Indice: In breve | Salario giusto o salario minimo: la differenza che conta | Le risorse del decreto: 964 milioni per le aziende virtuose | Chi resta escluso: i lavoratori in povertà e i contratti pirata | L'articolo 10 e i rinnovi contrattuali: il meccanismo IPCA | Rider e piattaforme digitali: la presunzione di subordinazione | Chi può accedere ai bonus: guida pratica | Errori comuni da non fare | Domande frequenti
In breve
* Il decreto-legge n. 62 del 30 aprile 2026 è entrato in vigore il 1° maggio 2026: stanzia 964 milioni di euro tra 2026 e 2028 per incentivi alle assunzioni stabili
* Il salario giusto è il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi di Cgil, Cisl e Uil: nessuna soglia minima inderogabile fissata per legge
* I lavoratori sottopagati non ricevono adeguamenti automatici: per contestare la retribuzione devono rivolgersi al giudice
* Per i contratti scaduti da oltre 12 mesi scatta il versamento del 30% dell'IPCA come anticipo sui rinnovi; la retroattività degli aumenti è stata eliminata dal testo finale
* Rider e lavoratori delle piattaforme con indici di controllo algoritmico sono presunti subordinati, ma gli indici non sono esplicitati nel decreto
Salario giusto o salario minimo: la differenza che conta
Il decreto salario giusto (D.L. n. 62 del 30 aprile 2026) non introduce quello che le opposizioni chiedevano da anni: un pavimento salariale per legge. Il salario minimo legale è una soglia inderogabile al di sotto della quale nessun contratto può scendere: lo hanno adottato 22 dei 27 Paesi dell'Unione europea. Il salario giusto introdotto dal decreto è invece il trattamento economico complessivo, comprensivo di minimo tabellare, tredicesima, quattordicesima, premi e altri elementi retributivi, stabilito dai contratti collettivi firmati da Cgil, Cisl e Uil sul fronte sindacale e da Confindustria, Confcommercio e Confartigianato su quello datoriale. Con questo decreto l'Italia rimane tra i cinque Paesi UE, insieme a Danimarca, Austria, Finlandia e Svezia, che affidano la protezione salariale alla sola contrattazione collettiva senza un pavimento legale.
Le risorse del decreto: 964 milioni per le aziende virtuose
I 964 milioni stanziati tra 2026 e 2028, in parte a valere su fondi europei, non vanno ai lavoratori ma alle aziende: finanziano sgravi contributivi per chi assume rispettando il salario giusto. Per i giovani disoccupati da almeno 24 mesi e under 35 lo sgravio è del 100% per 24 mesi, fino a 650 euro al mese nelle regioni del Mezzogiorno. Per le donne svantaggiate disoccupate da almeno 12 mesi il tetto sale fino a 800 euro al mese nelle Zone economiche speciali. Rientrano nel perimetro anche le stabilizzazioni di contratti a termine e le nuove assunzioni nella ZES del Mezzogiorno. La condizione necessaria per ogni incentivo è una sola: l'azienda deve applicare il contratto collettivo dei sindacati comparativamente più rappresentativi. Chi usa accordi peggiorativi è escluso dagli sgravi.
Chi resta escluso: i lavoratori in povertà e i contratti pirata
Secondo i dati ISTAT sulla povertà lavorativa in Italia, il 10,2% degli occupati tra 18 e 64 anni - oltre 2,3 milioni di persone - è a rischio povertà lavorativa. Per questa fascia il decreto non prevede adeguamenti automatici: chi percepisce una retribuzione insufficiente può far valere i propri diritti solo in sede giudiziale, citando l'art. 36 della Costituzione che impone retribuzioni proporzionate e sufficienti a garantire un'esistenza dignitosa. La Cassazione nel 2023 ha già confermato che i giudici possono disapplicare i minimi tabellari contrattuali, ma il percorso è lungo e individuale. I contratti pirata, accordi peggiorativi firmati da sindacati non rappresentativi, restano privi di divieto esplicito: la sola penalità per le aziende che li applicano è l'esclusione dagli incentivi. Il CNEL ha escluso nel marzo 2026 oltre 800 CCNL senza applicazione reale, ma chi già lavora sotto queste condizioni non riceve nessun aggiornamento automatico dello stipendio.
L'articolo 10 e i rinnovi contrattuali: il meccanismo IPCA
Per i contratti collettivi scaduti da più di 12 mesi senza rinnovo, l'art. 10 introduce l'obbligo di versare ai lavoratori il 30% dell'indice IPCA come anticipo sui futuri aumenti. La percentuale era stata proposta al 60% nella versione originaria del testo, poi dimezzata nel testo finale. Il giuslavorista Enzo Martino ha commentato la misura con scetticismo: 'Sembra un incentivo a non rinnovare e cavarsela versando quella piccola cifra. Il problema è che la contrattazione mostra la corda e i rapporti di forza sono sbilanciati.' Dal testo definitivo è scomparsa anche la retroattività degli aumenti derivanti dai rinnovi: il sottosegretario Claudio Durigon ha annunciato che la norma potrebbe rientrare come emendamento durante la conversione in legge, attesa entro il 29 giugno 2026.
