente identici a quelli registrati nel 2019.
La traduzione su base annua è di oltre 3.500 euro in meno per le ragazze a parità di età e contratto, in una fascia in cui i primi tirocini influenzano il percorso retributivo futuro. È un'eredità che entra nel sistema pensionistico prima ancora che le minori compiano 18 anni, e che la contrattazione collettiva oggi non intercetta in modo specifico.
Infortuni e DVR specifico: la proposta UNICEF
Il capitolo infortuni è il più delicato. Le denunce INAIL nella fascia 15-17 anni sono passate da 5.815 nel 2020 a 18.617 nel 2024, con un tasso che sale dal 16,38% al 22,79% in quattro anni. Gli infortuni mortali sono stati 7 nel solo 2024 e 18 nel quinquennio 2020-2024. Da qui la richiesta operativa contenuta nel 4° Report UNICEF Italia sul lavoro minorile: un Documento di valutazione del rischio dimensionato sull'età e sul percorso educativo, oggi non previsto dalla normativa vigente.
UNICEF propone parametri differenziati per orario, riposo, abbigliamento e compatibilità con la frequenza scolastica. Il riferimento è all'articolo 32 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, che tutela ogni minore dal lavoro 'suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione'. La differenza tra Trentino e Sicilia non è il livello di tutela ma la visibilità statistica del fenomeno: le regioni a bassa incidenza non sono quelle in cui i minori non lavorano, sono quelle dove il lavoro non passa dai registri INPS. Il prossimo passaggio, per la riforma del DVR specifico, è ora in mano al legislatore.