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Isopensione al 2029: la proroga non copre i 23mila già in accordo di esodo

Il Decreto Primo Maggio proroga l'isopensione al 2029, ma 23mila lavoratori già usciti rischiano vuoti di reddito fino a 3 mesi. Cosa cambia davvero.

Il Decreto Primo Maggio, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 aprile 2026, estende l'isopensione di tre anni: la misura non scadrà a fine 2026 ma resterà operativa fino al 31 dicembre 2029. Nel quadro della riforma pensioni 2026, la notizia sembra positiva per chi lavora in aziende di medie e grandi dimensioni. Per i 23.000 lavoratori che hanno già abbandonato il posto di lavoro contando su date certe di pensionamento, però, la proroga non cambia nulla: dal 2027 i requisiti pensionistici si allungheranno, e quegli accordi rischiano di non tornare a coincidere con le aspettative su cui erano stati costruiti.

Come funziona l'isopensione e cosa cambia con il decreto

Lo scivolo introdotto dalla riforma Fornero (legge 92/2012) permette alle aziende con almeno 15 dipendenti di gestire uscite anticipate volontarie. L'accordo viene sottoscritto tra impresa, lavoratore e sindacati, con l'INPS che eroga al lavoratore un assegno equivalente alla pensione maturata: il datore di lavoro copre anche i contributi figurativi, con il costo interamente a carico dell'azienda e senza oneri per lo Stato.

L'anticipo massimo rispetto alla pensione è di sette anni, ma solo per gli accordi con cessazione del rapporto di lavoro entro il 30 novembre 2026. Per i nuovi accordi firmati dal 2027 in poi, anche con la proroga confermata nel Decreto Primo Maggio, il massimo anticipo scenderà a quattro anni. Chi vorrà usare l'isopensione nel 2027 o nel 2028 avrà uno strumento con una finestra temporale ridotta rispetto alla versione attuale. La Cgil contro la riforma delle pensioni: la campagna per il blocco dei requisiti

I 23mila già usciti: il rischio vuoto previdenziale che la proroga non copre

Il nodo critico riguarda chi ha già firmato. Secondo l'analisi dell'Osservatorio Previdenza della CGIL del 26 gennaio 2026, oltre 55.000 lavoratori che hanno aderito a misure di uscita anticipata rischiano di trovarsi senza reddito e senza copertura contributiva a partire dal 1° gennaio 2027. La ripartizione: 23.000 in isopensione, circa 4.000 con contratti di espansione e altri 28.000 usciti tramite fondi di solidarietà bilaterali.

Tutti hanno firmato accordi prima del 31 dicembre 2025 basandosi su date certe di pensionamento. Date che la legge di bilancio 2026 ha spostato: Assegni straordinari e prestazioni esodo: i nuovi requisiti INPS l'adeguamento automatico alla speranza di vita prevede +1 mese dal 2027 e +3 mesi cumulativi entro il 2028, come comunicato da INPS il 18 febbraio 2026. Per chi aveva pianificato l'uscita contando su una data precisa, questo significa settimane o mesi senza assegno di esodo, senza contributi e senza alcuna tutela. Riforma pensioni 2025: le incertezze sul blocco dei requisiti

Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della CGIL, ha descritto la situazione con queste parole: "Parliamo di persone che hanno lasciato il lavoro nel pieno rispetto delle regole vigenti, firmando accordi con aziende, sulla base di date certe di accesso alla pensione. L'aumento dei requisiti cambia quelle regole a posteriori, e scarica interamente sui lavoratori il costo dell'adeguamento alla speranza di vita".

Le richieste sindacali e le lacune della riforma strutturale

La FNP-CISL, commentando il Decreto Primo Maggio, chiede al governo una riforma pensionistica strutturale: piena indicizzazione degli assegni, rafforzamento della quattordicesima per chi percepisce pensioni basse e defiscalizzazione delle tredicesime anche per i pensionati. L'obiettivo è compensare l'aumento del costo della vita su un fronte che, con la sola proroga dell'isopensione, resta scoperto.

Accedere alla pensione prima dei 60 anni è già diventato un percorso raro nel sistema previdenziale italiano. Pensione prima dei 60 anni: il drastico calo dopo la riforma pensioni 2025 L'isopensione, i contratti di espansione e i fondi di solidarietà bilaterali erano rimasti tra i pochi strumenti concreti per chi lavorava vicino alla soglia pensionistica in un'azienda disposta a sostenerne il costo. Ma l'efficacia di questi percorsi dipende dalla stabilità delle regole: se i requisiti continuano a spostarsi, anche gli accordi firmati in buona fede diventano incerti nel loro esito finale.

La circolare INPS n. 41 del 3 aprile 2026 ha affrontato il tema degli effetti dell'adeguamento alla speranza di vita sulle prestazioni di esodo in corso, fornendo istruzioni operative alle strutture territoriali. Il problema strutturale - quello di chi ha già firmato e si trova con il traguardo spostato - non è stato risolto da nessun intervento normativo finora approvato.

Per i 23.000 già in isopensione, la scadenza che conta non è il 2029 della proroga, ma il 1° gennaio 2027: il giorno in cui i requisiti pensionistici si allungheranno per la prima volta, trasformando accordi firmati in buona fede in percorsi con un mese di vuoto di reddito che nessuna norma ha ancora colmato.

Pubblicato il: 30 aprile 2026 alle ore 16:44