Rider e piattaforme digitali: la presunzione di subordinazione
L'art. 12 recepisce la direttiva UE del 2024 sul lavoro tramite piattaforma digitale: se emergono indici di controllo o eterodirezione esercitati dalla piattaforma, anche attraverso la gestione algoritmica di turni, valutazioni o compensi, il rapporto si presume di natura subordinata. L'onere della prova si inverte: è la piattaforma a dover dimostrare l'autonomia del lavoratore. L'art. 13 aggiunge l'obbligo di trasparenza algoritmica: le piattaforme devono comunicare i rischi dei sistemi automatizzati, conservare i dati per cinque anni e garantire il diritto a una revisione umana delle decisioni automatizzate. Il limite della norma è che gli indici di controllo non sono elencati nel testo: anche in questo caso sarà la giurisprudenza a definire i confini operativi caso per caso.
Chi può accedere ai bonus: guida pratica
Per accedere agli incentivi il requisito comune è uno: applicare il contratto collettivo dei sindacati comparativamente più rappresentativi. Il tipo di assunzione e la categoria del lavoratore determinano poi il livello di sgravio.
1. Under 35 disoccupati da almeno 24 mesi: sgravio contributivo al 100% per 24 mesi, fino a 500 euro al mese nelle regioni del Centro-Nord e fino a 650 euro in quelle del Mezzogiorno
1. Donne svantaggiate disoccupate da almeno 12 mesi: sgravio fino a 800 euro al mese nelle Zone economiche speciali del Mezzogiorno, per assunzioni con contratto a tempo indeterminato
1. Stabilizzazioni di contratti a termine: incentivi contributivi per la trasformazione di rapporti a tempo determinato in contratti stabili, con applicazione del CCNL rappresentativo
1. Lavoratori della ZES del Mezzogiorno: sgravio rafforzato per nuove assunzioni nelle Zone economiche speciali, con lo stesso requisito sul contratto collettivo
1. Verifica del requisito: l'Ispettorato nazionale del lavoro può controllare l'effettiva applicazione del CCNL; chi risulta inadempiente perde retroattivamente gli incentivi già percepiti
Errori comuni da non fare
Confondere salario giusto con salario minimo legale: il decreto non fissa nessuna cifra minima uguale per tutti i lavoratori. Il salario giusto varia per settore, categoria e livello di inquadramento, a seconda del contratto collettivo applicato dall'azienda. Due lavoratori con lo stesso ruolo possono avere minimi tabellari diversi.
Aspettarsi un adeguamento automatico dello stipendio: i 964 milioni stanziati riguardano solo le nuove assunzioni. Per chi è già occupato e ritiene la propria retribuzione inadeguata il decreto non introduce nessun meccanismo di aggiornamento. L'unica strada resta quella giudiziale, con i tempi e i costi che comporta.
Pensare che i contratti pirata siano ora vietati: il decreto non li proibisce. Le aziende che li applicano non possono accedere agli incentivi pubblici, ma i contratti restano validi. Perché diventino inderogabili per tutti i lavoratori di un settore, servirebbe prima l'attuazione dell'art. 39 della Costituzione sulla misurazione formale della rappresentanza sindacale, ancora disciplinata solo parzialmente.
Domande frequenti
Il decreto introduce un salario minimo legale in Italia?
No. Il decreto non fissa nessuna soglia minima inderogabile per legge. Definisce 'salario giusto' il trattamento economico previsto dai contratti collettivi dei sindacati più rappresentativi, che varia per settore e categoria. L'Italia resta tra i cinque Paesi UE senza salario minimo legale, insieme a Danimarca, Austria, Finlandia e Svezia.
I lavoratori sottopagati riceveranno un aumento automatico?
No. Il decreto non prevede adeguamenti automatici per i lavoratori già assunti. Chi ritiene la propria retribuzione inferiore a quanto garantito dall'art. 36 della Costituzione deve avviare un'azione giudiziale. La Cassazione ha già stabilito nel 2023 che i giudici possono disapplicare i minimi tabellari e fissare una retribuzione adeguata, ma si tratta di un percorso che richiede tempi e risorse.
Cosa cambia concretamente per i rider?
Dal punto di vista della classificazione del rapporto di lavoro, il decreto introduce una presunzione di subordinazione quando la piattaforma controlla orari, turni o compensi, anche tramite algoritmo. L'onere della prova si sposta sulla piattaforma, che deve dimostrare l'autonomia del lavoratore. Non cambiano invece le tariffe: il decreto non fissa compensi minimi per i rider né interviene sul calcolo del compenso.
I bonus assunzioni sono cumulabili con altri incentivi?
Il decreto non prevede esplicitamente la cumulabilità con altri sgravi già in vigore. In linea generale, gli incentivi contributivi italiani sono cumulabili solo nei casi espressamente previsti dalla legge. Per verificare la situazione specifica della propria azienda è opportuno consultare il consulente del lavoro o richiedere chiarimenti all'INPS.
Il decreto lavoro 2026 stabilisce un collegamento diretto tra fondi pubblici e contrattazione collettiva dei grandi sindacati: chi rispetta il salario giusto ottiene gli sgravi, chi usa accordi peggiorativi resta escluso. Non risolve però la questione strutturale che i giuslavoristi indicano da anni: senza una soglia minima per legge e senza l'attuazione dell'art. 39 della Costituzione sulla rappresentanza sindacale, chi lavora sotto un contratto inadeguato non ha altri strumenti che il ricorso al giudice.