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Decreto lavoro esclude il domestico: badanti senza formazione

Nel 2024 le badanti superano le colf per la prima volta (50,5%). Il decreto lavoro cancella la formazione: 817mila lavoratori senza qualifica. Cosa cambia.

Nel 2024 i lavoratori domestici con almeno un contributo versato all'INPS sono stati 817.403, in calo del 3% rispetto all'anno precedente, terzo anno di flessione consecutiva. Dal picco registrato nel 2021 il settore ha perso 158mila lavoratori. Eppure il dato che racconta davvero la trasformazione in atto è un altro: per la prima volta le badanti hanno superato le colf, raggiungendo il 50,5% dei contratti. Una svolta demografica silenziosa che il decreto lavoro, approvato in Consiglio dei ministri, ha ignorato del tutto.

Un settore che cambia pelle

Lo spostamento da colf a badante non è casuale. Con 817mila lavoratori domestici registrati, il settore è tra i più rilevanti in Europa per la cura delle persone non autosufficienti. Chi assiste gli anziani guadagna il 29% in più rispetto a chi svolge lavori di pulizia domestica, ma la qualità del servizio dipende quasi esclusivamente dall'esperienza individuale: in Italia non esiste un percorso formativo riconosciuto a livello nazionale nè una certificazione di competenza obbligatoria per badanti.

La forza lavoro del settore è anziana è in contrazione. Il 25,7% dei lavoratori ha 60 anni o più; solo l'1,5% ha meno di 25 anni. Tra il 2022 e il 2024 la componente straniera, storicamente dominante con il 68,6% del totale, si è ridotta del 18%. Il comparto perde lavoratori più rapidamente di quanto ne arrivino di nuovi, e senza un sistema di formazione e valorizzazione professionale il ricambio generazionale resta un'incognita.

I percorsi di formazione eliminati dal decreto

Alfredo Savia, presidente di Nuova Collaborazione, associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, ha definito grave l'esclusione del settore dal decreto. Non si tratta solo di sgravi contributivi mancati: le bozze precedenti del provvedimento includevano misure specifiche per la qualificazione professionale degli assistenti familiari, percorsi che avrebbero permesso alle badanti di ottenere certificazioni riconosciute, con ricadute concrete sulla qualità del servizio e sulla sicurezza delle persone assistite.

Il riconoscimento professionale degli assistenti è una tendenza documentata in tutti i comparti: la domanda di figure qualificate cresce sia nei contesti aziendali che nei settori a più alta intensità di competenze. Il valore delle competenze certificate, indipendentemente dal titolo di studio, e ormai un fattore decisivo per accedere alle posizioni meglio retribuite. Per le badanti, che gia guadagnano il 29% in più delle colf, una qualifica riconosciuta potrebbe stabilizzare il settore e ridurre la fuga verso il lavoro sommerso.

Osservatorio INPS sui lavoratori domestici 2024 I dati confermano che il calo dei lavoratori registrati (-3% nel 2024, -158mila dal 2021) non riflette una riduzione della domanda di assistenza, ma una progressiva fuga verso il lavoro non dichiarato. Senza incentivi alla regolarizzazione e senza percorsi di qualifica, chi non ottiene riconoscimento professionale ha ogni ragione per restare fuori dai registri.

Il divario regionale che pesa sulle famiglie

I lavoratori domestici registrati si concentrano nel Nord e nel Centro. La Lombardia da sola conta 158.378 lavoratori (19,4% del totale), seguita da Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna: queste quattro regioni coprono piu della metà del mercato formale. Il Nord-Ovest pesa per il 30,7%, il Centro per il 27,6%, mentre il Sud si ferma al 12,2% e le Isole al 9,6%.

La domanda di assistenza al Sud non è inferiore: la popolazione anziana e distribuita su tutto il territorio nazionale. La concentrazione del lavoro formale al Nord riflette redditi più alti, maggiore accesso ai servizi di intermediazione e una cultura della regolarizzazione più consolidata. In alcune regioni meridionali la quota di lavoratori stranieri scende al 18% (Sardegna), a fronte di una media nazionale del 68,6%, segnale che il mercato locale funziona attraverso canali informali, spesso fuori da qualsiasi tutela contrattuale.

Il lavoro non dichiarato nel settore non è solo un problema di evasione fiscale. I lavoratori senza contratto non accedono all'INAIL in caso di infortuni, non maturano contributi pensionistici e non hanno diritto alle ferie nè alla malattia. La formazione professionale avrebbe potuto rendere il lavoro formale più conveniente del nero, sia per il lavoratore sia per la famiglia datrice.

Con 817mila lavoratori che ogni giorno assistono anziani, bambini e persone non autosufficienti, il settore del lavoro domestico è uno dei pilastri del welfare informale italiano. Un decreto che lo esclude non risparmia risorse pubbliche: sposta il costo sulle famiglie, alimenta il sommerso e rinvia i problemi strutturali che il Paese dovrà comunque affrontare.

Pubblicato il: 29 aprile 2026 alle ore 13:51